Un’altra città è possibile

UN’ALTRA CITTÀ È POSSIBILE
(IL GRANDE PIANO DELLE PICCOLE OPERE)

Abbiamo promosso con un gruppo di associazioni e dedicato nel 2004 un numero “flash” del giornale (n. 25) ad illustrare le linee guida per un rinnovato rapporto con l’amministrazione della città. Anche in questo caso si tratta di idee e di un metodo che riteniamo ancora di sostenere e promuovere.

Ripubblichiamo di seguito la premessa di quel numero monografico.

La città ideale per cui vogliamo impegnarci dovrà essere accogliente, costruita a misura e in funzione di chi vi abita, un luogo dove l’aria sia respirabile, le vie percorribili senza rischio, gli spostamenti agevoli, i servizi efficienti e a misura dei destinatari ed utenti.

Sappiamo che essa non si realizza con un programma, ma sappiamo anche che senza sognare alti obiettivi non cambierà nulla.

La città per cui vogliamo impegnarci deve essere, allora, effettivamente di tutti i cittadini e non solamente di alcune categorie economiche e classi sociali privilegiate; pensiamo, in particolare, ai cittadini più deboli, a quelli, cioè, che hanno minori possibilità di essere rappresentati e, a maggior ragione, di essere protagonisti. La città infatti non deve creare estraneità, diffidenza ed insicurezza, né rispondere innanzi tutto a logiche di profitto. Per questi motivi intendiamo contribuire a rendere Bologna dapprima vivibile e poi bella e ospitale, per sentirla un po’ più nostra.

Questo richiede la definizione di condizioni, modalità e strutture che consentano di realizzare una effettiva partecipazione alla vita della comunità urbana; un metodo di governo che riconosca tutti gli interessi in campo e garantisca la possibilità di operare scelte che si basino su regole generali pre-stabilite e sulla ridistribuzione delle opportunità e delle risorse per la giustizia sociale e per la cura della città e delle persone.

Le nostre associazioni e i nostri movimenti , pur con sensibilità anche molto differenti fra loro, si sono uniti in questo progetto per un “Grande Piano di Piccole Opere” adottando l’idea originalmente proposta da Rodolfo Lewanski, per dare risposta ad alcune esigenze quotidiane che, se soddisfatte rapidamente, potrebbero cambiare in modo tangibile la qualità della vita urbana.

Queste piccole proposte, infatti, riguardano la quotidianità : non sconvolgono gli assetti sociali, ma rivoluzionano la città con piccoli atti funzionali alla qualità della vita della comunità urbana.
Forse, non avranno gli effetti propagandistici delle grandi opere, ma richiedono amministratori capaci di immaginare una città diversa e pronti ad attuare anche tante piccole scelte radicali per cambiare profondamente Bologna.

Chi vuole cimentarsi in questa sfida prosegua la lettura e troverà:
A) un quadro di riferimento generale delineato molto sinteticamente;
B) un elenco di possibili “piccole opere” in vari settori presentato quale esempio, senza pretesa di completezza;
C) un progetto concreto di partecipazione diretta dei cittadini tramite un censimento delle “piccole opere”.

La realizzazione di queste proposte crediamo debba essere un punto qualificante del programma predisposto per il prossimo mandato amministrativo. Non mancheremo di verificare gli impegni assunti al riguardo e, successivamente, il grado di attuazione.

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