Articolo
Marina Mantini

Matthew riporta Haiti nell’incubo di fame e colera

Non c’è tregua per l’isola caraibica. Faticosamente in recupero dopo il terribile terremoto del 2010, Haiti viene respinta a forza nell’emergenza umanitaria: 80% di raccolti distrutti, 1,4 mln di persone in pericolo di vita. E riaffiora la piaga del colera. Ma la comunità internazionale guarda altrove: pochissimi i fondi pubblici stanziati, e i riflettori mediatici spariti. 

marina-mantiniHaiti è una terra nuovamente in ginocchio: 2,1 milioni di persone sono state colpite dall’uragano, fra cui 900.000 bambini, 112.500 sotto i 5 anni, a rischio di malnutrizione acuta (cioè di gravi danni, fino alla morte) se non si interviene in tempo. Il numero accertato di vittime, ormai in via di stabilizzazione ma in costante aumento (546 con 128 dispersi) è solo la più immediata delle conseguenze che sul lungo periodo potrebbero rivelarsi ancora più devastanti.

In tre grandi dipartimenti del paese (Grand Anse, Sud e Nippes) l’uragano, di forza 4 su un massimo di 5, ha distrutto la totalità dei raccolti, e non solo quelli d’autunno, fondamentali per sopravvivere durante la stagione secca, ma ha anche decimato gli allevamenti e il bestiame ad uso familiare. Persino gli alberi da frutto sono stati sradicati. Il che significa la perdita di tutte le risorse alimentari, quindi mancanza cronica di cibo sul lungo periodo. E nel resto del paese la metà dei raccolti, da anni insufficienti a causa di siccità e inaridimento del suolo (conseguenze inarrestabili del cambiamento climatico), andranno persi, per cui il paese da solo non riuscirà a sopperire ai danni agricoli. All’oggi, più di 800 mila persone non hanno cibo a sufficienza per sopravvivere a lungo.

Ed è in corso un’altra emergenza, sempre collegata all’uragano Matthew: il colera sta riesplodendo, sono già stati segnalati 5800 casi sospetti (dati Onu, aggiornati al 16 novembre 2016). Mai completamente domata nonostante gli sforzi, l’epidemia che dopo il devastante terremoto del 2010 ha ucciso circa 7.500 persone negli ultimi sei anni, sta riprendendo vigore in modo preoccupante, specie nei dipartimenti più colpiti dall’uragano. Distrutti 34 dei centri di trattamento esistenti, danneggiati la maggior parte degli ospedali, è ancora più difficoltoso contrastare il contagio, specie se i danni alle strutture idriche sono così ingenti da non poter essere riparati nel brevissimo periodo. I cadaveri di persone e bestiame galleggiano nelle strade inondate, e le sorgenti di acqua potabile sono contaminate.

Il colera rappresenta al momento il più grande allarme sanitario, specie in corpi già indeboliti dalla sotto­alimentazione e per i più vulnerabili: bambini, anziani e donne incinte. Di queste, 13.650 partoriranno nei prossimi mesi. Ed è sulle donne che le conseguenze della catastrofe aggiungono altri drammi: sono già stati riscontrati diversi casi di violenze, specialmente sessuale, nelle aree più colpite dall’uragano.

La tensione sociale era già molto alta a causa dell’estradizione dalla confinante Repubblica Domenicana di migliaia di haitiani, di cui buona parte donne: con gli sfollati, le donne a rischio di violenza sessuale sono 10.920. L’altra categoria, come sempre, è costituita da bambini. E non solo per quanto riguarda la malnutrizione e le malattie, ma perché le scuole sono state distrutte: almeno 116.000 bambini al momento non vanno più a scuola (1663 sono distrutte o inagibili), con un forte rischio di ulteriore abbandono nei mesi futuri. Per i bambini haitiani non poter andare a scuola significa subire un brusco arresto in una, a volte la sola, delle poche possibilità di futuro. Senza contare che per la maggior parte di loro è l’unico luogo sicuro e protetto in cui possono vivere l’infanzia in libertà.

E, sebbene entro la fine dell’anno l’aiuto umanitario dovrà necessariamente raggiungere almeno 806.000 persone per le quali il sostegno internazionale tempestivo sarà la linea di demarcazione tra la vita e la morte, purtroppo gli stanziamenti di fondi a livello nazionale e internazionale sono totalmente insufficienti. Di 119 milioni di dollari necessari, ne sono stati trovati solo 56. E il silenzio mediatico è assordante, dopo le prime notizie. Invece è fondamentale intervenire immediatamente, la tempestività triplica l’efficacia.

GVC – Gruppo di Volontariato Civile, onlus laica e indipendente che opera da Bologna in 22 paesi nel mondo dal 1971, impegnata dal 2010 ad Haiti, è intervenuta subito con i propri mezzi integrando il piano di lavoro delle proprie squadre includendo le valutazioni sui danni ai raccolti e all’allevamento di sussistenza. GVC vuole raggiungere 10.500 persone, a cui verranno distribuiti kit per riavviare le attività di agricoltura familiare (sementi, attrezzi, trattori, capi di bestiame) e per la clorinazione dell’acqua potabile per contenere il più possibile i focolai di colera; contemporaneamente GVC riabiliterà i punti sorgente e di distribuzione di acqua potabile nelle comunità colpite, in coordinamento con la Direzione Nazionale per l’acqua potabile dando priorità alle scuole e ad altri punti comunitari di riferimento; infine, tramite la riabilitazione di scuole e la fornitura di materiale, contribuirà a riavviare le attività scolastiche per i bambini dai 6 ai 14 anni.

Tutti questi interventi verranno portati a termine in parallelo con i progetti già in corso di sostegno alla sussistenza alimentare e di prevenzione dai rischi di catastrofi ambientali. Come dichiarato nello scorso World Humanitarian Forum dell’Onu che si è tenuto a Istanbul a maggio 2016, per ogni dollaro speso in prevenzione dei rischi, se ne risparmiamo almeno 4 a posteriori, per questo e per proteggere le comunità e i paesi più vulnerabili GVC, nonostante lo scarso impegno della comunità internazionale, ha deciso di intervenire comunque con i propri mezzi, e nello stesso tempo sta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica su Haiti, perché nessuno deve essere lasciato indietro. E anche un piccolo contributo può essere determinante.

Marina Mantini
21 novembre 2016
marina.mantini@gvc-italia.org

Per informazioni, interviste e materiale audio-video contattare l’ufficio stampa GVC.
Per sostenere la popolazione di Haiti, è possibileeffettuare una donazione sul conto corrente IBAN IT21A0501802400000000101324o in posta attraverso il conto corrente C/C 000013076401 intestato a GVC onlus con causale “Emergenza Haiti”. Inoltre si può effettuare anche una donazione on line dal sito GVC.

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