Articolo
Roberto Lipparini

Le crisi bancarie italiane al tempo dell’unione bancaria

Era meglio metterli sotto il materasso? Questa domanda sui soldi turba da mesi il sonno di milioni di italiani, anziani risparmiatori-formichine, adulti e giovani lavoratori, ma anche investitori e professionisti bancari. Su tutto si è infatti abbattuto come un fulmine a ciel sereno lo spettro del cosidetto “bail-in”. Che roba è, da dove è sbucato?

roberto-lippariniSino ad oggi, di fronte alla crisi di una banca o di un intermediario finanziario la Banca d’Italia aveva disposto degli strumenti dell’amministrazione straordinaria e della liquidazione coatta amministrativa. Con l’amministrazione straordinaria la Banca d’Italia sostituisce gli organi di governo della banca, che può così proseguire la propria attività. Con la liquidazione coatta amministrativa la banca viene per contro liquidata, ma l’attività di impresa può ugualmente proseguire qualora sportelli bancari e clientela vengano rilevati da altro istituto di credito.

Con le recenti crisi bancarie che hanno colpito quattro istituti nazionali di dimensione medio/piccola (Banca Marche, Popolare Etruria, CaRiFerrara, CaRiChieti), gli italiani hanno preso dimestichezza con il concetto del tutto nuovo del c.d. bail-in. Per capire come vi si sia arrivati è richiesta una breve premessa.

Il bail-out

Le gravi crisi bancarie del periodo 2001-2008 hanno assorbito risorse pubbliche, cioè dei contribuenti, per centinaia di miliardi di euro o dollari, con conseguente notevole aggravio dei debiti pubblici (bail-out).

Dopo alcune riforme varate nei singolo Paesi (Regno Unito e Stati Uniti neppure avevano specifici percorsi per affrontare crisi bancarie), il Financial Stability Board nel 2011 raccomandò l’adozione di alcuni principi, tra i quali la diretta assunzione di responsabilità di azionisti e creditori, ed in tale direzione l’Unione Europea in data 15/5/2014 adottò la direttiva 2014/59/UE Banking Recovery and Resolution (BRRD), entrata in vigore nella maggior parte dei Paesi d’area euro il 1° gennaio 2015 ed in Italia, sulla base dei decreti leg.vi di recepimento del 16/11/2015 n. 180 e 181, dall’1/1/2016.

Come si è detto, in molti Paesi dell’Unione nei quali era stato necessario intervenire, anche per scongiurare ricadute importanti sull’economia reale, il conto a carico dei contribuenti era stato comunque pesante. Inoltre gli strumenti finanziari tradizionali adottati si erano mostrati insufficienti, soprattutto in presenza di strutture organizzative complesse e di fronte alla rete delle interrelazioni finanziarie con gli altri operatori anche a livello sovranazionale.

Il BRRD, destinato a diventare un’articolazione importante dell’Unione Bancaria e del sistema di vigilanza unica in area euro, disegna ora un complesso sistema di pianificazione e gestione delle crisi bancarie, del quale fanno parte le autorità di risoluzione nazionale (in Italia la Banca d’Italia) ed un Comitato unico di risoluzione (Single Resolution Board – SRB), composto dai rappresentanti nazionali e da alcuni membri permanenti.

Per le banche maggiori (banche c.d. “sensibili”) è il Comitato l’organo competente sia a predisporre i piani di risoluzione che ad affrontare la crisi una volta manifestatasi, anche se resta dell’autorità nazionale l’attuazione del Piano; nel caso delle banche medie o piccole sono invece le autorità nazionali a doversene occupare.

I piani di risanamento e il bail-in

La direttiva BRRD mira anzitutto a prevenire le situazioni di crisi bancaria; al riguardo tutte le banche e gli intermediari finanziari devono presentare alle autorità di vigilanza come sopra individuate un “Piano di risanamento”, ovvero un documento – che deve ricevere l’approvazione dell’Autorità – nel quale vengano individuate le misure e le azioni che dovranno essere messe in campo in rapporto alle varie evenienze finanziariamente pericolose (a titolo d’esempio, perdita di depositi, cambiamento dei tassi d’interesse, default del debito sovrano).

Le autorità di vigilanza dispongono inoltre di nuovi strumenti, esercitabili anche al di fuori di crisi conclamate, quali ordini esecutivi agli amministratori nonché il potere di rimuoverli, affiancarli o sostituirli (strumento quest’ultimo assimilabile all’amministrazione straordinaria).

Di fronte invece a situazioni di crisi conclamata e/o di pericolo per il sistema finanziario generale la direttiva BRRD prevede la “risoluzione” della banca, ovvero un procedimento di ristrutturazione della banca, gestito dalle stesse autorità di risoluzione, che mira a garantire la continuità della servizi offerti dall’impresa in crisi, a ripristinare condizioni di sostenibilità economica della parte sana della banca ed a liquidare le parti che hanno originato la situazione critica.

Le autorità di risoluzione potranno di conseguenza alienare parti di attività ad un acquirente privato, trasferire temporaneamente le attività e le passività ad una entità costituita e garantita dalle autorità per proseguire le funzioni più importanti (bridge-bank); trasferire le attività deteriorate ad un veicolo (bad-bank) che ne gestisca la liquidazione in tempi ragionevoli. L’autorità di risoluzione potrà infine applicare il bail-in (salvataggio interno), ossia svalutare e convertirle in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà.

Ricadute per azionisti e creditori

Il BRRD impone che prima di utilizzare fondi pubblici per salvare una banca una parte delle perdite venga fatta gravare sugli azionisti e sui creditori: in particolare, occorre rivalersi prima sugli azionisti, se ciò non dovesse bastare, si deve passare ai titolari di obbligazioni subordinate ed eventualmente ai titolari di obbligazioni ordinarie.

Da ultimo, anche qui solo eventualmente, anche gli stessi depositanti (persone fisiche o imprese) potranno venire coinvolti, limitatamente alle somme superiori ad € 100.000,00 (al di sotto di tale somma i depositi sono infatti coperti da una assicurazione). In caso infine di fondi di garanzia sui depositi, anche questi ultimi infine vi contribuiranno. E’ questo il meccanismo denominato “bail-in” che gli italiani hanno imparato a conoscere e che è applicabile anche a titoli emessi anteriormente all’entrata in vigore della nuova direttiva.

Le perdite di patrimonio da ripianare per potere proseguire l’attività di impresa non verranno più assunte dallo Stato e scaricate sul debito pubblico (bail-out), come sin qui avvenuto (in Europa più che in Italia) ma tali risorse verranno drenate tra gli investitori delle banche (soci e creditori) mediante conversione dei loro crediti in capitale sino alla soglia richiesta per recuperare l’operatività.

Interventi a favore degli investitori “truffati”

Con decreto legge 21/11/2015 n. 183, poi confluito nella legge di stabilità per il 2016, il Governo Italiano aveva provveduto alla costituzione delle nuove società per azioni che, in funzione di enti ponte, potessero proseguire l’attività svolta dalle quattro banche in risoluzione ed aveva messo a carico di tutto il sistema bancario per un valore di 3,6 miliardi di euro il Fondo Nazionale di Risoluzione, non potendosi derogare al divieto di intervento diretto a carico dello Stato.
Dopo numerosi rinvii, determinati anche dalla necessità di avere l’avvallo delle Autorità UE, è stato finalmente presentato il decreto legge 3/5/2016 n. 59 recante “Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione”. Il provvedimento, lungamente atteso ed abbondantemente emendato, interviene in particolare sui criteri di rimborso già previsti in finanziaria a favore di coloro che avevano investito in obbligazioni subordinate. Si precisa che al momento il provvedimento è tuttora all’esame del Parlamento.

L’orientamento emerso è al momento questo: coloro che hanno acquistato le obbligazioni (subordinate) entro il 12.6.2014, che è la data di pubblicazione della direttiva BRRD sulla Gazzetta Ufficiale della U.E., potranno richiedere l’indennizzo automatico o accedere alla procedura arbitrale; coloro che lo hanno fatto dopo tale data possono accedere alla procedura arbitrale prevista dalla legge di stabilità per il 2016. Per accedere all’indennizzo automatico occorre che, oltre all’acquisto prima della data di cui sopra, ci si trovi in almeno una delle seguenti condizioni: 1) patrimonio mobiliare al 31/12/2014 inferiore ad € 100.000; 2) ammontare del reddito ai fini IRPEF nel 2014 inferiore ad € 35.000. Ricorrendo tali condizioni l’indennizzo forfettario sarà pari all’80% di quanto pagato per l’acquisto delle obbligazioni.

Roberto Lipparini

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