Articolo
Pierluigi Giacomoni

La nostra finestra sul mondo

Vi proponiamo un breve excursus relativo alla nostra rubrica CITTADINI DEL MONDO / MAPPAMONDO

pierluigi-giacomoniCorre l’anno 1994. Il 1° gennaio, in coincidenza con l’entrata in vigore del NAFTA, trattato sul libero commercio tra gli Stati dell’America settentrionale, Canada, Stati Uniti d’America e Messico, gli indios dello Stato del Chiapas (Messico meridionale) insorgono. Il loro obiettivo è quello di far conoscere all’opinione pubblica internazionale la loro infelice condizione, leggendo pubblicamente la prima dichiarazione della Selva Lacandona nella quale si denunciano le loro drammatiche condizioni di vita.

La rivolta, guidata dall’EZLN, durerà alcuni anni e farà emergere il livello di grave corruzione della politica messicana.

Il 6 aprile, mentre atterra all’aeroporto di Kanombe, nei pressi di Kigali, viene colpito da due missili terra-aria, l’aereo con a bordo i Presidenti di Ruanda e Burundi. Appena si diffonde la notizia partono i massacri, preparati da tempo, organizzati dalle milizie Interhamwe. In questi eccidi troveranno la morte almeno un milione di persone.

In Sud Africa a fine aprile si tengono le prime elezioni legislative multirazziali: bianchi, neri, meticci sono chiamati ad eleggere il primo Parlamento in cui saranno rappresentati tutti i sudafricani. Il 10 maggio successivo Nelson Mandela giurerà come primo Presidente nero del Paese.

A novembre negli Stati Uniti, nelle elezioni di medio termine i Repubblicani conquistano la maggioranza dei seggi in entrambi i rami del Congresso: è dal 1954 che i democratici controllano il legislativo di Washington. La conseguenza più immediata sarà l’affossamento della riforma sanitaria proposta dal Presidente Bill Clinton e dalla First Lady Hillary, oggi canddidata alla Casa Bianca.

Insieme ad altri avvenimenti, questo è ciò che il mondo ha offerto quel­l’anno e che questa rivista ha provato a seguire, spiegare e commentare.

Le origini. Non ricordo con esat­tezza quando collettivamente pren­dem­mo la decisione di far decollare questa rubrica: rammento che una sera ci riunimmo tutti insieme e si decise chi faceva cosa, ossia ci ripartimmo i compiti, creando nella redazione una sorta di mappa delle aree di competenza.

Da lì nacquero i futuri articoli. I temi trattati son stati tanti, i Paesi toccati, numerosi e non è qui certamente il caso di farne un arido elenco, ma abbiamo cercato di focalizzare l’obiettivo su temi larghi, magari di non strettissima attualità, ma che permettessero al lettore d’una rivista che esce due volte all’anno d’avere uno sguardo che non fosse legato al succedersi talvolta caotico degli eventi che quotidianamente, in ordine sparso, si sovrappongono e si cancellano l’un l’altro.

E’ stato un modo, insomma, per mettere i puntini sulle “i”, per aiutare il lettore a porre in relazione un fatto con un altro in modo da ricomporre il puzzle delle tante vicende della cronaca quotidiana.

La genesi. Il punto di partenza di un articolo si fonda sull’ipotesi che un determinato avvenimento possa evolversi su un periodo relativamente lungo e possa esser ancora di qualche interesse per quando il giornale sarà pronto per la diffusione.

Ne discutiamo insieme in redazione, dopodiché, una volta definita l’area di ricerca, comincia la raccolta delle fonti: libri, articoli, siti web. A volte la stesura d’un articolo ha richiesto la lettura di parecchio materiale, talvolta, invece, forse perché padroneggiavo meglio la materia, il lavoro di preparazione è stato più rapido.

La stesura. Appena ritengo di saperne abbastanza, procedo alla prima scrittura del pezzo. In prima battuta mi metto alla tastiera del computer e scrivo di getto, finché ritengo d’aver qualcosa da dire. Poi viene la seconda fase, quella della rilettura e della correzione. A quel punto subentrano i dubbi, i timori, le domande.

Prima di tutto, il timore dell’errore, dell’imprecisione, dell’inesattezza, dell’aver usato un linguaggio inaccessibile ai più, del non aver spiegato tutto correttamente in modo piano e comprensibile

Ecco, allora, che questa fase del lavoro diviene a volte la più lunga e laboriosa: perciò il testo finale che viene inviato per la pubblicazione esce profondamente modificato rispetto alla priva versione.

In questa fase provo anche ad arricchire lessicalmente il testo: come Flaubert che spesso impiegava un giorno intero per trovare la parola giusta, quella che desse davvero il senso di ciò che voleva dire, nel momento della riscrittura, vado alla ricerca dei sinonimi che possano dare al testo più chiarezza, ma anche maggior leggibilità.

Alla fine, letto, riletto, riscritto, ricorretto, l’articolo è pronto per esser inviato alla redazione che lo vaglia e decide, con metodo democratico, se pubblicarlo o meno.

Le schede. Non sempre, ma spesso ho inserito al fianco dell’articolo vero e proprio delle schede, ossia dei piccoli quadretti in cui integro le informazioni contenute nel testo principale, notizie complementari che possono aiutare il lettore a capirci di più.

Si tratta di focus su questioni importanti, ma collaterali, notizie che possono colmare delle curiosità, tabelle di dati che aiutano a com­pren­dere determinati dettagli.

L’origine di una passione. L’origine di quest’impegno nasce da un interesse che ho coltivato fin da ragazzino per tutto ciò che succedeva lontano. Quand’andavo a scuola studiavo con passione la geografia e, successivamente, la storia ed ero affamato di conoscenze su tutto ciò che appariva marginale, scarsamente frequentato, preso poco in considerazione.

Questa forte inclinazione e ha successivamente preso corpo e si è concretizzata con viaggi in posti lontani, letture riguardanti popoli e storie dimenticate.

Ciò mi ha portato a studiare la storia dell’Africa, a leggere libri sui popoli del Sud Est Asiatico o dell’America Latina.

Certo, tutti temi marginali, rispetto alle grandi crisi che sconvolgono il mondo, ma in realtà, dobbiamo riconoscerlo, a volte anche chi nella storia con la S maiuscola sembra che non conti nulla, può invece, in un determinato momento, divenire fatto di prima pagina.

Ed allora, eccolo là, il Mosaico che ti aiuta a capire meglio cos’è successo, ti evita le solite banalità che la gente dice nei bar o sui giornali di grande tiratura o negl’innumerevoli tele-salotti dove si discute di tutto, senza approfondire nulla.

Abbiamo lavorato in questo modo per 50 numeri e continueremo a farlo per altri 50, cioè, più o meno fino al 2043, anno in cui, secondo alcuni esperti, dovrebbe uscire l’ultimo numero del New York Times e si dovrebbe passare ai giornali del futuro che ancora nessuno sa quale sarà.

Pier Luigi Giacomoni

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

AUTORI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: