Articolo
Giuseppe Paruolo

I 22 anni de “Il Mosaico”: tanti colori per un solo disegno

Nella storia di ciascuno di noi esistono piccoli eventi, per tanti aspetti casuali e di per sè trascurabili, che tuttavia rappresentano una occasione felice da cui nasce qualcosa che cresce, si fortifica e dura con piacere nel tempo. Così è nato il Mosaico: dagli incontri fra un gruppo di persone, diverse per età, storia, fede, cultura, accomunati però dalla voglia “di non rinunciare mai a provarci”. Grazie a questa cocciutaggine e cementati da una grande amicizia ed una stima profonda, andata sempre ben oltre gli eventi, le difficoltà e  le divergenze, vogliamo  qui raccontarci con affetto ed un po’ di orgoglio.

Giuseppe ParuoloA cavallo fra il 1993 e il 1994 – Tangentopoli aveva azzerato la Prima Repubblica e si preparavano le elezioni politiche (anticipate) in cui avrebbe poi debuttato e vinto Silvio Berlusconi – fui invitato ad una riunione promossa da un parlamentare ricandidato. In quella sede mi permisi di dire che, a valle della caduta del muro di Berlino, l’unità politica dei cattolici non aveva più senso. Occorreva per me superare gli antichi steccati e lavorare alla costruzione di una sinistra moderna, capace di mescolare laici e cattolici con una sintesi sui programmi, in grado di competere democraticamente e di alternarsi al governo con una destra per cui era auspicabile una analoga evoluzione. In quella riunione fui pesantemente rimbeccato, e mi spiegarono che l’unità politica dei cattolici non poteva essere messa in discussione. Ma uscendo, uno degli altri presenti mi avvicinò e mi chiese se davvero ero convinto che potessero esserci persone disposte ad aggregarsi su una prospettiva del genere. Incominciammo a parlarne.

Si trattava di Flavio Fusi Pecci e così, quasi per scommessa, da quel nostro incontro nacque l’idea di provare a riunire un po’ di amici per ragionare su nuove prospettive. Idea che fu rafforzata dalla vittoria di Berlusconi contro oppositori divisi e che si concretizzò in un paio di incontri che coinvolsero più di cento persone. Decidemmo subito di muoverci su due piani. Uno culturale e pre-politico, per chiamare a raccolta mondi vitali e associazioni, perché potessero interagire e portare nuova linfa e nuove idee al dibattito. Ed un altro più squisitamente politico. Sul primo fronte decidemmo di fondare una associazione e di uscire con un nuovo giornale, Il Mosaico. Sul secondo fronte immaginammo uno strumento distinto, che allora chiamammo “Polis – Democrazia delle idee”. In realtà questo secondo canale sfociò poi su percorsi più ampi che ci si aprirono davanti negli anni successivi, a partire dall’Ulivo, mentre rimase ferma invece l’idea del giornale.

Il nostro manifesto politico

Il primo numero de Il Mosaico uscì verso la fine del 1994: si era già costituito il primo nucleo di persone che negli oltre venti anni successivi e fino ad oggi ha avuto la voglia, la pazienza e quel tanto di incoscienza necessari per portare avanti un’iniziativa del genere. Direttore del giornale (nonché l’unico con la tessera di giornalista pubblicista) era già Andrea De Pasquale, fra le firme degli articoli del primo numero c’erano già Anna Alberigo, attuale presidente dell’associazione, e Pier Luigi Giacomoni, uno degli autori più prolifici. Anche i temi di quell’inizio denotano una certa continuità: in quel primo numero Flavio Fusi Pecci scriveva del bisogno di riempire le primarie di contenuti, io di diritti negati alle nuove generazioni, pubblicavamo il nostro piccolo manifesto politico (che per brevità possiamo definire proto-ulivista) e, consapevoli del rischio di velleitarismo, alla domanda “Dove pensate di arrivare?” rispondevo “Non lo so e in fondo non mi preoccupa. Noi semplice­mente ci siamo convinti che ‘il nuovo’ non ci arriverà a domicilio bello e infiocchettato, magari uscendo dalla TV. E che quindi è giunta l’ora di iniziare a ritagliare un po’ di tempo dagli altri impegni, per dare il nostro contributo a costruirlo.” Oggi forse invece che la TV avrei citato i social network, ma l’idea di fondo non è cambiata.

Da quel primo numero sono passati 22 anni, e sul piano politico è successo di tutto. Nel 1995 nacquero i comitati per l’Ulivo e alcuni di noi ne costituirono uno che si chiamava “Perplessi per Prodi”: il nome raccontava della voglia di impegno, ma anche di una certa diffidenza verso processi partecipativi finalizzati ad obiettivi di breve periodo. Non siamo mai stati personaggi comodi, fin da allora. Ricordo che un noto giornalista ci contattò, pareva molto interessato alle nostre iniziative, poi ci chiese a quale politico eravamo specificamente collegati. Gli rispondemmo con la verità: a nessuno. La cosa non gli piacque, e ci spiegò che se era una bugia non avrebbe scritto una riga perché gli avevamo mentito, mentre se era la verità non avrebbe scritto una sola riga perché non gli fregava nulla di un gruppo di cani sciolti.

Due strade parallele, e tuttavia… convergenti

Comunque noi vivemmo insieme la stagione del Movimento per l’Ulivo, fino alla mia candidatura alle primarie del 1999, quelle della Bartolini. L’idea di candidarsi nacque lì, in una riunione del Mosaico, proprio come un modo per sperimentare sul campo le idee che avevamo messo a punto forzando la mano ad una politica che appariva condiscendente a parole, ma nei fatti tetragona e chiusa in schemi di gioco che escludevano la possibilità di nuovi apporti. Dopo le primarie un gruppo di noi si candidò alle elezioni amministrative nelle fila dei Democratici con Prodi (l’Asinello): io e Marco Calandrino fummo eletti in consiglio comunale, Andrea De Pasquale al quartiere San Vitale, Stefano Camasta nel quartiere Santo Stefano e Fabio Mignani nel quartiere Borgo Panigale.

Era l’inizio di un impegno politico e amministrativo che per alcuni di noi continua tuttora: da ulivisti quali eravamo e siamo abbiamo seguito il percorso che dall’Asinello portò prima alla Margherita e infine alla costituzione del Partito Democratico, abbiamo continuato a batterci per il cambiamento e a caratterizzarci con un profilo leale e costruttivo ma anche capace di verità: per questo risultiamo tuttora scomodi in una politica ancora caratterizzata da larghi tassi di ipocrisia e dall’abitudine a tenere una distanza fra quel che si predica e quel che si pratica. Negli anni abbiamo fatto scelte coraggiose e ci siamo presi dei rischi, ma abbiamo anche raccolto parecchie persone e oggi Andrea De Pasquale, Pier Luigi Giacomoni e io siamo, insieme a molti altri, fra gli animatori dell’area politica del PD che si chiama #PerDavvero. Ma questa, per l’appunto, è un’altra storia.

Altri del Mosaico, in primis Anna Alberigo e Flavio Fusi Pecci, pur continuando a seguire l’evoluzione politica dal punto di vista associativo – grazie a loro il Mosaico ha partecipato in anni passati al cartello di “Unirsi”, un coordinamento di associazioni che hanno svolto un’azione di pungolo nei confronti dei partiti del centrosinistra – sono rimasti sul solco dell’associazione culturale e del coordinamento della raccolta di contributi e di idee grazie ai quali ha potuto avere continuità l’idea del Mosaico come giornale e punto di incontro. Il dialogo fra di noi non è mai venuto meno, e se l’evoluzione politica ci ha portato nel tempo a maturare valutazioni ed opzioni anche diverse, l’impostazione del giornale e dell’associazione come luogo di incontro e di confronto, di dialogo e di contenuti, ci ha consentito di portare avanti e di arricchire con punti di vista diversi il giornale.

Le ragioni di questa continuità

Uno strumento aperto quindi, un luogo che negli anni ha raccolto articoli e contributi di un numero davvero importante di persone (oltre 250 autori diversi per un totale di circa 500 articoli), un giornale che ha continuato a uscire sia con l’edizione cartacea spedita ad un certo numero di affezionati lettori, che con l’edizione in .pdf inviata via mail a molti altri, e negli ultimi anni anche online in un sito, che contiene a questo punto la raccolta di oltre venti anni di idee e di contributi.

Ma se vogliamo comprendere le ragioni di questa continuità, e capire come siamo riusciti ad andare avanti insieme nonostante posizionamenti politici in alcuni momenti anche significativamente diversi fra noi, dobbiamo guardare alla sostanza delle idee, ovvero a quelle che ci piace chiamare le nostre battaglie. La cittadinanza attiva, le primarie come strumento di scelta in mano ai cittadini, i meccanismi della delega e del collegamento fra eletti ed elettori, gli impegni degli eletti su trasparenza, sobrietà e contenuto (che sfociarono nel “decalogo del candidato”), costituiscono una nostra battaglia di sempre, nonché il riferimento cui si è sempre attenuto chi di noi è diventato politico attivo. Anche su temi di merito, come la battaglia fatta perché si prendesse atto dell’irrealizzabilità e dell’inadeguatezza del Passante Nord e si pensasse ad una ragionevole alternativa, ha trovato nel Mosaico il luogo non solo per rendere conto ma per confrontarsi fra esponenti di diverse aree politiche che su quel tema hanno cercato e in larga misura trovato una convergenza.

L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma qui per concludere voglio sottolineare il fatto che se a volte succede che persone diverse si mettono insieme per convenienza a scapito della sostanza, nel Mosaico è successo esattamente il contrario. Che non ci sia nessuna convenienza è un fatto: per scelta l’associazione non ha mai preso un euro dalle istituzioni pubbliche e si autosostiene in modo completamente volontario. Se per 22 anni abbiamo portato avanti un giornale, il Mosaico, e l’associazione, lo dobbiamo al fatto di avere negli anni incontrato persone belle e generose che ci hanno messo del proprio e alla consapevolezza che idee e sostanza sono le cose importanti e che restano, al di là dei ruoli che pro-tempore possono essere ricoperti. E le battaglie per le idee, dopo 22 anni, ci piace ancora farle.

Giuseppe Paruolo

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

AUTORI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: