Articolo
Anna Alberigo

1966-2016: così vicini, così lontani

DOSSIER: Un patto da rinnovare, 50 anni dopo

Cinquant’anni fa – il 26 ottobre 1966 – Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, riceveva la cittadinanza onoraria da parte dell’Amministrazione della nostra città nella persona del sindaco Guido Fanti. Il fatto all’epoca ebbe una eco a livello nazionale e persino internazionale. Che cosa significa per me, per noi per fare memoria non solo e non tanto del fatto in sé, senza dubbio significativo data la distanza fra la chiesa cattolica e il partito comunista negli anni ’60 in generale ed in particolare in Emilia Romagna e a Bologna? Le motivazioni forti risiedono nella rinnovata attualità dei due temi pace e poveri, cui Lercaro dedicò energie in parole e opere, e in modo particolarissimo negli ultimi anni del suo episcopato, pagando per questo un prezzo molto alto, quello di venire nei fatti rimosso. Un altro tema collega in modo manifesto e imprescindibile la metà degli anni ’60 del secolo scorso ad oggi: quello dell’attenzione alle periferie oggi da ripensare/reinventare, allora in sostanza da costruire, ma per Lercaro [d’ora in avanti L.] prima di questo da immaginare e poi progettare, mettendo al centro la persona. Ci siamo perciò permessi di richiamare l’attenzione su questa ricorrenza, proponendo al Sindaco Merola e all’ Arcivescovo Zuppi una riflessione comune su questi tre temi: pace, poveri, periferie. In ultima del giornale troverete il programma del convegno che si terrà sabato 19 novembre in Cappella Farnese.

Fare memoria di un patto fondamentale per la città

Facciamo un brevissimo ricordo di quel periodo riportando alcuni stralci del discorso che Giuseppe Alberigo pronunciò in consiglio comunale in occasione del centenario della nascita di Lercaro, pubblicato poi come saggio dal titolo “Un vescovo un popolo” in “Araldo del Vangelo” (Bologna, Il Mulino, 2004).

Nel 1956 il fallimento “annun­cia­to” dell’operazione Dossetti rende evidente il passaggio da una prima ad una seconda fase del rapporto tra il vescovo e la città. Il miraggio di conquistare le istituzioni e di trovare così una scorciatoia per l’evangelizzazione è tramontato, né il vescovo L. sembra provarne nostalgia. L’impegno per il rinnovamento liturgico si fa sempre maggiore, incoraggiato anche dal­l’eco che il direttorio A messa figlioli! ottiene in Emilia, in Italia e in altri paesi. L’arcivescovo avverte sempre meglio che in una terra come quella bolognese la fede cristiana è provocata a una purificazione profonda.
La chiesa non può illudersi di avere di ricevere appoggio da parte delle istituzioni, ma deve battere la strada di spazi non privilegiati nella società, condividendo il molto di autentico che c’è nella vita e nelle lotte degli uomini e lasciandosi coinvolgere nella loro ricerca. […]
L. ha l’occasione di dare una formulazione impegnativa a questo orientamento in un discorso nella primavera del 1958 sul tema sempre scottante della tolleranza. Secondo lui “nessuno deve essere forzato contro la sua volontà ad adottare la fede cattolica”. “La chiesa – continua – nel porsi oggi a difesa della libertà, non obbedisce ad una necessità storica che deve subire e non entra in compromesso con principi diversi dai suoi; ma determina in relazione a situazioni storiche nuove, l’affermazione della dignità della persona che è correlativa al primato di libertà.” […]
Però anche l’operazione Dossetti aveva avuto risvolti di elevato valore proprio in ordine all’approfondimento del rapporto tra il vescovo e la città. […] L’articolazione in quartieri da un lato rispondeva in modo originale e tempestivo alla nuova condizione economico-culturale di Bologna, dandole respiro umano e sociale e favorendo un rinnovamento della convivenza urbana, ma da un altro lato consentiva una conoscenza più approfondita della città e delle sue potenzialità. È un riconoscimento generalizzato che è stato questo uno dei fattori del successo internazionale del «modello emiliano». Bologna e Lercaro cominciavano a capirsi. Si intensificava lo scambio dinamico tra città e vescovo, secondo un rapporto di reciproco arricchimento nel rispetto crescente delle identità di ciascuno. […]
L’episcopato di Lercaro suscitava attenzione, sia con consensi che con dissensi, ben al di là dei confini di Bologna. Le sue tesi sulla tolleranza come rispetto della libertà di coscienza avevano larga eco internazionale. […] Analogamente, l’impulso dato alle sperimentazioni nell’ambito dell’arte sacra richiamava a Bologna i nomi più significativi del rinnovamento architettonico mondiale. Si avvertiva che Lercaro aveva la rara capacità di saldare le istanze di svecchiamento e di riforma della liturgia con la creatività degli spazi e delle forme in una simbiosi libera e feconda”. […]
La sintonia con Giovanni XXIII avallava e stimolava l’attenzione a cogliere negli eventi dell’umanità i segni dei tempi, cioè la filigrana evangelica, e a proporla a tutti gli uomini come un dono della misericordia paterna di Dio, piuttosto che come un severo dovere che divide e separa. […]
Ciò che nel dialogo pastorale a Bologna era stato accennato, o era rimasto implicito, durante il concilio viene formulato con pienezza davanti all’episcopato mondiale e con immense risonanze nell’opinione pubblica. La liturgia come coinvolgimento attivo nella comunione, la povertà come risposta evangelica alle sfide della società contemporanea, la corresponsabilità come norma dell’istituzione ecclesiale, inalienabilità della dignità di ogni uomo come figlio di Dio, il dialogo fraterno fra le chiese e le culture, la libertà di coscienza come principio evangelico, la pace infine come primo nome del Cristo sono i nodi nei quali si manifesta la testimonianza di L. e della sua chiesa.
Bologna si sente coinvolta da protagonista e la sintonia fra il popolo e il suo vescovo cresce in intensità come in estensione. Il concilio è un’esperienza che travolge le barriere culturali e ideologiche facendole apparire obsolete. Il suo impegno esprime una responsabilità collettiva; il concilio innesca una coralità inattesa e inebriante. I rappresentanti popolari, a loro volta, sono sollecitati a dare atto di questo stato di cose. Il rientro di Lercaro, a concilio concluso nel dicembre 1965, coinvolge l’intera Bologna. Il sindaco Dozza, ricevendolo alla stazione, e lo stesso Lercaro, poche ore più tardi in cattedrale, confermano – con inedita convergenza – tale sintonia.
Durante la primavera del 1966 muta significativamente il vertice dell’am­ministrazione comunale bolognese e pochi mesi più tardi L. scrive al papa in osservanza alla nuova norma (ritiro a 75 anni). […] Tuttavia la sollecita risposta di Paolo VI in un udienza del 22.9 fu completamente liberatoria “continui, se avrà bisogno di aiuti noi li daremo”. La decisione di Paolo VI […] ha indotto l’arcivescovo a riprendere con rinnovata lena le proprie responsabilità. […]
Il 4 ottobre, solennità di S. Petronio, offre l’occasione per un’enunciazione pubblica del progetto di ristrutturazione della diocesi; la sua preparazione è affidata a un complesso di gruppi di lavoro, la cui composizione ampia e articolata vuole prefigurare l’orientamento a «aprire» le strutture diocesane, di modo che l’assetto istituzionale sia quanto più possibile conforme alla realtà di comunione in atto nell’itinerante chiesa bolognese. […]
Soprattutto negli ultimi interventi in concilio Lercaro aveva dedicato al problema della pace una crescente attenzione.
Così facendo egli condivideva il punto più alto del magistero giovanneo riflesso nell’ansia diffusa in modo particolare tra i vescovi delle chiese più giovani provenienti dal terzo mondo; egli risentiva anche di uno dei filoni più profondi della coscienza civile bolognese, riecheggiato nel discorso col quale il sindaco Fanti gli aveva conferito la cittadinanza onoraria, infine, sulla coscienza dell’intero Occidente incombeva, in misura sempre più intollerabile, il dramma del conflitto vietnamita. […]
Pochi mesi più tardi l’invito a dare rilievo al messaggio di Paolo VI per la prima «giornata mondiale della pace», insieme all’intensificarsi degli indiscriminati bombardamenti nord-americani su città vietnamite indusse Lercaro […] a dare voce nell’omelia dell’ 1 gennaio 1968 allo sgomento, alla protesta e all’invocazione che univa tanti bolognesi perché tali bombardamenti cessassero.
L’omelia sintetizzava con grande efficacia il sentimento popolare e con intensa condivisione lo riconduceva, al di là di ogni ideologia, alla sua matrice più profonda. 26 giorni più tardi un incaricato romano chiedeva a Lercaro a nome di Paolo VI di cessare dalla guida della chiesa bolognese. […]
I motivi dell’allontanamento non furono mati resi noti. Certo è che L., come testimoniò nel nobilissimo saluto alla diocesi e alla città, si sentì autoritariamente dimissionato.

Annunci

Discussione

Un pensiero su “1966-2016: così vicini, così lontani

  1. E’ stato questo un periodo di grande crescita e coinvolgimento che ha lasciato alla città di Bologna luoghi nuovi e unici capaci di presentare una nuova architettura che è stato in grado di svelare alle persone che vi erano e vi sono altri modi di ergere edifici che poi ad oggi sono già considerati monumenti.
    Arsenio Zanarini

    Pubblicato da ARSENIO ZANARINI | 09/08/2016, 15:39

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

AUTORI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: