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Anna Alberigo

Il vescovo e una sfida che fa tremare le gambe

Anna AlberigoCosì come l’eccezione colpisce più della regola, ogni significativa variazione nella realtà in cui viviamo e che ci circonda attira più attenzione e magari domande di quanto non faccia lo scorrere dei consueti eventi. A questo dato di fatto innegabile non sfugge a Bologna la nomina del nuovo arcivescovo Matteo Maria Zuppi, tanto più nella scia e nel contesto indotto nella chiesa, ma non solo, dall’avvento di papa Francesco e della sua azione per tanti aspetti rivoluzionaria.

Come sempre, solo il tempo e il succedersi dei fatti, dei comportamenti e delle scelte potrà dare risposte alle domande, curiosità, attese, perfino preoccupazioni o timori che questo passaggio di testimone ha sollevato in tanti, credenti e non credenti. Ma forse già le sue prime scelte, azioni e parole possono offrire alcuni spunti di riflessione.

Il primo, legato al suo arrivo. Mentre il nuovo pastore si avvicinava alla nostra città, ha incontrato via via ed ha iniziato a conoscere direttamente uomini e donne che, per i motivi più diversi, “scappano” da qualcosa e cercano (anche) in lui speranze, forza, ragioni per convertire il loro cammino. Per quanto possa sembrare strano, questo “scappare” accomuna infatti su piani differenti i lavoratori che cercano di fuggire dalla sventura e dall’ansia di perdere lavoro e sicurezze; gli immigrati ed i poveri di qualsiasi origine, razza e fede, che scappano verso un futuro che si prospetta altrettanto oscuro e difficile; i tanti fedeli dubbiosi e sempre più lontani dalla chiesa alla ricerca di qualcosa che riaccenda la loro fede, li coinvolga di più o li rassicuri. In altre parole, le sue braccia, arrivando, si sono trovate da subito di fronte alla sfida di essere in grado di accogliere tutto e tutti, offrendo ad ognuno, così diverso e ugualmente bisognoso, attenzione e azioni concrete. Lo attende quindi un percorso che fa tremare le gambe a chiunque non abbia serenità, mente aperta, vera fede.

Nell’omelia di Natale, parlando dell’anno della misericordia, l’arcivescovo ha detto: “la misericordia non è affatto un sentimento a poco prezzo, come quelli che piacciono ad una generazione superficiale, rapida, che vuole il risultato senza sacrificio e lavoro. E’ il contrario dei sentimenti autoreferenziali, che restano chiusi nel nostro io.” Comandamenti, giudizi, valutazioni, consigli, per non parlare di punizioni, non bastano più quindi per uscire dal rischio di autoreferenzialità. Molti sono i fedeli che ripongono speranze nel nuovo pastore Matteo. Si attende un rinnovamento della chiesa che sia stimolo ed esempio per una rinascita interiore del singolo. Si attende l’attuazione del messaggio di gioia del vivere cristiano come “lotta contro il male” (termine ripetuto due volte nell’omelia di insediamento).

Zuppi – la notte di Natale – ha poi aggiunto: “Dio non manda un comandamento, una punizione, un giudizio, ma un uomo, anzi un bambino […] il suo nome è meraviglia ”. Un sostantivo che descrive il sentimento di chi si trova in una situazione nuova, inattesa, straordinaria, per estensione chi vede sovvertire l’ordine delle cose. Ma certo nell’accoglienza lo stupore non basta, Zuppi ha anche dichiarato infatti: “bisogna fare pressione, bisogna trovare meccanismi per mettere insieme necessità e criteri”. La chiesa bolognese, che già fa tanto, avrà la forza di guardarsi dentro, esaminando le proprie ricchezze e povertà morali e materiali, per offrire idee e sostanza, contribuendo così ad individuare qualcuno di quei meccanismi che il vescovo dice che bisogna trovare nell’enorme sforzo comune?

Sono lontani i tempi in cui il saluto a cardinali e vescovi implicava rigorosamente inchini e baci all’anello, ma certo colpisce come il nuovo arcivescovo, anche nell’incontro un po’ fugace, sia sempre proteso anche fisicamente verso l’interlocutore e, spesso, mentre parla ed ascolta non tenga solo la mano, ma addirittura stringa il braccio e riduca le distanze, come se questo accentuato contatto possa rendere entrambi più partecipi della necessità di unire e condividere forze, problemi, speranze, idee, progetti.

Quello del nostro nuovo pastore è un arrivo ed un avvio che indirizza ad un cammino di catechesi quotidiana fra la gente, per nulla autoreferenziale. Nel far germogliare “il seme buono del Vangelo” egli non potrà però sottrarsi ad un confronto arduo, ma anche doverosamente ambizioso, con le realtà “deboli e forti” della città.

Ci uniamo a lui nella ricerca operosa di una misericordia “che non si consuma dentro di noi, ma che ci apre il cuore”.

Anna Alberigo
Presidente dell’Associazione “Il Mosaico”

[pubblicato su Repubblica Bologna 31-12-2015]

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