Articolo
Roberto Giorgi Ronchi

Uso del contante e lotta all’evasione

Sta sollevando molte discussioni e polemiche l’innalzamento dell’utilizzo del contante al tetto di 3000 euro dopo che, fra altrettante polemiche era stato abbassato a 1000. Abbiamo chiesto Roberto Giorgi Ronchi, esperto di legislazione fiscalità, di fornirci una sua valutazione ed un commento.

roberto-giorgi-ronchiIl drammatico fenomeno dell’evasione fiscale ha diverse facce.
In primo luogo c’è l’evasione a molte cifre, l’evasione dei grandi capitali: di solito ad agire in questi casi sono talune grandi società, che sottraggono alla collettività talvolta somme molto ingenti; in questi contesti criminosi spesso si creano fondi neri anche all’estero, si alimentano fenomeni corruttivi e di riciclaggio, e si agisce in combutta con professionisti compiacenti e con grandi organizzazioni criminali transnazionali.
Per questo tipo di evasione ci sono strumenti di contrasto e di repressione ben precisi: dagli accordi internazionali per il rientro dei capitali alle indagini della Polizia Tributaria, lo Stato pone in essere tutta una serie di strategie per contrastare questi fenomeni, utilizzando una normativa penale che negli anni per taluni aspetti è andata facendosi via via più severa.
C’è poi l’evasione delle piccole operazioni quotidiane, l’evasione delle piccole somme: di solito in questo caso ad agire sono operatori economici medi e piccoli, in grado di movimentare appunto solo somme modeste. E’ un tipo di evasione che spesso resta nascosta perché da tanto tempo mancano uomini e mezzi a sufficienza per perseguire questo tipo di evasione, e le Istituzioni preposte preferiscono concentrare le scarse risorse esistenti nella lotta alla grande evasione fiscale, quella che sottrae ai cittadini milioni di euro, quella di cui si parlava in precedenza. Talvolta ci sono accertamenti mirati su specifici esercizi commerciali, che possono far emergere anche evasioni fiscali per somme modeste, ma sui grandi numeri questi illeciti di solito restano una cifra oscura dell’evasione fiscale.
Il danno per la collettività in questo caso non è nella singola operazione, in sé insignificante dal punto di vista economico generale, bensì dalla risultante economica dell’elevato numero di piccole transazioni che sfuggono alla fiscalità.

La discussione sulla soglia dell’utilizzo del contante a mille o tremila euro riguarda quest’ultimo tipo di evasione: è l’evasione nelle piccole transazioni, nel lavoro dell’artigiano, del piccolo commerciante, del lavoratore autonomo.
Spostare la soglia dell’utilizzo del contante più in alto o più in basso, in ogni caso non cambierebbe i termini di fondo della questione: chi evade continuerà a farlo, sia per mille che per tremila, e se le cose restano come sono continuerà nella maggior parte dei casi a rimanere nell’ombra e a non essere scoperto.
Per i piccoli operatori economici che invece rispettano tutte le regole – naturalmente sono molto numerosi anche questi ultimi – il passaggio da mille a tremila euro rappresenterebbe una semplificazione, un adempimento in meno nelle transazioni, una piccola comodità in più. E’ noto che l’evasione fiscale tra l’altro contribuisce a falsare non poco la concorrenza tra i piccoli operatori economici, perché a parità di servizi offerti e di costi affrontati l’operatore che evade offre di solito al consumatore un risparmio in più.

Non sarà certo la semplificazione nella forma dei pagamenti a restituire alle aziende più corrette lo spazio di mercato sottratto illecitamente da chi non si limita a semplificare gli adempimenti, ma evadendo il fisco offre un risparmio illecito al cliente: tuttavia la semplificazione nella forma dei pagamenti è una delle tante strategie che, se unite tutte insieme, possono restituire taluni spazi di competitività ad un’impresa sana.
In un quadro economico spesso drammatico come quello odierno, in un contesto in cui la piccola impresa onesta è oppressa da mille adempimenti quotidiani che la rallentano e la ostacolano pesantemente, il passaggio ai pagamenti in contanti a tremila euro rappresenterebbe un vantaggio, un impiccio in meno, insomma un attimo di respiro e di sollievo in più nel lavoro quotidiano, mentre per l’operatore disonesto non farà alcuna differenza: continuerà a violare le regole, quali che siano.
Il senso di questi interventi normativi, se intendo bene, vuol essere appunto mandare un segnale a tante piccole imprese, quelle di solito più colpite dalla crisi economica, un segnale che si potrebbe esprimere cosi: “cerchiamo di darvi meno fastidio possibile, anzi di agevolarvi per come possiamo”.
Il tetto delle transazioni in contanti, che sia a mille o duemila o tremila euro, non influisce sull’incidenza dell’evasione fiscale nelle piccole transazioni, e non influirà se verrà modificato, né in meglio né in peggio.

Come si può battere l’evasione nelle transazioni di minore importo?

La progressiva digitalizzazione della vita economica è un valore, da perseguirsi però a mano a mano che cresce la digitalizzazione del Paese nel suo complesso, ed in particolare a mano a mano che progrediscono le infrastrutture digitali sul territorio: non è invece condivisibile scaricare tutti i costi -economici e giuridici – della digitalizzazione solo sui cittadini, ed in specifico solo sulle piccole e piccolissime imprese, già in così grave in difficoltà.
In attesa di un futuro radioso in cui ci saranno uomini e mezzi sufficienti per perseguire ogni evasione fiscale anche la più modesta, o in cui infrastrutture digitali di ottimo livello consentiranno a ciascuno di compiere qualsiasi operazione economica in modo agevole, ad oggi l’unico modo serio, concreto e credibile di contrastare l’evasione fiscale nelle piccole transazioni è aumentare le detrazioni a vantaggio di chi usufruisce del servizio, con interventi mirati e ben ponderati nei diversi settori.
Se il cliente ha un proprio specifico interesse a vedersi fatturare la prestazione, il professionista, l’artigiano, il piccolo commerciante saranno costretti ad emettere fattura, e quel che la collettività perderà con le detrazioni potrà recuperare ampiamente e con gli interessi con la cifra oscura del reddito, finalmente apparsa alla luce.

Roberto Giorgi Ronchi

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