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Stefano Ramazza

Le fusioni di Comuni: in fretta e le più ampie possibili

La crisi economica e della rappresentanza politica, che stiamo attraversando, deve essere l’occasione per fare nascere nuovi Comuni dalla fusione o accorpamenti degli attuali. I più di 8 mila Comuni in Italia con uguali poteri e competenze, da un minimo di 80 abitanti ad un massimo di qualche milione, non sono più adeguati a farsi carico e risolvere molti problemi dei cittadini. L’identità di una comunità sociale non è messa in discussione dalle fusioni di Comuni perché ogni persona ed ogni gruppo conserva la propria appartenenza ad un luogo di nascita o di formazione e prescinde dagli Enti pubblici che amministrano in qual luogo i servizi pubblici. Abbiamo chiesto a a Stefano Ramazza, che si occupa quotidianamente delle dinamiche di trasformazioni di tanti comuni della nostra regione, di narrarne gli iter e le implicazioni politico-economiche.

Stefano RamazzaIn Emilia Romagna

Le attuali condizioni di vita dei Comuni richiedono rapidamente una manutenzione straordinaria dell’apparato tecnico-amministrativo e della configurazione politico-territoriale.

I benefici li stanno già godendo i 53.000 abitanti dei 4 Comuni nati da fusione nel gennaio 2014 in Emilia Romagna: Valsamoggia (BO), Fiscaglia (FE), Poggio Torriana (RN) e Sissa Trecasali (PR). Altri 21.000 cittadini emiliano-romagnoli si sono espressi a larga maggioranza nei referendum tenuti nel 2015 per la istituzione di altri 4 nuovi Comuni che nasceranno il 1 gennaio 2016 dalla fusione di 10 Comuni: Ventasso (RE) dalla fusione di Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto; Alto Reno terme (BO) dalla fusione di Granaglione e Porretta Terme; Montescudo-Monte Colombo (RN) dalla fusione di Montescudo e Monte Colombo; Polesine Zibello (PR) dalla fusione di Polesine Parmense e Zibello.

Molti altri Comuni stanno avviando il percorso di fusione cercando di anticipare la istituzione di un nuovo Comune prima delle scadenze elettorali naturali, previste per molti al 2019, come anche negli anni precedenti per una parte di Comuni.

Il ruolo dei Sindaci

L’iniziativa dei Sindaci in carica è molto spesso determinante per l’avvio del processo di fusione con i Comuni limitrofi. La decisione di fondo verte su quali e quanti Comuni limitrofi coinvolgere nella fusione. Assistiamo a proposte di fusioni di minima che aggregano soli due Comuni e con un totale di popolazione anche al di sotto dei 5.000 abitanti, e di massima che propongono fusioni tra tutti i Comuni aderenti ad una Unione esistente. Questa seconda proposta di fusione affronta e risolve, a mio avviso, molto bene sia il problema della gestione dei servizi pubblici erogati dai Comuni , molti dei quali già conferiti da essi in Unione, sia il problema di una governance politica adeguata ad un giusto rapporto cittadini – eletto basato sull’accountability, cioè sulla reale capacità di rendicontazione degli eletti agli elettori del loro operato nel mandato amministrativo. Ora ciò non è possibile in quanto nelle Unioni gli organi decisionali sono ad elezioni di secondo grado da parte dei Consigli Comunali dei Comuni aderenti. Si produce così un distacco tra chi decide e chi riceve i servizi pubblici, che non aiuta la democrazia partecipata. Attualmente abbiamo più di 800 persone elette tra sindaci, assessori e consiglieri comunali nei 56 Comuni del territorio bolognese e un Città Metropolitana che giustamente ambisce a svolgere un ruolo di forte indirizzo politico amministrativo sui Comuni stessi.

La ormai comune considerazione tra i Sindaci e i consiglieri dei Comuni piccoli e medi di “avere le mani legate” motivata dall’impossibilità di influire come si dovrebbe nelle scelte di politiche pubbliche territoriali, si accompagna alla crescente difficoltà nel trovare persone disposte a candidarsi a sindaco e consigliere nei piccoli Comuni.

Questi i principali motivi per cui la manutenzione straordinaria alla macchina comunale è ormai necessaria e urgente per fare partecipare anche i Comuni alla riforma dell’assetto istituzionale del Paese.

fusioni-infograficaI benefici

Un nuovo Comune nato da fusione deve essere un Ente fondato sulla partecipazione democratica e sulla trasparenza per i propri abitanti con connotazioni più adeguate al contesto socio-economico attuale. Si costituirà un’unica entità amministrativa che avrà le condizioni per migliorare l’organizzazione interna, l’utilizzo dei beni immobili e la gestione delle forze a disposizione. L’unione delle forze dà un risultato migliore della loro semplice somma.

A) Maggiore efficienza della macchina comunale

  • Creazione di uffici di back office unendo le competenze e professionalità ora disperse in più comuni e riducendo le situazioni di personale con carichi di lavoro frammentati in più funzioni. Questa nuova organizzazione rende possibile nel tempo una migliore informatizzazione dei procedimenti e un numero minore di personale addetto, nonché la riduzione dei rischi di disservizi, dovuti a carenza di personale in un singolo ufficio.
  • fusioni-riepilogoQualificazione e mantenimento degli sportelli, anche telematici, di front office per i cittadini con la possibilità per gli abitanti del nuovo Comune di usufruire degli stessi servizi in più sedi corrispondenti ai vecchi municipi o ad altre di nuova istituzione.
  • Semplificazione e qualificazione degli atti comunali: una sola contabilità, un solo bilancio, una sola gestione del personale. Inoltre progressivamente si adotteranno unici regolamenti e sistemi tariffari e tributari.
  • Riduzione ad un unico servizio generale per assistenza al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio ora disperso in più servizi che riproducono la stessa funzione. I servizi generali negli attuali comuni ricoprono circa il 25-30% della spesa corrente: i margini di risparmio sono perciò significativi per il nuovo Comune unico.
  • Ottimizzazione dell’uso degli spazi pubblici nelle ex sedi municipali, che si renderanno disponibili in parte e destinabili ad attività sociali e del volontariato, invece che sedi di uffici, mantenendo comunque sportelli polifunzionali per i servizi diretti ai cittadini .

B) Maggiore peso politico e contrattuale

  • Un comune più grande migliora la governance e il contatto diretto con i cittadini, dando loro l’opportunità di scegliere nelle elezioni il programma di un Sindaco e un Consiglio con poteri accresciuti e disponibilità economiche maggiori rispetto al passato.
  • Il rapporto con le organizzazioni sociali ed economiche del territorio può migliorare con un confronto diretto con organi decisionali del Comune che agiscono su un territorio vasto e con maggiori quote di bilancio a disposizione per le scelte di sostegno e valorizzazione delle realtà associative locali.
  • Sviluppo di una rete interistituzionale con gli altri Enti pubblici e possibile riconoscimento di un ruolo interessante e privilegiato per l’esperienza di fusione avviata.

C) Contributi economici e maggiori investimenti.fusioni-studi-fattibilita

  • Il Comune nato da fusione beneficia di contributi statali e regionali per 10 anni dalla sua istituzione. Contributi che corrispondono mediamente al 6-8% della somma dei bilanci dei Comuni fusi. Ciò gli consente di fare investimenti per creare le condizioni di minori spese ordinarie per la gestione degli edifici pubblici e delle reti infrastrutturali.
  • Il risparmio di risorse dovuto al recupero di efficienza, connesso all’aumento dimensionale e alla possibilità di acquisire nuove risorse, rende possibili investimenti e aumenti della spesa corrente di ampliamento e miglioramento dei servizi esistenti o di creazione di servizi del tutto nuovi, senza effettuare manovre di aumento della pressione fiscale o delle tariffe.

E’ necessario ed opportuno che il dibattito politico ed istituzionale sulle fusioni di Comuni sia avviato al più presto tra gli Amministratori locali e tra la cittadinanza. Le associazioni economiche si sono più volte già dichiarate favorevoli a fusioni di comuni nella forma più ampia possibile.

Stefano Ramazza

Per maggiori informazioni sulle fusioni di comuni potete visitare il sito della Regione sulle fusioni.

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