Articolo
Gianni Galli, Severino Ghini

“Il Passante Nord è inutile”

Da tempo si discute sul Passante Nord: soluzione per le criticità del nodo bolognese o opera inutile a tale obiettivo? Un’alternativa c’è e ce ne parlano i rappresentanti del Comitato indipendente di cittadini contro il Passante Nord.

gianni-galliseverino-ghiniLa questione:

  • attualmente convergono su Bologna quattro tronchi autostradali: la Bologna-Milano (A1), la Bologna-Firenze (A1), la Bologna-Padova (A13) e la Bologna-Ancona (A14), collegati fra loro dal sistema tangenziale di Bologna;
  • questa arteria di circa 22 chilometri che va da Casalecchio a San Lazzaro fino al 2007 era costituita da un’autostrada a due corsie più emergenza per ogni senso di marcia al centro, e all’esterno da altre due corsie più emergenza complanari a traffico libero che raccordano tutte le strade radiali convergenti sul centro urbano. Dal 2007 la corsia di emergenza autostradale tra le uscite di S. Lazzaro e Borgo Panigale-Milano è stata allargata di 1,2 m e trasformata in «terza corsia dinamica» percorribile dal traffico in caso di necessità con segnalazione semaforica;
  • per decongestionare questo nodo cruciale della rete viaria italiana, il cui potenziamento è stato inserito tra gli interventi strategici di preminente interesse sia nazionale che regionale (delibera CIPE n. 121 del 21 dicembre 2001), sono state proposte negli anni diverse soluzioni che non hanno avuto seguito fino all’8 agosto 2002, quando è stato sottoscritto un accordo tra il Ministero delle infrastrutture, la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Bologna ed il Comune di Bologna che prevede la realizzazione di una nuova infrastruttura autostradale denominata «Passante Nord di Bologna»;
  • il Passante Nord nella più recente versione proposta (ottobre 2015) risulta essere un semianello autostradale a nord della città a sole due corsie, invece delle tre del progetto originario, con una lunghezza di 38 chilometri, al costo di oltre 1.300 milioni di euro, che manterrà il tratto autostradale A14 al centro della Tangenziale di Bologna, senza banalizzazione e con un “avventuroso” sistema di by–pass che rischia di peggiorare ulteriormente il traffico nel nodo bolognese; l’impatto ambientale del progetto in questione sarebbe devastante come il progetto del 2004 su un territorio agricolo particolarmente pregiato, come si rileva dallo studio effettuato dalla provincia di Bologna nel novembre 2004. Nello specifico il territorio su cui insisterebbe il progetto risulta già ampiamente compromesso dall’attività umana; secondo i dati del rapporto ISPRA del 2014, nel 2012 in Emilia Romagna ci sono valori compresi tra l’8 e il 10 per cento di suolo consumato;
  • fin dall’inizio sono state sollevate da più parti aspre critiche sull’opera, per il suo pesante impatto ambientale, per l’aumento del consumo energetico dovuto all’aumento di percorrenza ed il conseguente incremento di emissioni inquinanti, per il consumo di territorio agricolo pregiato (oltre 700 ettari) e l’inibizione delle colture di qualità su un’area molto maggiore (8.000 ettari), nonché per il costo economico elevatissimo (1,8 miliardi ultima stima). A fronte di tali elementi negativi l’opera allontanerebbe dalla città circa il 20% del traffico, introducendo sovrapedaggi e divieti di transito ai camion sul nodo Tangenziale-Autostrada di dubbia funzionalità. Peraltro lo scenario di traffico previsto dal progetto 2015 (+10,5% dal 2015 al 2035) appare in contrasto con i dati reali, come le previsioni del 2004 che abbiamo segnalato da subito non credibili e che sono state poi smentite dai fatti: secondo i dati della Società Autostrade, si è verificata una riduzione, da 180.000 veicoli/giorno nel 2002 a 150.000 nel 2012 ed oggi 156.000? per arrivare ad una proiezione di 165.000? nel 2035 (15 % meno del 2004).

Fin dall’aprile 2004 il Comitato ha presentato un progetto alternativo in linea con tutti i principi di minimizzazione dell’impatto ambientale e del risparmio energetico, mediante il riuso e il miglioramento dell’esistente. Il progetto, oltre alla soluzione dei problemi di traffico senza necessità di imporre pedaggi, prevede di eliminare molti dei lati negativi dell’attuale asse tangenziale trasformandoli in risorse per la città. L’idea cardine è di sostituire le scarpate laterali con due tunnel utilizzabili da un trasporto pubblico su cui allargare a 3+ 3 corsie per senso di marcia e rispettive emergenze l’attuale asse stradale. Il tutto a costi del 50% e tempi di realizzazione pari a circa un terzo di quelli del Passante Nord e con trascurabile consumo di territorio. Il Progetto 2004 è stato aggiornato a seguito di successivi interventi sul semianello bolognese come il nuovo casello Fiera ed il ponte AV per Venezia, in corso di montaggio. Di questa soluzione-base sono state studiate anche alcune varianti.

La politica, prigioniera per anni, pur con molti mal di pancia, di una scelta adottata senza un serio confronto, fino a pochi giorni fa riteneva ancora strategico il Passante senza avere il coraggio della benché minima autocritica nè riconoscere la fondatezza dei nostri argomenti per quella che noi chiamiamo ”sindrome da Comitati”, identificati sempre come i signori del NO e basta.

Lo spartiacque: 05-11-2015, Convegno ad Ingegneria dell’Alma Mater Studiorum

Da sempre abbiamo goduto del supporto di migliaia di cittadini e di alcune forze politiche di minoranza. Dal gennaio 2015 si è creato un altro elemento decisivo di sostegno attorno al Comitato, la reazione composta e determinata di tutte le Organizzazioni Professionali Agricole del territorio che hanno messo a nudo l’incoerenza del PD sulla sbandierata difesa del suolo in Emilia Romagna, promuovendo il Convegno Universitario di confronto tra Passante e nostra proposta.
Il confronto Tecnico-Scientifico tra le due proposte non ha lasciato alcun margine di dubbio: il Passante è inutile, la proposta Alternativa del Comitato realizzabile con costi dimezzati ed in grado di fornire le risposte sul traffico del nodo bolognese.

A questo punto era evidente la necessità di uscire dalla pervicace difesa di un’opera che anche lo stesso soggetto attuatore (Autostrade per l’Italia) riteneva e ritiene non risolutiva per la criticità del nodo bolognese!

Pensiamo che questo importante evento super partes, abbia dato ai nostri rappresentanti istituzionali l’occasione di abbandonare il Passante Nord e riconoscere la validità della proposta Alternativa di allargamento in sede (3+3 corsie per Tangenziale ed Autostrada e relative corsie di emergenza).

Prendiamo atto di questa svolta che, seppur priva di un’autocritica, va incoraggiata e difesa dagli attacchi delle diverse lobby che rimangono ancorate ad una visione superata dello sviluppo e del fare a prescindere dalla pubblica utilità.

Ci auguriamo che Regione, Città Metropolitana e Sindaci concretizzino queste dichiarazioni su di una infrastruttura di tale rilevanza, procedendo a breve con i necessari atti di indirizzo amministrativo per la realizzazione del potenziamento in sede.

Gianni Galli e Severino Ghini

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