Articolo
Flavio Fusi Pecci

TTIP: no grazie!

Flavio Fusi PecciSi chiama Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) ed è un patto economico fra Europa e USA. L’obiettivo dichiarato è favorire lo scambio di merci ed investimenti abbattendo le differenze normative.
I rischi per i consumatori sono molto alti perché in Europa vige il principio di precauzione: bisogna dimostrare che un prodotto non è nocivo per la salute prima che sia commercializzato. In America, all’opposto, alimenti e prodotti sono considerati sicuri fino a prova contraria.
In base a questo, ad esempio negli USA sono ammessi gli ormoni nella carne e non esiste alcun controllo sulla filiera. Basta che il prodotto finito sia “igienizzato”. Un secondo esempio eclatante delle fortissime differenze è dato dai prodotti cosmetici: in Europa sono vietate 1328 sostanze nocive su creme e shampoo, negli USA solo 11.

Oramai è chiaro che, mentre i Governi conoscono e capiscono poco i propri cittadini, le grandi compagnie multinazionali li conoscono molto meglio in quanto “clienti” schedati attraverso i grandiosi archivi accumulati anche dalle semplici tessere-fidelity a punti, le banche di informazioni e le campagne promozionali di tutti i tipi. In virtù di questo le grandi compagnie multinazionali si arrogano oramai un forte “potere legislativo”, sostituendo ai Parlamenti eletti dai cittadini il cartello dei grandi marchi (Nestlè, Coca-Cola, McDonalds, Apple etc.) “eletto” dai consumatori. Questa operazione perversa viene naturalmente fatta passare per la strada migliore per “modernizzare il mondo”, ed una ottima soluzione per ripianare i debiti delle amministrazioni pubbliche. Un esempio di questi giorni si ha all’EXPO. Infatti, mentre il referendum contro la privatizzazione dell’acqua è sostanzialmente ignorato o aggirato, la Nestlè ha ottenuto l’esclusiva della fornitura dell’acqua per i visitatori.

“Gli Stati Uniti stanno chiedendo/imponendo all’Europa di firmare un pessimo accordo” ha più volte dichiarato ad esempio Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia 2001. Infatti non vogliono un patto di gestione del commercio, ma di fatto propongono un metodo per assicurarsi che le (loro) imprese multinazionali possano scavalcare le norme ambientali, sanitarie, commerciali che sono di intralcio alla realizzazione delle loro strategie finanziarie. Pertanto è evidente che parlare del TTIP come di un trattato commerciale in chiave economica è una lettura del tutto riduttiva e fuorviante. Si tratta in realtà di una inquietante operazione di attacco e smantellamento di aspetti giuridici e giurisdizionali contro le normative ambientali, igieniche, di sicurezza alimentare e fisica in vigore nei vari stati che lo firmino.
Uno dei punti più insidiosi presenti nelle regole del nuovo trattato consiste nella introduzione della clausola chiamata: “Investor to State Dispute Settlement” (ISDS), che consentirebbe alle imprese private (multinazionali) di fare causa agli Stati singoli firmatari davanti ad una corte arbitrale per annullare provvedimenti considerati discriminatori rispetto ad iniziative proposte ed adottate all’interno delle nuove norme introdotte dal trattato.

L’ovvio pericolo è che potenti multinazionali dotate di grandi capitali e di eserciti di avvocati e lobbisti possano facilmente vincere le cause e/o intimidire Stati, Regioni, Comuni per fare valere i propri interessi.
Il TTIP che riguarda USA-Europa, così come proposto/ imposto ricalca in sostanza il TPP (Trans Pacific Partnership) già avviato fra USA, Giappone ed altri dell’area del Pacifico. Insieme costituiscono di fatto la prima revisione generale delle regole della globalizzazione successiva alla creazione nel 1999 della cosiddetta World Trade Organization (WTO), cui ha aderito nel 2001 anche la Cina neo-capitalista.

Chi coinvolge

Il TTIP riguarda circa 850 milioni di abitanti, fra USA ed Europa, che insieme rappresentano il 45% del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale. Il totale dei capitali annui in gioco supera i 500 miliardi di euro, e l’intreccio commerciale costituisce uno degli assi portanti della cosiddetta “globalizzazione avanzata”. Dal momento che allo stato attuale i due trattati TTIP + TPP non includono le nuove potenze/stati emergenti, dette BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), non è difficile intravedere questa operazione lanciata dagli Stati Uniti come un tentativo di arginare i nuovi commensali indigesti al tavolo della globalizzazione sfrenata.

Anche fermandosi solo a questo quadro sintetico e fortemente incompleto (ma vedi alcuni link riportati nel riquadro), è evidente che la firma di questo trattato rappresenterebbe per gli abitanti dell’Europa (e per noi italiani in particolare data la qualità e la peculiarità dei nostri prodotti) un passo pericolosissimo e praticamente irreversibile. Si dovrebbe pertanto immaginare che tutto ciò fosse oggetto di una amplissima e accuratissima discussione e valutazione, sia in termini politici ed economici, sia, più in generale, etici, culturali e giuridici. Invece, nessuno ne parla. Perfino nelle tanto accese diatribe e battaglie pro e contro l’euro e l’Europa non si trova traccia (o quasi) delle valutazione dei vantaggi (irrisori) e svantaggi (per certi aspetti devastanti) di questo trattato.

Tutte le trattative internazionali sono iniziate e continuano nella più completa segretezza. Sono gestite da un gruppo di esperti della Commissione Europea (non eletti da nessuno) e dal Ministero del Commercio USA che, a propria volta non è mai stato vincolato a metterne al corrente il Congresso di Washington. L’intero negoziato è di fatto un colpo di mano da parte di un cartello di poteri economici-finanziari che governano il pianeta.
Si può dire che ci sono in questo caso una enorme quantità di fatti e dati oggettivi che indicano che il potere delle grandi lobby finanziarie tramite questi trattati lavora ad una strategia comune per condizionare l’economia dei paesi più sviluppati (a tutela e per migliorare le posizioni raggiunte, o, meglio, quelle delle loro elite), controllando per quanto possibile l’evoluzione dei paesi emergenti, i BRICS, ed anche dei paesi del sud-est asiatico in forte sviluppo, inchiodando gli altri paesi alle loro condizioni di sottosviluppo.

Il tempo scorre velocemente e l’approvazione del TTIP da parte del Parlamento europeo potrebbe avvenire anche già il 9 giugno. In particolare, il 28 maggio 2015 la Commissione Parlamentare europea incaricata di esaminare la clausola ISDS citata sopra, che consente alle imprese multinazionali di fare causa anche ai singoli Stati, ha approvato la sua inclusione nel trattato, con il voto favorevole sia dei Popolari che dei Socialisti, aprendo di fatto la strada ad una rapida approvazione di tutto TTIP, senza che nessun Parlamento dei vari stati membri abbia potuto neanche esaminare e discutere l’impianto ed il testo dettagliato. Già questo fatto da solo chiarisce in modo inequivoco il pericolo oggettivo per la democrazia nell’intera Europa. Per questo credo che tutti noi dovremmo sostenere con grande convinzione e forza: TTIP, no grazie!

Flavio Fusi Pecci

Vedi i siti: stop-ttip-italia.netwww.nigrizia.it/notizia/usa-ue-quel-libero-scambio-che-uccide

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

AUTORI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: