Articolo
Enrico Galavotti

L’attualità di La Pira

Piccolo di statura, ma un gigante nella storia degli uomini e delle donne del ‘900 , Giorgio La Pira con la sua testimonianza fatta di vita, idee ed azioni, sempre lungimiranti, spesso non capite e fortemente contrastate, ha impresso un segnale indelebile che indica una strada da percorrere, ancora valida e da perseguire oggi.

Enrico GalavottiLe difficoltà dell’attuale fase politica rendono sempre più frequente il ricorso all’esperienza e agli insegnamenti di uomini di stagioni passate. Non si tratta naturalmente di nostalgia (o almeno non principalmente di quella), ma dell’esigenza di vedere in che modo altri personaggi hanno affrontato fasi anche più difficili delle nostre. In questo senso, nella vicenda di Giorgio La Pira (1904-1977) si possono effettivamente rinvenire dimensioni e insegnamenti che non hanno perso nulla della loro attualità, anzi.

Va detto anzitutto che La Pira è un personaggio che disorienta costantemente colui che lo avvicina: apparentemente facile, al punto da sembrare banale; espressivo di un devozionalismo cattolico capace di destare immediata ripulsa in chi è distante da questa sensibilità; sempre impegnato a leggere ogni fatto della cronaca piccola o grande che aveva vissuto alla luce di un disegno superiore che si andava compiendo, al punto che sarebbe stato facile vedere in lui una sorta di nuovo Gioacchino da Fiore (mentre altri vi scorgevano piuttosto un novello Savonarola). Ma La Pira era appunto molto più complicato delle percezioni che ne avevano i suoi “semplificatori”.

A differenza di molti altri soggetti impegnati nella cosa pubblica, l’azione di La Pira è sempre stata ispirata da un disegno chiaro: mettere al centro di tutto la persona e la sua promozione e ordinare ogni attività in questa direzione, anche quando questo significava entrare in rotta di collisione sia con il partito in cui sviluppò il suo impegno, la Democrazia cristiana, sia con l’autorità ecclesiastica, che non mancò di prendere le distanze, e duramente, da lui.

Libertà, primato della persona, centralità delle strutture intermedie furono le coordinate entro cui si sviluppò costantemente la sua azione, che tentava appunto di conciliare da un lato la dignità dei singoli con l’esigenza di inserirli in una comunità più grande, animata dalla solidarietà, più che dalla sete di predominio sugli altri. Così, negli anni in cui il regime fascista stringeva il suo abbraccio mortale con il III Reich e la Chiesa cattolica non aveva vergogna di stringere le mani con i dittatori o addirittura di stendere il braccio per ricambiare il saluto, La Pira promosse una rivistina, «Principi», in cui ricorrendo ai più antichi autori cristiani denunciava il paganesimo e l’irrazionalità dei totalitarismi che stavano precipitando l’Europa nella guerra.

Un manifesto per i poveri

Dopo la Liberazione fu quindi uno dei ricostruttori delle democrazia italiana, svolgendo un ruolo di primaria importanza all’interno dell’Assemblea costituente, individuando nel riconoscimento del diritto al lavoro il nodo attorno a cui il nuovo Stato doveva trovare la sua ragione di impegno programmatico. Questa fu anche la ragione principale nel suo impegno come sottosegretario, tra il 1948 e il 1949, nel ministero del Lavoro guidato da Amintore Fanfani. In due celebri articoli pubblicati su «Cronache Sociali» [vedi in fondo], la rivista della corrente guidata da Giuseppe Dossetti in cui La Pira si era riconosciuto, La Pira stese un vero e proprio manifesto per l’azione che il governo avrebbe dovuto sviluppare in favore della «povera gente»: non assistenzialismo, ma una politica impegnata per la piena occupazione, affinché tutti, partecipando al processo produttivo, si sentissero integrati nello Stato.

Erano idee e progetti che si scontravano frontalmente contro interessi forti, che si erano rapidamente ricostruiti dopo la guerra e che intravedevano lucidamente come le idee di La Pira costituissero un ostacolo per coloro che al centro di tutto non mettevano la promozione della persona, ma quella dei propri profitti. La reazione fu durissima e La Pira fu oggetto di una campagna di diffamazione che proseguì praticamente per tutto il resto della sua vita.

Sindaco a Firenze

Il suo impegno si spostò quindi sul piano locale e in qualità di sindaco di Firenze cercò di dare attuazione concreta a quelle idee che aveva perseguito quando era impegnato a livello nazionale. Fu sindaco in anni di povertà diffusa e non esitò a ricorrere a norme legislative risalenti a un secolo prima per requisire gli alloggi sfitti e dare un tetto a chi ne era sprovvisto; e per evitare l’aggravarsi della già dura crisi occupazionale non esitò a drammatizzare a livello nazionale la crisi della Snia-Viscosa o della Pignone per impedire licenziamenti che avrebbero ridotto sul lastrico migliaia di famiglie. E fu sempre negli anni del suo impegno a Firenze, gli anni della caldissima “Guerra fredda”, che sviluppò un intenso impegno per la promozione della pace, giungendo persino a sviluppare una proposta di armistizio per il conflitto in Vietnam che, se accolta, avrebbe potuto risparmiare dieci anni di conflitto e migliaia di morti.

In questo senso La Pira ha davvero molto da dire ancora oggi, perché se l’azione politica non si dispiega all’interno di un progetto che persegue anzitutto il bene comune diventa mero cabotaggio, incapace di cogliere le reali esigenze della società e schiacciata da interessi particolaristici. Primato della persona, piena occupazione, programmazione economica, impegno per la pace: davvero La Pira non è mai stato più attuale!

Enrico Galavotti

La Pira – L’attesa della povera gente – Cronache Sociali IV (1950) 1

La Pira – Difesa della povera gente – Cronache Sociali IV (1950) 2

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