Articolo
Simona Lembi

La Rappresentanza, funzione da valorizzare per la qualità della democrazia

Profonde riforme sono in corso di definizione, che sollevano discussioni, apprezzamenti, ma anche perplessità e, in molti, anche timori. Abbiamo chiesto a Simona Lembi, Presidente del Consiglio Comunale di Bologna, di fornirci un quadro sintetico su questi temi, cruciali per i cittadini.

simona-lembiNegli ultimi tempi non sono stati rari gli appelli da parte di molti al taglio della politica. Sono state pochissime le voci in dissenso rispetto a questo obiettivo e, per molti aspetti, tanti (troppi) esponenti politici, coi propri comportamenti, hanno prestato il fianco ad un’onda lunga di tagli e restrizioni di cui, a mio parere, ancora non vediamo tutti gli effetti. Non entrerò nel merito delle tante opinioni di autorevoli (e meno) esponenti della politica nazionale e locale ‎in merito.

Quello che vorrei fare, ringraziando la rivista Il Mosaico per lo spazio che mi offre, è di fornire alcune cifre ed evidenziare i provvedimenti normativi che molto, negli ultimi decenni, hanno modificato quantità e qualità dei compiti della rappresentanza istituzionale.

Solo per quanto riguarda la città di Bologna, ad esempio, circa 20 anni fa‎ (e cioè prima della riforma dell’elezione diretta dei Sindaci, su cui tornerò più avanti), il Consiglio comunale era composto da 60 consiglieri, oggi sono 36; esistevano 12 quartieri, ognuno dei quali con un Consiglio elettivo, l’anno prossimo molto probabilmente diventeranno 6; esisteva una Provincia con Consiglieri eletti nelle circoscrizioni bolognesi, ora la Città metropolitana è un ente di secondo grado, quindi con Consiglieri non eletti direttamente dai cittadini; eravamo in presenza di un Senato elettivo, molto probabilmente nei prossimi anni il nuovo Senato sarà composto da esponenti delle Regioni e dei Comuni, senza che questi siano eletti direttamente dai cittadini italiani per svolgere questa funzione aggiuntiva.

Personalmente sono stata favorevole al lungo processo di riordino istituzionale che ha interessato il nostro Paese in particolare negli ultimi 20 anni. Penso inoltre sia necessario guardare favorevolmente alla semplificazione amministrativa, quando risponde meglio alle esigenze dei cittadini.

Non voglio tuttavia omettere di dire che questo processo ha comportato un taglio del 50% della Rappresentanza che vuol dire anche, per i cittadini, vedersi dimezzata la possibilità di rappresentare proprie storie, valori ed interessi nelle assemblee in cui vengono prese le decisioni che riguardano tutta la comunità.
In aggiunta a questo, essendo sostanzialmente rimasta invariata la popolazione residente, per gli eletti ha significato fare lo stesso lavoro di prima, pur ricoprendo metà dei seggi che il Consiglio aveva solo vent’anni fa.

Il rapporto eletti/elettori

Nessuno ha nostalgia del tempo passato. Credo tuttavia che questa situazione imponga a tutti di riflettere sul rapporto eletti/elettori, sulla relazione dentro/fuori le istituzioni, sugli strumenti di partecipazione, sulle reali possibilità di coinvolgimento delle persone, di renderle attive protagoniste della vita istituzionale delle città, ricordando le parole di Teresa Mattei, madre costituente quando, dibattendo dell’attuale articolo 3 della Costituzione italiana (a lei si debbono le due parole ‘di fatto’ che trasformano il principio di uguaglianza da formale, a sostanziale) ebbe a sostenere che i grandi che “hanno pensato ed operato per l’avvento nel nostro Paese della Repubblica, ci hanno insegnato che la pietra angolare della Repubblica, ciò che le dà vita e significato, è la sovranità popolare”.

Giova qui ripercorrere (a grandi linee e di questo mi scuso con chi legge) le trasformazioni legislative che hanno interessato, più di recente, gli enti locali ed in particolare i Consigli comunali.

La riforma dei primi anni ’90, quella per intenderci dell’elezione diretta dei Sindaci, aveva teso a rafforzare la funzione di governo degli enti locali attraverso l’elezione diretta del Sindaco, l’incompatibilità tra la funzione di Assessore (e cioè di governo) e Consigliere (e cioè di indirizzo e di controllo) nei Comuni di maggiori dimensioni, rafforzando l’autonomia delle assemblee elettive che da quel momento avrebbero eletto un proprio Presidente.

Non sempre, dall’apertura della stagione di riforma delle autonomie locali fino ai giorni nostri, abbiamo assistito ad interventi amministrativi e normativi organici. Circa la carte delle autonomie locali, si è prevalentemente privilegiato di effettuare singoli interventi legislativi. Inoltre un limite di quella stagione di riforma è di avere, sulla carta, ben definito quali funzioni facevano capo all’organismo elettivo , mentre nella pratica non si è riscontrato questo principio. A mio parere, inoltre, difficilmente l’autonomia del Consiglio comunale può essere praticata esclusivamente garantendo che le assemblee elettive possono eleggere al loro interno Presidenti e Vicepresidenti. Fin a quando funzioni attribuibili ai Consigli comunale non saranno nella piena disponibilità dei Consigli stessi, l’autonomia rimarrà un principio formale.

Gli interventi legislativi

Giungendo ai più recenti interventi legislativi, voglio ricordare il Decreto legge n. 174/2012, convertito in legge, che ha, tra l’altro, potenziato il ruolo del Consiglio comunale nell’ambito delle funzioni di controllo interno e le leggi riconducibili al filone “anticorruzione”. Queste ultime (legge n. 190/2012 e decreto legislativo n. 33/2013) chiamano gli organi di vertice degli enti locali ad adottare il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, con la _finalità di pianificazione organizzativa in ordine alle “misure” per contrastare il verificarsi dei fenomeni corruttivi e il Piano triennale della trasparenza, _per garantire un adeguato livello di trasparenza, legalità e sviluppo della cultura dell’integrità. Si tratta di strumenti innovativi, che consentono ai Comuni di concorrere a pieno titolo ad attuare i principi costituzionali di legalità, imparzialità, buon andamento, efficienza ed efficacia. Non dimentico poi la legge 23 novembre 2012, n. 215, volta a promuovere la parità effettiva di donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive e ai pubblici uffici delle autonomie territoriali. Voglio citare anche la nuova disciplina contabile degli enti locali, dettata dal decreto legislativo 10 agosto 2014, n. 126, nella quale viene ampiamente valorizzata la funzione di indirizzo, programmazione e rendicontazione, propria dei Consigli, anche in un’ottica di Comune allargato.

Si è giunti infine alla legge di riordino istituzionale, legge 7 aprile 2014, n. 56, che riordina la disciplina sulle Province, regola l’istituzione delle Città metropolitane come nuovi enti di governo delle grandi aree urbane, delinea le funzioni fondamentali degli enti e detta nuove regole per promuovere fusioni e unioni di Comuni.

Verso il futuro

Il quadro normativo è tuttora in evoluzione, articolato verso tre filoni:
– il percorso di riforma costituzionale, che prevede un nuovo Senato con rappresentanza istituzionale di Regioni ed Enti locali e un nuovo riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni;
– il percorso di attuazione della legge Delrio, con l’adozione della legge regionale che assegna le funzioni prima spettanti alle Province e anche nuove funzioni ai vari livelli istituzionali;
– il percorso di riforma della Pubblica amministrazione, che spazia della carta digitale, alla semplificazione amministrativa ed organizzativa, sino al riordino delle società partecipate.
Ognuna di queste nuove evoluzioni normative ha bisogno che venga valorizzata la funzione della rappresentanza che, a suffragio universale, è questione recentissima.

Nel 2016 celebreremo il 70° anniversario dalla prima volta in cui donne e uomini si recarono ai seggi. Furono elezioni amministrative e Bologna fu il primo grande Comune ad andare al voto.
Questo anniversario comporta una grande responsabilità nel trovare sempre nuove forme di partecipazione dei cittadini alla vita politica e istituzionale della nostra città.

Simona Lembi

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