Articolo
Federico Bellotti

Fratelli d’Italia

Grande storia e piccole storie…  importanti decisioni dei potenti e faticose vicende di famiglie che emigrano e di bambini in cerca di una casa e di una terra accogliente… tante storie, tutte uniche e tutte simili… e sempre la responsabilità di ognuno di farsi sentinella attenta, consapevoli che la storia siamo noi e che il futuro ha sempre radici antiche: non possiamo permetterci di non averne cura!

federico-bellottiGlobalizzazione: complessità ed incontro

Il processo di repentina globalizzazione che caratterizza il tempo che viviamo – come tutti gli eventi epocali e peculiari di un’età storica – racchiude contemporaneamente i tratti dell’irreversibilità, della complessità e della pervasione. L’irreversibilità è legata al venir meno – in seguito allo sgretolamento causato dal massiccio uso delle nuove tecnologie e ancor più dalla pressione esercitata dalle sperequazioni fra Nord e Sud del mondo – di barriere e confini che la storia e l’orografia del pianeta avevano costruito; la complessità è connaturata all’incontro (che spesso, quasi inevitabilmente, diventa scontro) fra variegati stili di vita, fra culture lontane e differenti fedi; la pervasione evidenzia come questo processo planetario – nella sua estensione e multiformità – arriva a coinvolgere ognuno di noi, le nostre personali e collettive relazioni, molto spesso la nostra quotidianità ed anche intimità.

Ci guardiamo bene dalla tentazione di affrontare questo tema nei tanti aspetti economici, sociali, diplomatici, relazionali, culturali, religiosi e di costume rispetto ai quali dovrebbe essere declinato: molto modestamente ci limiteremo a tratteggiarlo dal particolare punto di vista bolognese (per alcuni dati di sintesi) e a richiamare alcune esperienze specifiche – fra le tante degne di significato – promosse nel territorio del quartiere Navile. Le esperienze che in questa “fetta di città” registriamo sono, fortunatamente, ben lontane dal presunto e temuto “scontro di civiltà” che alcuni fatti terroristici drammatici e lo strumentale “rullar di tamburi” di tanta pubblicistica inducono a far credere e – forse – a solleticare.

Presenza degli stranieri a Bologna

I flussi dall’estero riguardano principalmente persone in età attiva che arrivano nella nostra città per ragioni di lavoro e che frequentemente decidono di ricostituire nella nostra città il loro nucleo familiare. Ne consegue che i residenti stranieri risultino mediamente più giovani rispetto al complesso della popolazione autoctona, con un’età media di circa 33 anni rispetto agli oltre 47 anni della popolazione bolognese.

Gli stranieri residenti in città sono particolarmente numerosi nelle aree che circondano il centro storico, nella periferia nord e lungo le principali direttrici stradali nella parte orientale ed occidentale della città. Il rione Bolognina, con 25 stranieri ogni 100 abitanti, risulta di gran lunga la zona più multietnica: qui vivono oltre 8.800 cittadini stranieri. A Bologna i bambini e i ragazzi fino a 14 anni di nazionalità non italiana rappresentano il 22,8% dei residenti in questa fascia d’età. E evidente che la componente migrante in città è divenuta ormai una parte strutturale della nostra compagine demografica. Tra i più giovani sono numerosi coloro che hanno seguito un percorso di crescita analogo a quello dei loro coetanei italiani, basti pensare che quasi la totalità degli stranieri di età inferiore a 3 anni è residente a Bologna dalla nascita (94%) mentre l’85% dei bambini stranieri in età prescolare (3-5 anni) ha vissuto almeno metà della vita a Bologna.

Prove di comunità alla Beverara

Entrando nello specifico della zona Lame registriamo tante iniziative di sostegno e di incontro promosse – fra gli altri – dalle tre parrocchie del territorio, dall’associazione “Famiglia Aperta” e dalla chiesa Avventista. In particolare i Centri Caritas delle parrocchie di Bertalia e Beverara assistono circa 150 nuclei famigliari: di questi poco più di 50 (che raccolgono poco meno di 200 componenti) sono di religione islamica. Fra questi l’etnia maggiormente rappresentata è quella marocchina. Gli assistiti di religione cristiana (cattolici ma soprattutto ortodossi e copti) sono – forse inaspettatamente rispetto a quello che mediamente si pensa – in numero maggiore e la componente italiana è da anni regolarmente crescente. Anche le attività pomeridiane di doposcuola vedono una larga partecipazione di ragazzini stranieri che, dopo la scuola, frequentano quotidianamente gli spazi e le strutture dell’oratorio parrocchiale.

Ogni anno, grazie al lavoro volontario di alcune signore, viene organizzata una cena araba con grande e compiaciuta partecipazione di tanti cittadini. Insomma, siamo agli inizi di un cammino di convivenza e di collaborazione che sollecita un ripensamento radicale di certe destinazioni d’uso degli spazi oratoriani e parrocchiali e le stesse finalità di alcune attività educative: anche la testimonianza di fede e l’impegno pastorale (se non catechistico) dovranno essere ripensati in funzione di un contesto e di presenze che cambiano le prospettive richiedendo nuove e più fantasiose attenzioni.

L’esperienza di “Divercity” all’Istituto Comprensivo 3 – Lame

L’Istituto scolastico Comprensivo 3 – Lame riunisce una scuola materna, due scuole elementari e una scuola media. Nel corrente anno scolastico gli alunni frequentanti sono stati complessivamente 837 dei quali 267 stranieri, con una incidenza media pari a oltre il 31% sul totale degli iscritti. In particolare nella scuola elementare Bottego la presenza di alunni di cittadinanza non italiana è arrivata quasi a toccare il 38% del totale degli studenti: di questi la stragrande maggioranza è nata in Italia o in Italia abita da più di 6 anni. Al di là di questo dato rimane una significativa percentuale (pari a circa il 10% dei ragazzini stranieri nati nei paesi d’origine) che richiedono specifiche attività finalizzate all’apprendimento e al consolidamento delle conoscenze relative alla lingua italiana.

Da parecchi anni la festa di fine anno è diventata “Divercity”, ovvero la “città diversa” ma anche “le diverse città nella stessa comune città”. Le famiglie degli studenti sono invitate a condividere cibi e bevande dei loro paesi d’origine e all’arcobaleno dei colori dei visi, dei capelli e degli abiti tradizionali si unisce la varietà dei sapori e la ricchezza degli aromi e dei profumi. La multiforme tavolata che viene allestita è dunque fatta di colori, di profumi e di sapori condivisi con orgoglio e che diventano per tutti sorpresa, curiosità e ricchezza.

Anche nella scuola media “Salvo D’Acquisto” l’ultima festa musicale di fine d’anno è risultata un piccolo trionfo di sorprendente varietà: sonorità orientali, ritmi africani, melodie anglosassoni e cadenze sincopate_ hanno trovato emozionante sintesi nell’inno italiano cantato da un grande coro di ragazzi in rappresentanza di tutte le classi. Occhi a mandorla, visi color ebano, caschetti biondi cantavano all’unisono le parole retoriche ed emozionanti dell’inno di Mameli: cantavano di un’Italia nuovamente desta, cantavano di un comune debito verso Roma da sempre culla e sintesi delle ricchezze di tanti popoli, cantavano di una nuova fratellanza che le differenze dei tratti e la varietà delle provenienze renderanno più ricca per tutti.

Emozionati dall’ascolto abbiamo intravisto il futuro!

Federico Bellotti

Come si può leggere nell’annuario statistico del Comune di Bologna, sono quasi 58.000 i cittadini stranieri residenti a Bologna al 31 dicembre 2014. Negli ultimi dieci anni gli stranieri residenti sono più che raddoppiati e la loro incidenza, sul totale della popolazione, ha raggiunto il 15%. Notevole è la presenza di cittadini dell’Europa orientale (circa il 42% del totale), del sub-continente indiano e dell’estremo oriente. La nazionalità più presente è la Romania con 8.575 abitanti, al secondo posto gli originari delle Filippine (5.311), al terzo quelli del Bangladesh (5.289). La Moldova (con 4.385 persone) è in quarta posizione, seguita da Marocco (4.085), Ucraina (3.563) e Pakistan (3.557).


 

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