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Giuseppe Liso

FI.C.O.: fiore all’occhiello per Bologna?

A Bologna spesso i progetti infrastrutturali e di crescita economica, turistica e culturale si sono fermati ai sogni. E’ quindi naturale che le attese siano molte, così come i dubbi. Abbiamo chiesto a Giuseppe Liso, esperto della situazione di offrirci una sintetica descrizione del progetto FICO e una sua valutazione complessiva.

giuseppe-lisoIl Progetto

FI.C.O. (Fabbrica Italiana COntadina) è un progetto promosso dal CAAB di Bologna, con il supporto dell’Amministrazione Comunale bolognese e la partecipazione di Eataly.

“FI.C.O. si propone di diventare la struttura di riferimento per la divulgazione e la conoscenza dell’agroalimentare italiano; attraverso la ricostruzione della filiera produttiva…” (www.eatalyworld.it).

FI.C.O. avrà specifiche aree dedicate alla Coltivazione, Produzione, Vendita dei prodotti e Ristorazione; si svilupperà su una superficie complessiva coperta prevista di circa 80.000 mq complessivi dei quali 9.300 destinati alla vendita di prodotti agroalimentari, 10.600 alla Ristorazione, 27.000 al Parco Agroalimentare e produzione dimostrativa e 2.000 mq al Centro Congressi, ai quali si aggiungono 120.000 mq di area scoperta.

La realizzazione del progetto è stata affidata ad un Fondo immobiliare denominato “Parchi Agroalimentari Italiani”. La dotazione patrimoniale del Fondo è stata inizialmente fissata in circa 100 milioni di euro: il CAAB con l’apporto del complesso immobiliare in un valore di 55 milioni di euro; altri 50 milioni da raccogliersi presso investitori. L’investimento nel Fondo poteva/può avvenire attraverso la sottoscrizione per cassa di nuove quote o acquistando dal CAAB quote del Fondo. La gestione del Fondo è a carico di una SGR [Società di gestione e ricambio n.d.r.] mentre la gestione operativa sarà condotta da una Operating Company, detenuta al 100% dal Fondo, la quale ha sottoscritto col Fondo stesso un contratto di locazione. Eataly partecipa al progetto essendo di fatto (anche se non in modo esclusivo) il gestore del Parco in quanto avrà la responsabilità di fornire i servizi di direzione e promozione commerciale, di gestione amministrativa e dell’attività manutentiva.

A regime è stato stimato un flusso di visitatori complessivo di 6 milioni: sono previsti ingressi di visitatori non consumatori per circa 2,4 milioni, 400.000 visite didattiche, 1,8 milioni di clienti per l’acquisto di prodotti e 1,7 milioni di clienti della ristorazione; inoltre sono previsti più di 10.000 partecipanti ad eventi e congressi. In totale si prevede che il 45% dei visitatori effettui acquisti (prodotti food o ristorazione). I ricavi complessivi degli operatori di settore coinvolti in FI.C.O. (ristoratori, venditori, ecc.) dovrebbe raggiungere, superata la fase di start-up (2019), i 72 milioni di euro.

Dal mondo di Amelie al mondo di Eataly

Quelli sopra indicati sono le caratteristiche e i numeri che descrivono una visione/sogno che è stata fatta propria da alcuni imprenditori, manager pubblici, istituzioni, mondo della cooperazione bolognese e non sempre “condivisa” da molti stokholders cittadini. Il sogno, la visione si sta trasformando, comunque, in realtà e dopo aver superato alcune difficoltà logistiche/contrattuali (spostamento degli attuali operatori del CAAB in altra sede) è prevista l’apertura di “Eataly Word Bologna” (questo sarà il nome commerciale del Parco) nella primavera 2016, stagione ritenuta più adatta all’apertura rispetto al grigio autunno come precedentemente previsto.

Le attese, quando si raccontano e soprattutto si cerca di trasformare i sogni in realtà, sono molte, così come alte sono le resistenze al cambiamento in particolare in una città come Bologna che appare molto spesso più legata al proprio passato (città nostalgica) che capace di pensare al suo futuro. Tuttavia alcune domande è legittimo porsi per capire meglio anche quali risposte verranno date ed in particolare rispetto a quelle minacce che fin da subito hanno caratterizzato il progetto: il perdurare della crisi economica con rischio di sovrastima dei ricavi attesi; l’elevato patrimonio necessario all’avvio di FI.C.O. in un periodo di scarsa propensione agli investimenti in “start up immobiliari”; la carenza infrastrutturale cittadina: se non adeguata potrebbe non consentire i flussi di visitatori previsti; i possibili contrasti con operatori della ristorazione cittadina o con altri attori economici in concorrenza con FI.C.O.; la dipendenza eccessiva della Operating Company da Eataly

Alcune risposte sono state date e sono positive, in particolare quella della dotazione finanziaria, l’aver puntato sui Fondi Istituzionali previdenziali è stato sicuramente un successo perché ha permesso di raccogliere più fondi di quelli inizialmente previsti, consentendo al Caab (e quindi ai soci pubblici) di veder ridurre la propria esposizione. Inoltre l’esempio di Expo ci incoraggia a pensare che l’innovazione, la proposta audace ma coinvolgente possa premiare, al di là della crisi e dell’immobilismo italico, e consentire a FI.C.O./Eataly World di diventare effettivamente un polo di attrazione permanente.

Ma altre risposte sono state timide se non assenti. Il tema della mobilità, seppur discusso, non è stato ancora risolto e questo è ancora più grave perché non solo può pregiudicare il raggiungimento dei risultati attesi ma anche minare di fatto la possibilità di costruire un ponte tra FI.C.O. e la città, tra FI.C.O. e gli operatori economici cittadini, facendo di Fico di fatto una isola a se stante slegata dal tessuto urbano.

Sempre in riferimento al rapporto tra città e FI.C.O., l’avventura di Expo dovrebbe essere di esempio, occorre fin da subito pensare ad un “Fuori FI.C.O.” di carattere permanente. Occorre che FI.C.O. sia un veicolo attraverso il quale promuovere la città, perché solo così FI.C.O. potrà avere una lunga storia e la città vedere riconosciuto un suo specifico ruolo di città della cultura, del cibo e della conoscenza (pensare da subito a politiche di incoming condivise) .

Concludo sottolineando come il rapporto tra FI.C.O. ed Eataly è un tema cruciale per il successo dell’iniziativa. La relazione di dipendenza del format FI.C.O. dal brand “Eataly world” utilizzato per promuovere tale format e l’aver delegato di fatto la gestione del Parco ad Eataly, risolve di fatto nell’immediato molti problemi soprattutto di marketing, ma se i rapporti tra i diversi soggetti coinvolti non sono stati definiti fin dall’inizio in termini di gestione prospettica dell’iniziativa, es altri parchi nel mondo basati sul medesimo format, si rischia di compromettere le relazioni nel medio-lungo periodo. In altre parole, se il successo del format “Parchi Agroalimentari Italiani” dovesse essere rilevante ed esportabile in altre realtà metropolitane internazionali e se i rapporti tra i vari soggetti che ne avranno determinato il successo non sono già stati definiti, allora potrebbero nascere problemi tra il detentore del brand “Eataly world”, che è anche il gestore del Parco, e gli attuali investitori

Giuseppe Liso

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