Articolo
Flavio Fusi Pecci

Variazioni semantiche di impatto costituzionale (Renzi / 1)

Nessuno può negare la necessità e l’urgenza di operare concreti e profondissimi cambiamenti in Italia, in Europa e nel mondo a fronte di una evoluzione senza precedenti per rapidità, qualità e gravità della situazione internazionale e nazionale. In un contesto italiano paludoso è “esploso” Renzi, cui tutto si può negare tranne l’impulso energetico immesso nel sistema e l’abilità mediatica e di strategia politica. Fermo restando tutto ciò e, per ora, indipendentemente dalla valutazione dei risultati (che vedremo presto), cerchiamo di capire su che cosa e a quale livello le sue intenzioni/azioni impattano profondamente.

Flavio Fusi PecciL’escalation.

Se proviamo a ripercorre molto schematicamente i passi “mediatici” compiuti da Renzi possiamo tracciare facilmente l’abilissima “operazione semantica” che ha condotto e sta tuttora attuando per step successivi:
1) Lancio mediaticamente efficacissimo della necessità ineludibile della rottamazione: giovane vs. vecchio;
2) Progressiva trasformazione della dizione: giovane = nuovo vs. vecchio = obsoleto = inefficiente;
3) Adozione della equazione risolvente del sistema: giovane = nuovo = efficiente vs. vecchio = conservatore = inefficiente;
pertanto, di fatto, non solo interventi di critica, ma anche dubbi, suggerimenti, preoccupazioni, proposte alternative provenienti da persone della vecchia generazione (sia di età che di passato quadro culturalepolitico) si prestano ad essere contrastati più ancora che nella sostanza (sono in effetti spesso obsoleti o miopi o, comunque, di dubbia o provata inefficienza) con la frase liquidatoria: questa è gente che rema contro, perché, appunto è vecchia (di età e di testa), conservatrice (vuole conservare i propri privilegi), inefficiente (perchè è di fatto burocrate e non vuole/non sa valutare il merito, la realtà, l’evoluzione del mondo etc. ). Ergo: largo al nuovo !! … a prescindere?

La battaglia sfinente sull’articolo 18.

In questo caso, ne siamo tutti coscienti, si tratta di affrontare il vero, fondamentale per tutti, gravissimo problema che flagella l’Italia di oggi: la mancanza di serie opportunità di lavoro per una fascia enorme di persone, soprattutto giovani (18-35 anni), ma anche e con impatto sociale addirittura maggiore, in fascia di potenziale massima produttività (40-50 anni). Su questo bisogna essere chiari e non fingere di non capire: al fondo vero del dibattito non è in gioco l’articolo 18, ma l’articolo 1 della Costituzione. Al limite, anche a ragione, data l’evoluzione della storia. Ma, anche qui l’operazione semantica implicita che contiene la discussione ha un fortissimo impatto reale.

Infatti, per l’articolo 1 della Costituzione e, quindi, per come abbiamo concordemente sancito fino ad oggi, vale la seguente relazione biunivoca: lavoro = dignità + cittadinanza con tutto quello che questo implica in termini di casa, salute, educazione ed istruzione, legalità, serenità pur nelle difficoltà della vita etc.

Posto che dominano l’evoluzione finanziaria-speculativa del mondo, l’impatto per tanti versi eccezionalmente positivo della tecnologia (che tuttavia spesso “mangia” posti di lavoro), la crescita tumultuosa di stati e popolazioni finora fuori dai giochi e oggi pensantissimamente emersi in termini di esigenze, offerta di lavoro a basso prezzo, ma anche forza ed innovazione (Cina, Corea, India, Brasile, etc..), la nuova relazione sempre più imperante è: lavoro = merce globalizzata. Pertanto, chi ha più soldi, potere, capacità etc. lo tratta, lo usa, lo compra, lo vende, etc. insieme alle persone che lo fanno o dovrebbero/ potrebbero fare. N.B.: è questo che il mondo dice e attua oggi ovunque e, siccome per come va il contesto mondiale, europeo, nazionale etc.. il nostro modello di vita e sviluppo NON è più sostenibile, l’assunto implicito anche nella strategia di Renzi è: adattiamoci = non possiamo fare diversamente.

Ovviamente, le cose sono molto più articolate e complesse di così e si cerca di fare il possibile per parare i colpi e limitare o graduare i danni. Ma questa è la triste e sconsolante realtà. Anche la “sinistra-che-nonc’è” si deve rassegnare perchè NON ha un modello realistico, alternativo da proporre: questo è un fatto/dato assodato e per quanto stiamo vivendo, purtroppo, apparentemente irreversibile. In questo caso quindi, che si voglia o no, Renzi ci dice che non abbiamo vie di uscita e che tanto vale accettare l’evidenza e provare a navigare fra i flutti meglio che possiamo. La grande domanda è: quanto costa in termini di vita e, ancora più importante, chi e come paga questi prezzi disastrosi?

L’inevitabile?

In questa logica, apparentemente inevitabile, diventa implicito e quasi naturale che l’intera struttura istituzionale dello stato cambi e si adegui, anche a costo di variare in modo molto significativo il livello di democrazia che i nostri antenati (vicini e lontani) hanno faticosamente costruito, certamente anche con molti errori. Purtroppo, il meccanismo virtuoso, ma complesso di articolazioni e contrappesi, prodotto per gestire pluralità di opinioni ed interessi che doveva garantire rappresentanza, legaltà, equità etc. è andato malamente in crisi e, cosa ancora più grave, ha prodotto una corruzione di tutti gli apparati e sistemi pubblici e privati. Non solo: questo ha corroso le nostre teste, di noi ex-cittadini che abbiamo accettato e stiamo sempre più accettando di diventare pubblico-consumatore portatore di diritti, prima ancora che di doveri.

Certamente una affermazione di questo tipo può sembrare – e forse è – banale e moralistica, fatta (come mi spiegano tante volte vari amici e colleghi) da una persona garantita e con la pancia piena; però sono sempre più convinto che se non si riparte dalla scuola di base, dall’allargare le teste di tutti, non sarà facile evitare tempi ed avvenimenti peggiori, dati i vincoli e l’evoluzione rapidissima e turbolenta del mondo (migrazioni inarrestabili, conflitti atavici storici, religiosi, culturali, fame e sete, tracolli ambientali etc.).

Ecco allora che in questo contesto, — che Renzi assume come obbligatoriamente ed inevitabilmente imposto dal contesto mondiale, in cui noi oggettivamente non contiamo niente perché siamo solo generali senza truppe e senza miniere! — il Presidente del Consiglio deve diventare un Amministratore Delegato, in una logica e struttura tutta verticale, aziendalista-finanziaria. Ovviamente, se questa è la strada, il Parlamento Costituzione nominale (quello nei fatti è ben peggio…) non aiuta, e quindi va cambiato. In particolare, nella fase che stiamo vivendo, certamente non va bene quello esistente, totalmente inadeguato in qualsiasi contesto storico lo si voglia riferire.

Alla luce di tutto ciò, la semplificazione del sistema, vedi in particolare l’abolizione del bicameralismo (revisione del senato) è un po’ come l’operazione fatta sui sindaci secondo cui Il sindaco e la giunta (da lui selezionata) contano, mentre il consiglio comunale è depotenziato, vincolato e -in poche parole – inefficace. Quello che conta infatti è quello che l’Amministratore Delegato ed il Consiglio di Amministrazione decidono. In poche parole, anche in questo caso la variazione semantica implica una variazione sostanziale di grandissimo impatto sul futuro. Molti concordano e la vedono come una strada efficace, unica ed obbligata, molti altri però ne paventano le conseguenze. Quorum ego.

Alcune amare domande

A questo punto sarebbe importante essere in grado di dare risposte a varie domande, ad esempio: è davvero inevitabile questo quadro? questa proposta da Renzi è davvero l’unica strada percorribile? per quanto tempo e come questo schema nuovo potrà andare bene ai giovani e ai meno giovani ? Visto che il resto del mondo (non solo l’Europa/ Germania) impone e decide per noi, come evolverà il contesto che di fatto ci governa? come finirà? quando?
Io vedo molto molto nero e mi pare che la deriva sia irreversibile. Certamente non compare all’orizzonte una soluzione pacifica concreta (internazionale e nazionale) e questo nuovo contesto e procedimento italiano tutto-all’attacco (istituzione comprese?) per dirla alla Renzi, mi pare sia quanto meno preoccupante. Ma il tempo e la storia oramai volano… e presto si vedrà. Infine… noi vecchi, forse di sinistra/sinistrati (ma non-gufi e/o non-coglioni), che cosa possiamo fare?

Flavio Fusi Pecci

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