Articolo
Tania Bergamelli

Una buona opportunità

Mi piace immaginare le lettere del nome PrendiParte fatte di fili di vimini che, come impazziti di magia, si alzano e si intrecciano. Creano la base, poi i bordi. S’impennano nell’arcata del manico. Il cesto finale è la nostra associazione: salda, inclusiva, immaginativa.

La prima possibilità che offre è quella dell’incontro: PrendiParte, costituita dai quattordici soci fondatori nel 2012, coinvolge una quarantina di volontari che si riconoscono nella carta etica e che condividono valori e obiettivi dell’associazione. Un cesto innanzitutto aggregativo, insomma, dentro cui non è improbabile finire, quando si voglia provare non tanto, o non solo, a confrontarsi su cosa siano la Solidarietà o l’Integrazione, quanto piuttosto a realizzare nella propria azione quotidiana un piccolo gesto che renda vero – che renda dato di fatto concreto – quello che altrimenti resterebbe un bel principio astratto scritto su una carta.

Dall’incontro scaturisce la condivisione: delle nostre esperienze e delle nostre aspettative. Più sopra ho dato come attributo la capacità immaginativa, e lo voglio sottolineare: lo è davvero. Perché magari in PrendiParte ci sei entrato un po’ per caso un po’ per finta, trascinati da un amico oppure da una bella voce sul suo conto, come “l’associazione che fa doposcuola”. Quel che è certo, però, è che una volta saltati dentro al cesto basta poco, pochissimo, per rendersi conto che ci si ritrova insieme con ragazzi che hanno più o meno la tua età, ovvero più o meno il tuo stesso tipo di (in)certezze sul futuro, ma soprattutto hanno le tue stesse domande. Siamo tutti lì, circondati dal muro di vimini, a chiederci com’è che il paese in cui siamo non ci sembri degno del paese che abbiamo in testa quando diciamo Italia. A domandarci cos’è che manca alla nostra società perché sia capace davvero di garantire quei valori che – ohibò – condividiamo e cerchiamo (ho scritto già Solidarietà e Integrazione, ora potrei aggiungere Sostenibilità ambientale, Legalità, Antimafia sociale). Ad arrovellarci sul perché dia l’impressione di essere indietro proprio sui valori verso cui la vorremmo portare: verso cui uno stato occidentale con la nostra storia dovrebbe voler essere portato, naturalmente. Finché non arriva la domanda cruciale: cosa possiamo fare noi, quale può essere il nostro contributo, affinché il vivere civile che riconosciamo intorno a noi si renda più simile a quello che abbiamo in mente?

Ecco, dunque, l’aspetto che ci tengo a chiarire subito, di PrendiParte: se abbiamo il coraggio di immaginarla, una società con quei principi come pilastri, non abbiamo nemmeno paura di provare a realizzarla.

Una volta compreso tutto ciò, si capisce come nasca l’esigenza di una formazione permanente per i soci; nessuna associazione, infatti, può pensare di fare “promozione sociale” senza avere gli strumenti per muoversi nei settori che ha scelto. Nel nostro caso, si tratta del lavoro che ci porti ad essere educatori di ragazzi più giovani. Ci presentiamo con la peculiarità di essere più grandi di loro, sì, ma nemmeno proprio adulti: una via di mezzo che avvantaggia sul piano della comunicazione, della confidenza nel rapporto. Poi però si tratta anche, e forse soprattutto, di dare l’esempio: un ragazzo di quattordici anni che non ha voglia di studiare matematica si chiede come mai tu, con quattro, cinque anni di più, sei lì di fronte per aiutarlo nei compiti. Non hai di meglio da fare del tuo pomeriggio? sembra dirti con gli occhi. Non pensi di essere stato a scuola abbastanza, che ci fai ancora qui? Ti pagano? Certo che non ci pagano; certo che siamo lì di fronte con la voglia di esserci. Forse quel ragazzo non si renderà conto ancora per un pezzo del “che cosa ci facciamo lì”, ma prima o poi ci arriverà e, al di là dei compiti, sta in questo il risultato più difficile di un educatore: nel riuscire ad essere un esempio tra i tanti.

Ancora non basta, perché succede che la formazione non sia limitata ai soci, bensì aperta a tutta la cittadinanza. Argomenti che hanno a che vedere con ambiti quali la storia degli anni più recenti, la politica, la memoria non potremmo non approfondirli in occasioni che siano utili a chiunque desiderasse partecipare: oltre ad occuparci di conferenze o di presentazioni di libri, abbiamo creato la “Scuola di Politica”, un progetto che mira ad informare su argomenti di attualità (per esempio l’anno scorso in occasione delle elezioni europee) o che, insieme all’ANPI, organizza una fiaccolata per la giornata del 25 aprile.

I progetti concreti in corso

Eppure, quanto detto finora è solo il contorno, dopotutto. Perché il cuore pulsante dell’associazione sta nelle attività, nelle due o quattro ore settimanali che ciascun socio dedica in una delle scuole di Bologna. Il cuore pulsante è quello che impariamo ogni volta che torniamo da un doposcuola, è il rapporto che abbiamo coi bambini e i ragazzi.

Ad oggi, i progetti cardine dell’associazione sono quattro e coinvolgono più di cinque istituti scolastici: Oltrescuola, diviso in elementari e medie, nato non solo per offrire attività di doposcuola ma anche per mettere a disposizione degli alunni una realtà che vada, appunto, “oltre” la scuola, consentendo loro di trovare stimoli diversi sia attraverso lo studio e il sostengo nei compiti, sia con attività ludiche. Il progetto We- School, invece, si rivolge a studenti del primo anno del liceo che faticano, per i più svariati motivi (mancanza di un metodo di studio individuale, difficoltà derivate dal non essere italofoni, problemi famigliari), a stare dietro a ritmi ben diversi da quelli delle medie, dunque ragazzi che potrebbero compromettere fin dai primi mesi la loro carriera scolastica; in questo caso, i volontari forniscono assistenza per lo svolgimento dei compiti e l’impostazione dello studio delle materie più ostiche. Infine, il progetto Scu.Ter – “scuola e territorio” – prevede l’apertura di un punto di incontro in cui gli operatori di PrendiParte siano sempre visibili all’interno della scuola in cui operano. Il punto, aperto una volta a settimana per tutta la mattina, funziona come centro di aggregazione e di promozione di attività, di confronto coi ragazzi. Scu.Ter è un tentativo di abituare gli studenti ad essere ‘cittadini della scuola’, così da prepararli e avvicinarli ai cittadini che saranno fuori, una volta usciti.

Questo, a grandi linee, per raccontare qualcosa di cosa sia Prendi- Parte: un cesto di ragazzi e di progetti, che aspetta solo di crescere. Un cesto che non ha paura, e anzi si propone, si adopera e smania di Prendere Parte al cambiamento.

Tania Bergamelli

Crescere nel rispetto degli altri e delle regole

In queste nostre attività, unite all’impegno che mettiamo nell’affiancamento agli animatori di Libera nei loro percorsi nelle scuole (chiamati Fai la cosa giusta ed Antimafia spa), proviamo a dare un nuovo senso alla parola “legalità”. Noi, infatti, condividiamo con Libera l’idea che non ci sarà mai un cambiamento in Italia, che non vedremo mai la sconfitta delle mafie, se non cambierà la mentalità degli italiani. Se i classici comportamenti di buona parte dei nostri concittadini (l’omertà, il rispetto delle regole solo quando sono convenienti, l’indifferenza verso la cosa pubblica) non muteranno, tutti gli sforzi per sconfiggere la criminalità organizzata saranno vani, perché questa troverà sempre terreno fertile per rigenerarsi e risorgere: come prima, nonostante tutte le operazioni giudiziarie che si possono compiere, più di prima, nonostante tutte le leggi che si possono approvare. Con questo obiettivo in mente, tutte le settimane decidiamo di parlare coi ragazzi delle scuole superiori di attualità, dei problemi che ci circondano, di cosa si possa fare per risolverli; decidiamo di fare i compiti e di giocare coi bimbi delle elementari e gli adolescenti delle medie. Facciamo tutto ciò con entusiasmo, perché siamo perfettamente convinti di essere nel giusto: l’Italia potrà sconfiggere le illegalità, il vero male che impedisce al nostro Paese di risollevarsi, solo grazie ad una nuova generazione di persone cresciute nel rispetto degli altri e delle regole, nella consapevolezza dell’importanza dello studio, che a volte può anche essere un gioco; persone che conoscono i disastri a cui porta l’indifferenza e che imparano ad essere cittadini a scuola, per essere poi, per il resto della loro vita, cittadini che si sentono responsabili di quello che succede nel mondo.

Andrea Giagnorio

Annunci

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: Il sommario dell’ultimo numero | Il Mosaico - 08/12/2014

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

AUTORI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: