Articolo
Andrea De Pasquale

… Sì, ma non avete capito (Renzi / 2)

Nelle discussioni fra noi del Mosaico, Andrea De Pasquale, con cui condividiamo tante idee e posizioni, sul tema Renzi dice: “nel merito … la vediamo diversamente” e qui spiega perché.

Andrea De PasqualeCarissimi,
sui vostri timori, posso capirli, ma per come vedo io la situazione i problemi sono tutt’altri. Renzi sta dicendo di voler fare solo un piccolo pezzo della strada che altri paesi (Germania, Inghilterra) hanno fatto in 20 anni, e che ritengo necessaria: drastica riduzione della spesa pubblica e del corrispondente peso fiscale sul lavoro e sull’impresa. E profonda delegificazione e semplificazione burocratica.

Oggi siamo un paese di sudditi in un sistema potestativo dove l’autorità di controllo sa di averti in mano quando vuole, perché le cosiddette “regole” sono troppe, contraddittorie e impossibili da rispettare. Siamo cioè semplicemente fuori dallo stato di diritto: come cittadino, professionista, imprenditore, sai che in qualsiasi momento un pezzo di stato può multarti, sanzionarti, bloccarti. Siamo a prima della Magna Charta, inizio dello stato liberale, quello stato dove un cittadino può stare serenamente in piedi di fronte al principe, perché esiste la possibilità di conoscere la legge e rispettarla. In Italia no.

Ma questo è solo un piccolo pezzo del problema. C’è il ruolo distorto del sindacato (che mente su tutto, anche sui numeri: il milione di persone a Roma il 25 ottobre erano 170.000). C’è l’insostenibilità della Cassa Integrazione così come è concepita (fino a 7 – 8 anni di sussidi a condizione di non lavorare, quindi incentivanti alla disoccupazione). C’è il sistema dei premi nella PA che funzionano come diritti acquisiti (si danno a tutti, automaticamente). C’è l’irresponsabilità dei dirigenti pubblici rispetto ai risultati (“Dottore, mica dipende da me…”)

Dall’altra parte ci siamo noi, ci sono io. Che non so se e come pagheremo gli stipendi il prossimo mese (a proposito di precarietà…). Che in 3 anni abbiamo visto crescere di 80.000 € (su 1 milione di fatturato) i costi contributivi, a parità di dipendenti e di stipendi. Che non sappiamo fino al 20 dicembre cosa ci cambierà la legge finanziaria. Che paghiamo il 53% di costi pubblici (tasse e contributi) sul fatturato (non sugli utili: sul giro d’affari) per pagare Autorità come il Garante della Privacy, che un giorno qualsiasi può entrare in una azienda per un controllo e rovinarla. Quando vuole e come vuole (un sentito grazie a Rodotà).

Ma lo sapete che dal pasticcere all’ingegnere, chiunque abbia un’attività d’impresa è costretto a dichiarare quotidianamente il falso per lavorare? Perché la normativa di settore è incompatibile con l’attività, quindi ci si barcamena e si confida nella bonarietà delle autorità di controllo (e torniamo al punto di partenza). E non vi rendete conto che in nome della tutela dei deboli in Italia sono fiorite e si sono moltiplicate strutture clientelari che danno lavoro (o meglio, stipendi) a migliaia di persone sistemate dalla politica o dal sindacato a carico delle imprese e dei lavoratori veri?

Il lavoro come diritto (a un posto, a uno stipendio, a mansioni non degradanti…)? Bellissimo. Ma per chi? Per i dipendenti pubblici, certo. Per quelli privati ma di grandi aziende, anche. Per i tutelati dall’articolo 18, figurati. Invece per i professionisti, gli artigiani, i commercianti, le partite iva, dov’è mai stato questo diritto? Chi è mai venuto a contarci le ore? Chi ha mai detto al cliente “questo non lo puoi pretendere”? Suvvia…

Carissimi, ho l’impressione che lo scandalo che in voi e in tanti altri genera Renzi con il suo Job Act non sia altrettanto avvertito da gente come me per il semplice motivo che viviamo già, da sempre, quella condizione di precarietà, di affanno, di incertezza del domani, di esposizione personale, nella quale però dobbiamo nuotare tutti i giorni, che spaventa tanto chi finora ne è stato escluso, protetto, garantito. Un po’ di avvicinamento degli estremi, un po’ di maggiore “uguaglianza”, tra pesi, responsabilità, rischi e garanzie, sinceramente no, non mi spaventa. Anzi…

A presto,
Andrea De Pasquale

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