Articolo
Stefano Ramazza

Nasce la Città Metropolitana

La Città Metropolitana e la riforma del governo locale bolognese: una transizione rinviata a lungo fra tante incertezze e ancora oggi difficile per tanti problemi istituzionali, normativi, di competenze, di risorse economiche ed umane. Abbiamo chiesto a Stefano Ramazza che ha vissuto dall’interno la vita della Provincia e poi la lunga gestazione che ha portato alla Città Metropolitana di fornirci un sintetico quadro complessivo della situazione.

Stefano RamazzaSono molto contento che la Città Metropolitana [d’ora in avanti CM] di Bologna finalmente stia per nascere: data prevista per il parto, 1 gennaio 2015. Come succede, le ultime settimane prima della nascita sono le più intense per cercare tutto ciò che serve per la neonata: vestitini, passeggino, lettino…. Comuni e Regione stanno cercando proprio ora quello che serve per fare vivere bene la CM: regole, funzioni, soldi e personale.

La nuova creatura sarà affidata alle cure di tre organi: il Sindaco metropolitano (il Sindaco del Comune di Bologna fino alla scadenza del suo mandato, cioè nel 2016), il Consiglio metropolitano eletto il 28 settembre e insediato il 16 ottobre (composto da 18 membri: 9 Sindaci e 9 consiglieri comunali; 12 seggi alla maggioranza PD e 6 seggi alle 4 liste di minoranza) e la Conferenza metropolitana (composta da 56 Sindaci e presieduta dal Sindaco metropolitano).

Tutte le altre informazioni sul DNA della CM le potete leggere nella Legge “Delrio” n° 56/2014 e nei siti della Provincia e del Comune di Bologna, e nella sterminata pubblicistica giuridica di questi ultimi anni. Riporto solo le finalità istituzionali generali che la legge Delrio (art.1 comma 2) assegna alla CM: “cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee.”

Per il raggiungimento di queste finalità generali la legge attribuisce (art.1 comma 44) alle città metropolitane sei funzioni fondamentali, che dovranno gestire insieme alle altre 6 funzioni fondamentali (art.1 comma 85) assegnate anche alle province. Inoltre allo statuto dell’Ente, che sarà adottato dalla Conferenza metropolitana dei Sindaci su proposta del Consiglio metropolitano, (art.1 commi 9, 10 e 11) la legge conferisce ampia autonomia normativa, regolamentare e organizzativa di esercizio delle funzioni metropolitane e comunali.

In sostanza la legge prevede l’ente CM come “strategico” per lo sviluppo delle comunità e dei territori metropolitani, perciò in grado di creare massa critica sufficiente alla competizione su scala nazionale e internazionale. E’ chiaro che questo nuovo ente dovrà avere un ruolo forte e politicamente attivo, in grado di creare effettive sinergie territoriali. La Regione dovrà assumere la propria prospettiva strategica territoriale in accordo con la CM, per evitare di “fare morire nella culla” il nuovo ente.

Come la facciamo vivere

Voglio ora però proporvi un racconto della CM immaginata dalla parte del cittadino metropolitano cioè di ognuno di noi, che siamo poco più di un milione e che viviamo nei 56 comuni dell’area metropolitana, che – a propria volta – corrisponde semplicemente all’area provinciale bolognese.
Che possibilità ha il progetto di CM di Bologna di rendere più semplice la vita dei cittadini che devono fare i conti con i costi e la qualità dei trasporti pubblici e privati, dei servizi sociali e sanitari, dell’offerta scolastica, dei servizi per lo smaltimento e riciclo dei rifiuti per l’erogazione dell’acqua potabile e tanto altro?

Da un lato gli obiettivi da raggiungere sono chiari e semplici – servizi pubblici efficienti e di qualità e regolamenti semplici e uguali in tutti i Comuni – dall’altro la macchina della Pubblica Amministrazione deve consegnare i risultati ai cittadini in tempi definiti. E’ chiaro che tutto ciò è oggetto di buona politica degli enti locali, affidata per la sua attuazione ai sindaci e consiglieri eletti direttamente dai cittadini. Sarà semplice per i cittadini capire di chi sono le responsabilità delle scelte strategiche e gestionali che prenderà la CM? E quale tipo di partecipazione e coinvolgimento a tali scelte sarà praticabile per il cittadino?

Al cittadino metropolitano è rimasta la possibilità di eleggere con il proprio voto ogni 5 anni il sindaco e i consiglieri del comune dove risiede. Ma quel sindaco e quei consiglieri che poteri e che peso hanno nella CM? La somma degli enti – Comuni, Unioni di Comuni, Ambito Territoriale Ottimale, Distretto socio-sanitario, CM – che governano e gestiscono molte funzioni nel nostro territorio dà al cittadino metropolitano la possibilità di capire di chi sono le responsabilità e i meriti del governo locale?

Già oggi circa il 50% del bilancio dei comuni è gestito dalle Unioni Comunali non elette direttamente dai cittadini. Il modello organizzativo in crisi è quello dei comuni, in primo luogo quello del Comune di Bologna, infatti la macchina comunale non è più adeguata alle attuali esigenze della Pubblica Amministrazione e al nuovo impianto del governo locale basato sulla CM e sulle forme associative sovracomunali. Occorre evitare che l’attuale struttura organizzativa del Comune di Bologna assorba e gestisca la struttura organizzativa della CM. Il rischio è che si produca uno sfarinamento del potere negli enti locali. Ad esempio un sindaco, che è membro di un organo dell’Unione di Comuni, può essere consigliere metropolitano ed avere anche una delega dal Sindaco Metropolitano. Il cittadino metropolitano, però, lo può giudicare con il suo voto elettorale solo per quello che fa in veste di Sindaco del proprio comune.

Nella nuova dimensione metropolitana serve -ed è già stato richiesto in diverse occasioni pubbliche, per es. il Town Meeting del giugno scorso – un coinvolgimento dei cittadini con dibattiti pubblici per le scelte strategiche, la valorizzazione delle loro competenze diffuse mediante le nuove modalità di comunicazione e di trasparenza, scelte e decisioni degli organi istituzionali fondate su approfondite analisi costi-benefici e l’impegno a rendicontazioni pubbliche dei risultati raggiunti (accountability). E’ ormai provato che la trasparenza sui costi e i benefici può improntare le decisioni democratiche, anzi i tentativi di stimare i costi e benefici e di rivelare gli esiti della stima all’opinione pubblica producono un grande miglioramento delle qualità delle decisioni pubbliche.

L’azione del decisore pubblico si deve sempre più velocizzare e seguire quattro fasi: ascolto, decido, realizzo, rendiconto. I tempi dell’ascolto devono aumentare e diminuire notevolmente le ultime due fasi. Oggi invece è il contrario.

L’opportunità invece è quella di avviare una fase di riforma strategica degli enti locali nella città metropolitana che sia adeguata a rispondere alle attuali esigenze del governo locale e a quelle prevedibili nei prossimi decenni.

Proprio il 18 novembre il Consiglio Metropolitano ha adottato la proposta di statuto della CM, e la sottopone alla consultazione di enti, organizzazioni e associazioni, cittadini. Entro il 31 dicembre dovrà essere approvato dalla Conferenza metropolitana dei Sindaci. Nel testo non è presente il tema delle modalità di elezione degli organi, tema che dovrà essere affrontato in sede di partito politico per dare ai cittadini una visione strategica adeguata alla nuova stagione del governo degli enti locali, che potrebbe prevedere anche una fase transitoria di 2-5 anni.

La strada maestra: la fusione dei comuni e la riforma dei quartieri

La strada maestra per questa necessaria riforma strategica è quella della fusione dei comuni attuali nella dimensione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), creati con la Legge regionale n°21 del 2012, con una soglia minima di 30 mila abitanti. L’esempio positivo del nuovo Comune Valsamoggia, nato dalla fusione di 5 Comuni, non deve rimanere isolato. Sarebbe inoltre garantito il governo della maggioranza eletta dai cittadini, al posto dei diritti di veto di singoli membri negli organi delle Unioni, e aumentata la governabilità, la responsabilità e la legittimazione dei processi politici locali comunali e di area metropolitana.

La fusione dei comuni, all’interno di un’Unione o di un ATO, si presenta anche come una riforma a risorse umane ed economiche invariate, anzi crescenti per il beneficio pieno dei contributi economici dello Stato e della Regione per la fusione. Inoltre la fusione di comuni porta a creare organi di governo (Sindaco, Giunta e Consiglio comunale) con un proprio mandato elettorale diretto dei cittadini che accresce la governabilità, la responsabilità e la legittimazione dei processi politici locali.

Comuni e Sindaci con uguale peso politico e territoriale nella CM, in un numero variabile da 10 a 15, sarebbero un fattore di semplificazione e di garanzia di governabilità maggiore dell’attuale situazione che vede 56 sindaci e circa 780 consiglieri di Comuni, dei quali solo 13 (23%) sono sopra la soglia dei 15 mila abitanti. Attualmente gli organi degli enti locali con poteri decisionali (Consigli, Giunte, Sindaci dei 56 comuni e delle 8 Unioni) sono 192, ai quali si aggiungono i presidenti e i consigli dei 9 quartieri del Comune di Bologna per un totale di 210 organi di decisione. La riduzione di questo numero credo debba essere una priorità politica per la semplificazione e la riduzione di burocrazia.

La recente proposta del sindaco Merola di avviare un confronto sulla proposta di ridurre da 9 a 6 i quartieri di Bologna è da valutare necessaria per il nuovo dimensionamento dei quartieri; tuttavia non pare sufficientemente innovativa sulla scala metropolitana dove sarebbero efficaci comuni accorpati nella dimensione di 60-70 mila abitanti, tra cui anche i 6 quartieri/municipi che si potrebbero costituire scorporando l’attuale Comune di Bologna, e il governo metropolitano.

In questo quadro di riforma strategica del governo locale metropolitano acquista significato anche l’elezione diretta da parte di tutti i cittadini del Sindaco e del Consiglio metropolitano che legittima e conferisce alla CM un ruolo forte strategico e politicamente attivo. Per questo anche il Comune di Bologna deve venire riformato e superare il decentramento dei quartieri, realizzato per le esigenze di più di 40 anni fa, creando al loro posto 6 Municipi con le stesse funzioni e poteri degli altri comuni dell’area metropolitana.

Conclusioni

La vera riforma necessaria oggi è quella che adegua i comuni alle nuove esigenze del governo metropolitano: 10-15 Comuni, risultato di fusioni degli attuali 56 Comuni e subentranti alle Unioni, con uguali funzioni e servizi di prossimità, e una CM con funzioni strategiche di area vasta quali pianificazione territoriale, sviluppo economico, ambiente, mobilità. Si realizzerebbe così un’effettiva semplificazione della governance locale con tre livelli di governo: Comune (nato da fusioni, sostitutivo delle Unioni e coincidente almeno con il territorio degli attuali Ato e distretti socio sanitari), CM e Regione al posto degli attuali 6 (Comune, Unione, Ambito territoriale ottimale, distretto socio sanitario, CM, Regione).

La Legge Delrio ha finalmente chiuso una fase di circa 20 anni di sole chiacchere sulla città metropolitana. Mi auguro che alla nuova creatura sia regalata una strategia del governo locale che non guardi al passato ma al presente e soprattutto al futuro con gli occhi del cittadino metropolitano.

Stefano Ramazza
(20 novembre 2014)

MODALITA’ DI ELEZIONE DEL CONSIGLIO METROPOLITANO

Per eleggere i 18 membri del nuovo Consiglio Metropolitano il 28 settembre 2014 si sono recati alle urne in 705, corrispondenti all’84,53% degli aventi diritto: 834 sindaci e consiglieri dell’area metropolitana di Bologna.
Si tratta di elezioni di secondo livello, non partecipano quindi i cittadini.

Il Consiglio Metropolitano si è insediato il 16 ottobre 2014 presso la sede della Provincia di Bologna. E’ composto da 18 Consiglieri eletti e dal Sindaco del Comune di Bologna che lo presiede.

Alla Lista Pd sono andati 12 seggi con i voti ponderati indicati:
Isabella Conti (sindaco di San Lazzaro di Savena): 5.217 ATO Valli Savena-Idice
Daniele Ruscigno (sindaco di Valsamoggia): 5.160 Unione Reno Lavino Samoggia
Stefano Sermenghi (sindaco di Castenaso): 4.419 ATO Terre di pianura
Irene Priolo (sindaco di Calderara): 4.413 Unione Terre d’acqua
Marco Monesi (consigliere comunale di Castel Maggiore): 4.275 Unione Reno Galliera
Massimo Gnudi (sindaco di Vergato): 4.143 Unione Appennino Bolognese
Daniele Manca (sindaco di Imola): 3.908 Unione Nuovo Circondario Imolese
Lorenzo Minganti (sindaco di Minerbio): 3.384 Unione Terre di Pianura
Fausto Tinti (sindaco di Castel San Pietro Terme): 3.206 Unione Nuovo Circondario Imolese
Raffaella Santi Casali (consigliere comunale di Bologna): 3.153 Comune Bologna
Benedetto Zacchiroli (consigliere comunale di Bologna): 2.971 Comune Bologna
Rossella Lama (consigliere comunale di Bologna) Comune Bologna

Tre gli eletti per la lista Uniti per l’alternativa:
Giuseppe Vicinelli (sindaco di Sant’Agata Bolognese): 4.860 Unione Terre d’acqua
Lorenzo Tomassini, (consigliere comunale di Bologna): 4.805 Comune Bologna
Michele Facci (consigliere comunale di Bologna): 2.794 Comune Bologna

Infine un seggio a testa per:
Rete Civica: Michela Mazza (consigliere comunale di Dozza): 4.060 ATO Imolese (Circondario Imol)
Movimento Cinque Stelle – Beppegrillo.it: Claudio Frati (consigliere comunale di Imola): 6.999 (Unione Nuovo Circondario Imolese
Sinistra per i beni Comuni: Lorenzo Cipriani (consigliere comunale di Bologna): 3.708 Comune Bologna

In Consiglio Metropolitano sono rappresentante, oltre al Comune di Bologna, tutte le 7 Unioni di Comuni presenti nel territorio metropolitano:
Comune Bologna 6 consiglieri 3 maggioranza e 3 minoranza
Circondario Imolese 4 consiglieri 2 maggioranza e 2 minoranza
Terre di pianura 2 Consiglieri di maggioranza
Terre d’acqua 2 consiglieri 1 maggioranza 1 minoranza
Reno Galliera 1 consigliere di maggioranza
Reno Lavino Samoggia 1 consigliere di maggioranza
Valli Savena-Idice 1 consigliere di maggioranza
Appennino Bolognese 1 consigliere di maggioranza

Il “peso” del voto di ogni elettore non è identico, ma dipende dalla popolazione del comune presso cui esercita la carica: all’aumentare della popolazione aumenta il peso del voto. I comuni sono stati divisi in 6 fasce in base alla popolazione e per ciascuna di esse è stato determinato (con calcolo assai complesso previsto dalla legge) un indice di ponderazione .

Il voto di ciascun consigliere è stato moltiplicato per l’indice di ponderazione. Ad esempio il voto dei consiglieri della fascia dei comuni più piccoli è stato moltiplicato per 21(1:45) , quello dei consiglieri di Bologna per 945, quello dei consiglieri di una delle fasce intermedie per 192….(1:5)

Annunci

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: Il sommario dell’ultimo numero | Il Mosaico - 08/12/2014

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

AUTORI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: