Articolo
Giancarlo Lenzi

Il cosiddetto Partito della Nazione (Renzi / 3)

Nell’articolo del 27 ottobre 2014, su La Repubblica, di Ilvo Diamanti titolato «Il ri-partito della Nazione» si legge testualmente a pag. 25 “il Partito della Nazione così come lo ha battezzato Renzi”… non c’è dubbio che il nome del battezzato possa sollevare più di un sopracciglio. Questo articolo che ci ha cortesemente inviato Giancarlo Lenzi illustra alcuni suoi perché. Altri condividono?

La indiscutibile autorevolezza dell’autore autorizza chiunque riconosca l’importanza che oggi ha nel tragico quadro politico italiano il Partito Democratico – anche se non lo vota o ne dissente – a preoccuparsi: Matteo Renzi il segretario del Partito Democratico eletto non molti mesi fa con una maggioranza enorme nelle primarie vuole quindi rottamare il Partito del quale è il capo per sostituirlo con il cosiddetto Partito della Nazione (PdN) ? O forse – peggio ancora – trasformare nei fatti con graduali forzature il PD nel Partito della Nazione tradendo in tutti e due i casi quel 41% di elettori delle elezioni europee oltre che quelli che lo hanno votato alle primarie?

Confesso subito che non so chi abbia usato per primo su di un giornale, o dalla TV, o in conferenza stampa, o in piazza, o magari su Facebook e affini l’espressione “Partito della Nazione”. E, tanto meno, so, come tutti o quasi, chi ne abbia la proprietà, i diritti d’uso, o comunque lo abbia regolarmente registrato o depositato. Certo è che il cosiddetto Partito della Nazione, ha molti e qualificati – anzi qualificatissimi – “accuditori” che si premurano di accreditarlo, di diffonderne l’idea dell’ esistenza futura ma certa; lo citano speranzosi, lo ricordano ad ogni occasione. L’ho trovato – il cosiddetto – a mo’ d’ esempio in una non ingenua domanda di Mentana nell’intervista a Renzi nel telegiornale delle 20 di venerdì 24 ottobre, e il giorno dopo sul telegiornale Sky24 della sera a proposito della Leopolda, per non dire delle citazioni nei fondi o commenti politici del Corriere della Sera o di Repubblica ed altri. Un coro polifonico, non so se casuale o eterodiretto che – volontariamente o no – ci abitua alla sua esistenza, per ora puramente mediatica, cosicché quando essa passasse da mediatica a reale l’opinione pubblica darebbe il fatto come naturale, già scontato, anzi atteso, dovuto e salvifico.

Chissà perché mi viene da associare questo fenomeno alla lunga operazione di marca Berlusconiana volta ad abituare all’esistenza di una Costituzione di fatto, accettata prima di diventare Costituzione di diritto, al fine di trasformare la nostra Repubblica da parlamentare a Presidenziale. Voglio dire che analogamente si può man mano abituare l’elettorato alla esistenza mediatica di un Partito mai formalmente nato che poi sostituisce nel fatti un Partito mai formalmente morto.

Ebbene dico subito e crudamente che il cosiddetto Partito della Nazione non mi piace. Lo rifiuto, e se nascesse, mai mi ci iscriverei (sono iscritto al PD) e mai lo voterei (voto PD).

Provo a dirne le ragioni che sono almeno otto:

1) Il cosiddetto Partito della Nazione è (nomen est in rebus) Il Partito Unico: chi non lo accetta, chi non lo vota, prima è fuori dalla Nazione poi diventa il nemico della Nazione. Grazie, abbiamo già dato.

2) Il cosiddetto Partito della Nazione sarebbe – con la gioia di molti – la BALENA GRIGIA, senza altro progetto che il potere, senza altro valore condiviso che la produttività (vedi dichiarazione del 25 ottobre alla Leopolda dell’ ormai famoso ed influentissimo finanziere Serra in merito al diritto di sciopero) senza altra anima che la cosiddetta unanimità nazionale.

3) Il cosiddetto Partito della Nazione per il fatto di privilegiare la Nazione è privo di spirito Europeo: anzi ne è fin dal nome l’antitesi.

4) Il cosiddetto Partito della Nazione, per il solo fatto di esistere, nega l’esistenza di culture diverse e democraticamente alternative come destra e sinistra. Certo che i concetti di destra e sinistra del ‘800 e del ‘900 sono largamente superati (salvo che per pochi “giapponesi” residuali), non essendo più configurabili nella lotta fra classi, ma nell’alternativa democratica tra priorità e soluzioni diverse e talora opposte rispetto ai problemi della nuova società.

5) Un siffatto nome non esclude automaticamente dall’appartenenza al Partito Socialista Europeo al quale Renzi stesso ha voluto prima delle elezioni Europee fa aderire il Partito Democratico?

6) Il cosiddetto Partito della Nazione può esistere solo se ha natura plebiscitaria e non parlamentare, perché la seconda prevede pluralità di posizioni alternative ( si chiamino esse destra e sinistra o come cavolo si vuole) e Assemblee elettive (quale che sia il metodo elettorale), mentre il primo è fatto- nel caso migliore di tante affascinanti Leopolde verticalmente formate, certamente utili e con tante potenzialità, ma assolutamente informali e non democraticamente elette ed quindi non sostitutive degli organi elettivi della rappresentanza.

7) Il cosiddetto Partito della Nazione risponde nel suo nome ad un impulso di rottamazione acritica e generalizzata dell’ esistente: un impulso oggi piuttosto diffuso nel Paese – ed anche in altri Paesi – ben comprensibile nella situazione socio/ economica globale. Una rottamazione che però rischia (o si propone?) di buttare via (come si suol dire) il bambino (la democrazia ) con l’acqua sporca del malgoverno e della corruzione. Questo è il pericolo vero, ma noi ci siamo già passati e sappiamo dove conduce: solo un sistema saldamente democratico sostenuto da una Costituzione urgentemente ammodernata (nel modo più unitario possibile nel momento del suo ri-formarsi) può salvare la nazione democratica e pluralista per uscire dal tunnel nero economico/ sociale.

Last but not least

Ci sono sostantivi importanti: quelli che noi siamo portati a scrivere con la maiuscola: Stato, Costituzione, Nazione, Repubblica, Parlamento, Presidenza (della Repubblica ), e pochi altri. Ognuno di essi oltre ad un significato universale e oggettivo, ne ha pure uno storico/politico che è variabile da Paese a Paese essendo legato alla diversa storia, ruolo, uso che in ciascun Paese esso ha avuto. Purtroppo almeno in Italia, in Germania e in Spagna, ma anche di rimbalzo nelle definizioni correnti in Europa, il generalmente nobile termine Nazione è venuto ad assumere per le nostre vicende storiche dell’ultimo secolo un significato culturale, politico ed anche popolare del tutto negativo che gli resta imprescindibilmente addosso: legato concettualmente alle forme di dittatura di destra, ai vari “nazionalismi” anche tuttora esistenti in Paesi europei.

Noi italiani lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle e sui nostri morti. Questo non viene dimenticato; non può e non deve essere cancellato: non solo da chi personalmente lo ha sperimentato, come me ed i superstiti della mia generazione, ma anche e soprattutto dai più giovani delle ultime generazioni, ai quali purtroppo poco, troppo poco si è narrato. Ma che comunque è parte dolorosissima della nostra Storia: un Paese che perda o voglia perdere la propria Memoria diventa un Paese senza identità: un paese grigio come la balena grigia del cosiddetto Partito della Nazione.

Giancarlo Lenzi
3 novembre 2014

Annunci

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: Il sommario dell’ultimo numero | Il Mosaico - 08/12/2014

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

AUTORI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: