Articolo
Anna Alberigo

Diciamo no alle mafie anche nella nostra regione

Come preannunciato nel n. 46 diamo spazio al delicato tema della lotta alle mafie che dovrebbe coinvolgere ciascuno di noi almeno nel senso di porvi molta attenzione. Vi presentiamo un breve stralcio dell’introduzione dell’importante documento prodotto a fine mandato dalla Regione Emilia Romagna, che porta il titolo dell’articolo che segue. Con l’aiuto dell’associazione DIECIeVENTICINQUE puntiamo i riflettori sul processo Black Monkey, che riguarda il gioco d’azzardo in correlazione alle azioni di stampo mafioso, ed infine vi presentiamo le attività dell’associazione PRENDIPARTE composta da giovani e giovanissimi che si occupa anche di educazione alla legalità. Segue una breve bibliografia.

Anna AlberigoPartiamo dal lessico, che come spesso accade è forma, ma anche sostanza: quando parliamo di infiltrazione mafiosa evochiamo un doppio scenario: da un lato riconducibile agli anni in cui i provvedimenti di soggiorno obbligato e le scelte criminali di soggetti provenienti dal Sud si incrociarono in modo assolutamente dannoso per la regione, dall’altro indichiamo invece spazi anche dell’economia legale in cui possono, appunto, “infiltrarsi” capitali e persone di provenienza sospetta (nel caso di prestanomi).

In conseguenza alla presenza accertata di evidenti ramificazioni dei principali gruppi di criminalità organizzata che sono radicati nel nostro meridione, il termine radicamento sembra essere il termine che si presta maggiormente a descrivere la realtà emiliano-romagnola, anche se si affianca, con indubbia utilità, a quello di “infiltrazione”. Escluderemo invece quello di colonizzazione che richiama una situazione già compromessa dal punto di vista della presenza mafiosa in un’area delimitata e presuppone un controllo manu militari della zona sottoposta, dove le cosche sono riuscite a riprodurre le modalità e i riti, le gerarchie e le attività proprie dell’ambiente originario, sfruttando ampiamente i legami parentali e di sangue.

Attualmente le cosche di origine ‘ndranghetistica sembrano costituire la mafia più radicata (per ramificazione) all’interno dell’Emilia-Romagna, perciò l’attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine si sta appuntando gioco forza sulla ricerca delle prove dell’esistenza in regione della cellula base dell’organizzazione ‘ndranghetista. Anche di questo occorre tener conto nel ricostruire il radicamento avvenuto e, per certi versi ancora in atto, della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna. Numerose indagini partite dalla Calabria hanno avuto riscontri, arresti e sequestri di beni anche in regione, ma fino ad oggi [n.d.r.agosto 2013] è mancata la prova dell’esistenza di una o più “locali” tanto nel territorio emiliano che in quello romagnolo, a differenza di quanto avvenuto invece nelle regioni limitrofe, dal Piemonte alla Liguria, per non parlare della Lombardia, dove proprio la vitalità delle “locali” della ‘ndrangheta è stata tra le cause di maggiore diffusione del fenomeno mafioso.

Passando a parlare di cosche di origine camorristica, le indagini “Pressing 2” e “Vulcano” confermano le presenze di quelle che la DIA definisce “propaggini”, particolarmente attive nel riciclaggio dei proventi illeciti, nel traffico di droga e nelle pratiche dell’estorsione e dell’usura, combinate tra loro e spesso volte allo sfruttamento parassitario della vittima, fino a chiedere una sorta di sub ingresso all’interno della realtà economica vessata o a costringere la stessa a chiudere ogni forma di attività.

Altri servizi illeciti che elementi della camorra hanno implementato in questi anni di azione nel territorio regionale riguardano le azioni di recupero crediti: un sistema che si basa su società, che sono formalmente ineccepibili, attraverso le quali il recupero viene avviato spesso e volentieri facendo ricorso ad intimidazioni e minacce che ovviamente si abbattono sul debitore e non di rado, una volta recuperato il credito, i pagamenti vengono dilazionati nel tempo e restituiti con ritardo al legittimo creditore (se mai restituiti…)
Sempre di provenienza camorristica sono i riscontrati interessi dei casalesi verso la nostra riviera, pronti con la loro liquidità ad acquisti e compartecipazioni di aziende e imprese individuali, attive nei settori della ristorazione, del divertimento e del turismo in genere.

Le peculiarità strutturali ed organizzative di ‘ndrangheta e camorra sono state nel corso dell’ultimo decennio funzionali all’infiltrazione e al radicamento in Emilia-Romagna, anche per via della loro necessità di riciclaggio dei proventi illeciti, che a più riprese ha consentito alle stesse di piazzarsi con uomini e affari, anche a molti chilometri di distanza dalle zone di origine, differenziandosi in questo da quanto riscontrato per le organizzazioni riconducibili a “Cosa nostra”.

Le cosche legate a Cosa Nostra sono infatti per la loro cultura mafiosa più legate al proprio territorio: i boss latitanti sono stati quasi sempre raggiunti e arrestati dalle forze dell’ordine a pochi chilometri dall’abitazione familiare, una caratteristica quest’ultima che ritroviamo comunque un po’ in tutte le organizzazioni a carattere mafioso, che hanno nel territorio d’origine il punto di ancoraggio del loro potere.

Sul territorio nazionale – e forse questo vale anche per la nostra regione – le proiezioni di Cosa Nostra hanno preso le vie più silenziose, ma più redditizie, del reinvestimento in forme lecite delle ricchezze accumulate con i tradizionali business illeciti, acquisendo proprietà immobiliari, terreni ed esercizi commerciali.

Cruciale risulta essere l’attività di prevenzione della DIA volta a impedire le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici, esistono infatti numerosi esempi di azioni interdittive antimafia a carico di imprese.

Infine un cenno alla presenza delle mafie straniere. Le innumerevoli operazioni di carabinieri, polizia e della stessa DIA raccontano di joint ventures in cui sono risultati coinvolti numerosi affiliati ai gruppi albanesi con italiani – ‘ndrangheta in primis – e con nordafricani per regolamentare il commercio di stupefacenti all’ingrosso e anche lo spaccio al minuto.

Nello sfruttamento della prostituzione, oltre ai gruppi albanesi, sono coinvolti soprattutto moldavi, romeni e poi ancora nigeriani. Attivi invece nel campo dello sfruttamento della forza lavoro, entrata illegalmente nel paese sono in particolar modo gruppi di estrazione cinese.

a cura di Anna Alberigo

Breve bibliografia e documenti

Enzo Ciconte, Proiezioni mafiose al nord (Soveria Mannelli: Rubettino, 2013)
Enzo Ciconte, I raggruppamenti mafiosi in Emilia-Romagna (Bologna: Regione E.-R, 2012)
Alessandra Coppola e Irene Ramoni, Per il nostro bene: viaggio nell’Italia dei beni confiscati (Milano: Chiarelettere, 2013)
Giulia Di Girolamo, Alessandro Gallo, Non diamoci pace: diario di un viaggio [il]legale (Napoli: Caracò, 2014)
Pio La Torre legislatore contro la mafia, a cura di Carlo Ruta (Cava d’Aliga: Edizione di storia e studi sociali, 2014)
SOS impresa: le mani della criminalità sulle imprese, XIII Rapporto Reggio Emilia: Aliberti, 2012
Giovanni Tizian, La nostra guerra non è mai finita (Milano: Mondadori, 2013)
Giovanni Tizian, Gotica: ‘ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea (Roma: Robin, 2011)
Emilia Romagna cose nostre
Cortocircuito web-tv filmati
I siciliani giovani rivista on line
Libera radio, voci contro le mafie
Pagina sul sito della Regione Emilia-Romagna contenente i link al consuntivo di mandato (Una regione che dice di no alle mafie) e altri documenti della Regione E. R. in tema di lotta alle mafie
La parola liberata dalle mafie
LEGGE REGIONALE 26 NOVEMBRE 2010, N. 11 – DISPOSIZIONI PER LA PROMOZIONE DELLA LEGALITÀ E DELLA SEMPLIFICAZIONE NEL SETTORE EDILE E DELLE COSTRUZIONI A COMMITTENZA PUBBLICA E PRIVATA
LEGGE REGIONALE 9 MAGGIO 2011, n. 3 – MISURE PER L’ATTUAZIONE COORDINATA DELLE POLITICHE REGIONALI A FAVORE DELLA PREVENZIONE DEL CRIMINE ORGANIZZATO E MAFIOSO, NONCHÉ PER LA PROMOZIONE DELLA CULTURA DELLA LEGALITÀ E DELLA CITTADINANZA RESPONSABILE
LEGGE REGIONALE 12 MAGGIO 2014, n. 3 – DISPOSIZIONI PER LA PROMOZIONE DELLA LEGALITÀ E DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE NEI SETTORI DELL’AUTOTRASPORTO, DEL FACCHINAGGIO, DELLA MOVIMENTAZIONE MERCI E DEI SERVIZI COMPLEMENTARI

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