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La dieta mediterranea come strategia per contrastare l’invecchiamento

Il Dipartimento di Medicina Specialistica Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna ha aderito al progetto europeo NU-AGE, reclutando 250 volontari (il progetto a livello europeo ne coinvolge complessivamente 1250). L’intervento nutrizionale è ancora in corso ed i primi risultati sono attesi entro la fine del 2015. Il team di medici e i nutrizionisti impegnati in questa sfida presenta i contenuti del progetto che interessa ciascuno di noi.

Nella UE 27 (i 27 Stati membri dell’Unione Europea) si stima che la percentuale di persone anziane oltre i 65 anni aumenterà dal 17 al 30 % e che il numero di persone di 80 anni o più triplicherà, passando da 21,8 milioni nel 2008 a 61,4 milioni entro il 2060 (Eurostat: http://epp.eurostat.ec.europa.eu).
Questa rivoluzione demografica sottolinea l’importanza fondamentale di individuare strategie in grado di contrastare o rallentare l’invecchiamento e l’insorgenza di disabilità e malattie legate all’età, e così contribuire ad aumentare il numero di cittadini europei anziani in buona salute riducendo i costi socio-sanitari legati all’invecchiamento della popolazione.
L’invecchiamento umano è caratterizzato dal progressivo accumulo di danni a livello di molecole, cellule, tessuti e organi con l’età come risultato della continua esposizione ad una miriade di agenti interni ed esterni, tra cui radiazioni, sostanze chimiche e virus. Per contrastare questi agenti, durante l’evoluzione si sono sviluppati diversi meccanismi di difesa, che permettono all’organismo di rispondere, ed allo stesso tempo di adattarsi, all’esposizione prolungata ad agenti dannosi. In tal modo l’invecchiamento si può considerare un processo dinamico, risultante dall’interazione tra insulti ambientali e la capacità del corpo di rispondere ed adattarsi ad essi, come concettualizzato nella teoria del “rimodellamento” (Spazzafumo et al., 2013). Un elemento comune del fenotipo invecchiamento e probabilmente anche una delle sue cause maggiori, è l’infiammazione, in particolare uno stato di infiammazione cronica e di basso livello che abbiamo denominato “inflammaging” (Franceschi et al., 2000; Franceschi et al., 2007). L’infiammazione è un normale processo fisiologico di difesa che dovrebbe sconfiggere l’infezione e poi placarsi per permettere la ricostituzione di un tessuto normale. Tuttavia, diventando cronica, causa l’inflammaging che rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie legate all’età quali l’aterosclerosi, il diabete di tipo II e la neurodegenerazione (Cevenini et al., 2013).

Il progetto europeo NU-AGE

Una delle strategie anti-invecchiamento più affascinanti sembra essere la possibilità di diminuire l’inflammaging, senza compromettere il ruolo fisiologico dell’infiammazione, fondamentale per la sopravvivenza. Allo stato attuale, l’alimentazione è probabilmente lo strumento più potente e flessibile che abbiamo per raggiungere una modulazione cronica e sistemica del processo di invecchiamento in modo da migliorare lo stato di salute della popolazione anziana.
In questo scenario il progetto europeo NU-AGE (www.nu-age.eu), coordinato dal Prof. Claudio Franceschi dell’Università di Bologna, rappresenta uno strumento per capire come l’alimentazione possa migliorare la salute e la qualità della vita negli anziani (Santoro et al., 2014). L’assunto principale del progetto è la possibilità di contrastare l’inflammaging attraverso un approccio nutrizionale completo basato sulla dieta Mediterranea adeguatamente modificata per le specifiche esigenze delle persone con più di 65 anni di età. Gli studi condotti fino ad ora, hanno valutato l’impatto di singoli nutrienti e non di un’intera dieta, su vari parametri infiammatori. Il metodo adottato dal progetto NU-AGE permetterà di individuare non solo un maggiore numero di processi coinvolti nella risposta dieta-infiammazione ma soprattutto di studiarne le molteplici sinergie.
Al fine di individuare i meccanismi cellulari e molecolari responsabili degli effetti dell’intervento dietetico 1.250 volontari, di età compresa tra i 65 ed i 79 anni, sono reclutati in cinque paesi europei (Italia, Francia , Polonia, Paesi Bassi e Regno Unito) e completamente caratterizzati prima e dopo l’ intervento nutrizionale. Viene valutato il loro stato di salute e nutrizionale, le funzioni fisiche e cognitive, diversi parametri immunologici, biochimici e metabolici, nonché una serie di analisi dettagliate riguardanti la genetica e l’espressione dei geni (epigenetica e transcrittomica), la composizione della microflora intestinale (metagenomica) e la misura dei metaboliti derivanti dai vari processi biologici (metabolomica). Tutti questi parametri saranno analizzati tramite un approccio di biologia dei sistemi, altamente innovativa nel campo della nutrizione umana. I risultati dell’intervento dietetico saranno utilizzati poi per sviluppare prototipi di alimenti funzionali su misura per gli anziani al fine di migliorare lo stato di salute dei cittadini europei anziani.
In effetti, gli aggiustamenti dietetici specifici consigliati dalla dieta NU-AGE, come la riduzione o l’eliminazione di grassi saturi e trans, l’aumento dell’assunzione di grassi omega-3, vitamine, micronutrienti e antiossidanti possono aiutare a minimizzare l’infiammazione. Allo stesso modo, l’assunzione adeguata di cibi funzionali arricchiti con batteri benefici (probiotici) o con sostanze che ne favoriscano lo sviluppo (prebiotici), possono conferire effetti salutari influenzando la composizione della microflora intestinale, contribuendo direttamente alla riduzione dello stato infiammatorio e dei disturbi metabolici legati ad una dieta inadeguata negli esseri umani.
L’obiettivo generale quindi del progetto NU- AGE è di migliorare la salute e la qualità della vita della popolazione anziana in Europa, contrastando l’inflammaging attraverso una Dieta Mediterranea, considerata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, adeguatamente modificata per gli over 65.
Attraverso questo approccio, il progetto accetta la sfida ambiziosa di identificare i meccanismi molecolari e cellulari alla base degli effetti benefici e pervasivi che una sana alimentazione ha nel ritardare il declino fisico e cognitivo legati all’età.

Aurelia Santoro, Rita Ostan, Catia Lanzarini, Elisa Pini, Maria Scurti, Cristina Fabbri, Claudia Bertarelli, Giustina Palmas, Massimo Izzi, Dario Vianello, Miriam Capri, Claudio Franceschi (Dipartimento di Medicina Specialistica Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna)

Bibliografia:

Spazzafumo L, Olivieri F, Abbatecola AM, Castellani G, Monti D, Lisa R, Galeazzi R, Sirolla C, Testa R, Ostan R, Scurti M, Caruso C, Vasto S, Vescovini R, Ogliari G, Mari D, Lattanzio F, Franceschi C. Remodelling of biological parameters during human aging: evidence for complex regulation in longevity and in type 2 diabetes. Age (Dordr). 2013; 35 (2). 419-29.

Franceschi C, Bonafè M, Valensin S, Olivieri F, De Luca M, Ottaviani E, De Benedictis G, Inflamm-aging. An evolutionary perspective on immunosenescence. Ann N Y Acad Sci. 2000; 908:244-54.

Franceschi C. Inflammaging as a major characteristic of old people: can it be prevented or cured? Nutr Rev. 2007; 65(12 Pt 2):S173-6.

Cevenini E, Monti D, Franceschi C. 2013. Inflammaging. Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2013; 16(1): 14-20.

Santoro A, Pini E, Scurti M, Palmas G, Berendsen A, Brzozowska A, Pietruszka B, Szczecinska A, Cano N, Meunier N, de Groot C.P.G.M., Feskens E, Fairweather-Tait S, Salvioli S, Capri M, Brigidi P, Franceschi C and the NU-AGE Consortium. Combating inflammaging through a Mediterranean whole diet approach: the NU-AGE project’s conceptual framework and design. Mech Ageing Dev. 2014 Mar-Apr;136-137:3-13. doi:10.1016/j.mad.2013.12.001.

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