Articolo
Anna Alberigo

Difendersi dalle mafie? Meglio creare anticorpi!

La regione Emilia Romagna ha approvato tre leggi per contrastare le mafie: una sull’edilizia, una sugli autotrasporti e una quadro, L.R. 3/2011, già presentata sul n. 40 (2011) del nostro giornale. E noi cittadini che cosa possiamo fare?

Come Associazione Il Mosaico accogliamo volentieri l’invito del giornalista Federico Lacche, in prima linea nella lotta alle mafie in Emilia-Romagna, di Daniele Borghi, presidente regionale dell’Associazione Libera e di Antonio Mumolo, consigliere regionale, volto a disincentivare il radicamento delle mafie nella nostra regione. Infatti è stato stimato che in ER il 5% dei commercianti paga il pizzo. È fra l’altro importante notare che non esiste solo un pagamento in denaro, ma che spesso gli esercenti vengono costretti a lasciare usare i propri locali come deposito di armi o droga, o ad assumere determinate persone, oppure addirittura a fungere da prestanome, in quanto in realtà l’impresa o l’esercizio non sono più di chi è formalmente il proprietario. È fondamentale pertanto prestare grande attenzione e denunciare i cosiddetti reati spia, come lavoro nero, evasione fiscale, corruzione, estorsione, condizioni atte a creare terreno fertile per le mafie. Ci possiamo rivolgere al Servizio per la sicurezza della regione e la Polizia locale, oppure all’Associazione Libera, perché non vogliamo convivere con le mafie e ciascuno di noi può fare qualcosa.
Fra le tante iniziative, prendiamo ad esempio il movimento Addiopizzo nato il mattino del 29 giugno 2004, quando su centinaia di piccoli adesivi listati a lutto attaccati dappertutto per le strade del centro, la città di Palermo ha letto per la prima volta questo messaggio: “UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO È UN POPOLO SENZA DIGNITÀ”. Addiopizzo è anche un’associazione di volontariato, espressamente apartitica e volutamente “monotematica”, il cui campo d’azione specifico, all’interno di un più ampio fronte antimafia, è la promozione di un’economia virtuosa e libera dalla mafia attraverso lo strumento del “consumo critico Addiopizzo”
Attualmente hanno aderito quasi 900 imprese/esercizi siciliani (soprattutto della città di Palermo) e più di 10.000 cittadini, mentre 187 scuole sono coinvolte nella formazione antiracket promossa da Addiopizzo. Per chi vive e lavora in Sicilia esporsi in prima persona è oltremodo rischioso, ciascuno di noi può contribuire in piccola parte, ad esempio sottoscrivendo il loro manifesto in segno di solidarietà.
Infine, rimanendo nel tema, ci sembra importante portare alla attenzione di tutti noi il processo Black Monkey per cui si sono tenute le prime udienze a Bologna a partire dal gennaio di quest’anno che fa seguito a una indagine avviata dalla Guardia di finanza su una presunta organizzazione criminale dedita al gioco illegale. In questo ambito, ci stringiamo anche noi intorno a Giovanni Tizian, il giornalista che si è costituito parte civile al processo e che fu minacciato di morte dalla banda accusata di fare appunto affari con il gioco illegale in Emilia- Romagna, guidata dal boss della ‘ndrangheta Nicola Femia (imputato insieme ad altre 34 persone).
A questo argomento dedicheremo ampio spazio nel prossimo numero
A cura di Anna Alberigo

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