Articolo
Otello Ciavatti

Ci sono e chi sono i Poteri forti?

Continuando la rilettura di alcuni aspetti rilevanti nella storia e nella vita di Bologna, reperibili nei numeri predenti, ospitiamo uno stralcio di un ampio ed interessante contributo inviatoci da Otello Ciavatti, infaticabile costruttore di cittadinanza attiva, che presenta una sua descrizione dei cosidetti Poteri forti in città, secondo noi troppo spesso forti nel contrastarsi, e deboli nel convergere per l’innovazione e l’efficace sviluppo di Bologna

L’immagine che si ha di Bologna – un territorio di limitata popolazione (380.000 abitanti), piccole e medie imprese (86.000), molte artigiane e di piccolo commercio – non deve trarre in inganno. Esistono alcune realtà che possiamo includere nella categoria di poteri forti una definizione per certi versi stereotipata e tendenziosa, ma che va intesa nel suo significato effettivo.
Se un potere viene considerato a partire dal fatturato, numero dipendenti, composizione dei consigli di amministrazione e dalla capacità non solo di influenzare genericamente le politiche locali, ma tale da divenire riferimento essenziale per le loro scelte, esso diventa potere forte e finisce con lo svolgere una funzione orientativa se non direttiva.
Possono rientrare in questa categoria le due fondazioni , Carisbo e Del Monte, divenute essenziali nelle politiche culturali e di assistenza, l’Università con le sue diramazioni regionali, l’indotto che determina nell’economia locale grazie agli 80.000 studenti, le grandi aziende del terziario produttivo e di servizio come la Fiera, l’Aeroporto, il Caab, Hera, le associazioni e organizzazioni economiche come l’Ascom, i Sindacati, Unindustria, e infine in senso lato i corpi cosiddetti intermedi, partiti o cittadini organizzati.
Alcuni esempi.
Il Gruppo Hera è diventata la prima multiutility italiana nel settore ambientale, nell’idrico, nel gas e nell’energia, con oltre 6.000 dipendenti in un vasto territorio che parte da Ferrara, Bologna e arriva fino a Pesaro. Con ricavi di oltre 4.5 miliardi di euro e un margine operativo lordo di 830 milioni di euro nel 2012. Una sorta di cassaforte per il governo locale e in grado di influenzarne le scelte di investimento. La stessa cosa si può dire a proposito del sistema Coop con le sue numerose articolazioni, Unipol, Manutencoop, Camst, Coop Adriatica, Coop costruzioni, in breve un tessuto che permea i campi del consumo, dell’edilizia, della finanza, delle assicurazioni e dei servizi.
La famiglia Seragnoli cui si deve la fondazione della della G.D. e, grazie a Isabella Seragnoli, del Mast. Isabella Seragnoli è anche azionista unica del gruppo Coesia, leader nella produzione di macchine automatiche, soluzioni di processo industriale e ingranaggi di precisione con un fatturato consolidato nel 2012 di 1.360 milioni, 5.500 dipendenti e 85 unità operative.
Il gruppo Maccaferri con un fatturato di circa 1.400 milioni, 4.600 dipendenti.
L’Ima di Vacchi (fondata nel 1961), a capo di un gruppo leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, di tè, caffè ed alimentari, 3.500 dipendenti e ricavi netti di 760 milioni di euro nel 2013.

Il nesso tra politica, società ed economia

Ho citato anche i gruppi intermedi perché Bologna si caratterizza per una forte diffusione di associazioni e comitati, che vanno oltre la tradizionale partecipazione attraverso i quartieri.
Il nesso tra politica, società ed economia appare oggi in realtà meno stretto e unidirezionale che nel passato, quando il governo locale poteva contare su una relazione privilegiata con una parte del mondo produttivo: il sistema cooperativo della Lega, il sindacato della CGIL, con gli artigiani della CNA e i commercianti della Confesercenti, oltre che sulle aziende municipalizzate e altre imprese a forte partecipazione comunale come le farmacie, la fiera, il mercato ortofrutticolo, l’interporto.
Il tessuto di connessione era rappresentato dal PCI, un partito radicato nella società, di vocazione riformista, aperto al ceto medio e capace di attrarre competenze e adesioni prestigiose nel campo della cultura. La rappresentazione più efficace di questa vocazione era data dalle giunte di sinistra (comunisti e socialisti).
Il periodo di Fanti e Zangheri, dopo l’esperienza post resistenziale della ricostruzione dozziana, è stato quello di una crescita simultanea di grandi infrastrutture, sistemi industriali, aziende controllate dall’ente locale.
Le interconnessioni erano innumerevoli al punto da far coincidere realtà economiche, blocco sociale, funzione politica. Basti rileggersi gli atti delle ultime conferenze economiche del comune di Bologna realizzate negli anni ‘80.
In contrapposizione a questo sistema, completamente legale e privo di risvolti degenerativi (salvo rarissimi casi) esisteva un secondo sistema che connetteva banche, fondazioni, strutture cooperative al principale partito di opposizione, la DC.
La privatizzazione delle farmacie, la scomparsa delle aziende municipalizzate a favore di SpA allargate a privati (vedi Hera), i processi di autonomizzazione dei sindacati e delle associazioni economiche, hanno ridotto il collegamento bilaterale, la comunicazione diretta, secondo un percorso che ha modificato la struttura e la natura dei partiti al governo della città; ciò non toglie che il governo locale debba fare i conti con soggetti dotati di tale potenza economica da non poter prescindere da un confronto accordo con essi fino al punto da esserne condizionato.
Non si comprende altrimenti la difficoltà a realizzare la pedonalizzazione del centro storico, l’insistenza su progetti discutibili come il People Mover, il Civis (ora Crealis) a discapito di altre scelte, come il Sistema Ferroviario Metropolitano visto non solo come accidente da considerare, ma perno di una moderna mobilità.
Lo stesso consumo del suolo, il progredire di costruzioni, nuove aree abitative e commerciali risponde, più che al potere della cittadinanza attiva, alle pressioni dei costruttori.

Una dannosa contrapposizione

Per questa ragione l’insieme dei soggetti economici e sociali che forma la costellazione produttiva e dei servizi si contrappone spesso al secondo potere forte la cui natura è più incerta, ma non meno significativa, la cittadinanza attiva, organizzata nei partiti, sindacati e corpi intermedi moderni.
Il sindaco Cofferati aveva tentato di sciogliere i nodi che collegavano il comune ai poteri forti a favore di una cittadinanza attiva assunta come riferimento. L’operazione è fallita per la rigidità del sistema, ma anche per la perdita di efficacia delle politiche di partecipazione sociale. La stessa dicotomia si sta presentando con la giunta Merola.
Il piano strategico metropolitano aveva la pretesa di coinvolgere centinaia di soggetti singoli e associati, ma alla fine i progetti selezionati risultano in capo a poche strutture, fiera, banche, organizzazioni economiche, mentre la miriade di progetti frutto di una società intelligente sono destinati a restare lettera morta.
Otello Ciavatti

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