Articolo
Otello Ciavatti

Piazza Verdi

Abbiamo affrontato più volte il problema di come “raffreddare” una delle zone “più calde” di Bologna in un contesto di efficace convivenza e compatibilità fra varie e contrastanti esigenze. Come ci spiega Otello Ciavatti, da anni impegnato con grande dedizione e lucidità sul campo, pur nelle oggettive difficoltà esiste una strada percorribile, ma bisogna volerla perseguire insieme.

a situazione della zona universitaria (Piazza Verdi, Petroni, Guasto, Bibbiena, Zamboni) è decisamente fuori controllo,ma in modo serio e preoccupante come da tempo non succedeva.
Il lavoro dei volontari di “Piazza Verdi lavoro” non è più in grado di contrastare se non in minima parte una situazione che vede contemporaneamente ripresa massiccia di spaccio di droga, vendita itinerante di alcolici, non rispetto delle norme su orari e bevande, comportamenti irrispettosi del decoro urbano, rumore, feste di laurea prive di senso del limite, crescita della presenza di persone dipendenti da alcool, uso diffuso e continuo dello spazio per bisogni fisiologici.
In questi giorni due persone, incaricate dal Comitato, lavorano dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20.30 si occupano di tener pulito lo spazio con gli alberi, il portico di San Giacomo Maggiore e del Teatro comunale secondo un progetto nato cinque anni fa con la collaborazione della Fondazione del Monte, un servizio di volontariato sociale di contrasto dell’inciviltà urbana.
Una presenza insufficiente, ma rassicurante per i residenti, per i lavoratori degli esercizi pubblici e del Teatro comunale e utile non solo per dare un esempio di come la piazza dovrebbe essere curata, ma anche per fornire informazioni turistiche,culturali e sui luoghi di accoglienza per le persone in difficoltà e raccogliere dati sullo stato della situazione. La zona universitaria è un insieme complesso e denso di fattori culturali, sociali, comportamentali.

Le risorse culturali

Università, Teatro comunale, Accademia, Pinacoteca, Conservatorio, palazzi senatori, ciclo dei Carracci, biblioteche prestigiose, memorie legate ai grandi poeti che hanno vissuto e insegnato a Bologna, Pascoli, Carducci, Pasolini, Campana, Roversi.

Chi arriva da queste parti trova pochissima informazione e quindi vive la massima dispersione degli interessi. La prima cosa da fare è quindi informare, segnalare, orientare costituendo un centro di accoglienza, informazione e distribuzione di materiali sulle risorse culturali presenti.
La zona è un naturale collante per gli studenti e giovani di Bologna (scuole e fabbriche) e di altre città. Ci sono decine di locali che vivono grazie a loro, ma si prestano a favorire uno stile di vita che privilegia la notte, l’affollamento, e in realtà si rendono complici di comportamenti che non rispettano le esigenze di chi necessita di altre forme di organizzazione del tempo.
L’identità storica, fondata sul commercio di vicinato e l’artigianato (circa 80 attività solo 15 anni fa), della zona Verdi-Petroni ha lasciato il posto a una composizione commerciale incentrata sui principi del consumo da sballo, la riduzione della qualità dell’offerta, il non rispetto delle regole di apertura e chiusura, dei limiti nella vendita di alcolici.
Qualcuno le deve far rispettare.
La zona è frequentata poi da persone senza tetto, immigrati, nuovi poveri, giovani dipendenti da alcool e droghe. Per affrontare i loro problemi non servono forze dell’ordine, ma servizi sociali e sanitari che oggi sono insufficienti.
Polizia e vigili debbono occuparsi delle regole e del contrasto allo spaccio di droga, robusto e diffuso, non solo di quella leggera, ma di eroina, cocaina e altro.
Occorre poi proseguire nel risanamento dell’area, il lato del Teatro comunale lungo Via del Guasto, sostenere il progetto di rimozione graffiti e tinteggiatura dell’area Bibbiena, Acri, Vinazzetti, Petroni avanzato da “Piazza Verdi lavoro”, dal quartiere e dall’Ascom.
I tempi dell’amministrazione sono tragicamente lenti e spesso fatti solo di intenzioni non concretizzate.
Anche la questione della pulizia dei muri è ferma a causa di incredibili stop da parte della sovrintendenza che non solo non agisce, ma blocca chi vorrebbe darsi da fare con lavori socialmente utili.

Le urgenze

Fare i bagni promessi, multare chi deturpa monumenti e strade, costruire una campagna di informazione e dissuasione, sostenere i propositi dei volontari impegnati garantendo loro una copertura istituzionale .
È necessario poi che le associazioni studentesche(compreso il CUA) prendano le distanze da coloro che offendono il decoro della città e usano violenza verso i cittadini responsabili.
Rilanciare infine progetti culturali di qualità.
Tutti i comitati di zona hanno lavorato l’estate scorsa per realizzare un programma culturale colto e differenziato, capace di attrarre pubblici diversi e offrire opportunità a giovani musicisti, artisti, scrittori, ricercatori universitari come nel caso dell’osservatorio astronomico. E’ stato un successo non compreso e anzi inspiegabilmente contrastato.
Abbiamo molte idee per il prossimo anno, Orchestra senza spine, Concordanze, libri, laboratori, dibattiti non solo nei luoghi classici, ma nelle osterie, nei garage, nelle edicole e contiamo che il nuovo raggruppamento voluto dal Sindaco e diretto da Dino Cocchianella sia in grado di raccoglierle.

Rapporto università/città

Nel 1888 Bologna aveva 70.000 abitanti e 600 studenti. Oggi ha 380.000 abitanti e 80.000 studenti. Le facoltà più frequentate sono nella città antica.
Ciò ha un valore culturale enorme, ma è anche causa di problemi. Si potrebbe ottenere qualche risultato spostando le facoltà più affollate in periferia, ma senza dimenticare che non è il luogo dove si frequenta l’elemento decisivo nel produrre gli effetti di cui molti si lamentano.
Non credo che gli studenti di agraria passino le loro serate nella zona del Meraville. Vengono anche loro in zona universitaria che è soprattutto il centro più centro della città, dove si trova tutto ciò che serve, camere, appartamenti, locali, cinema, pub, librerie, biblioteche, arte, bellezza, in breve dalla birra ai Carracci, passando per decine di luoghi intermedi che denotano la stratificazione culturale e i significati profondi di una città. E’ difficile cancellare tutto questo spostando alcune facoltà.
Avrebbe un senso se si costruisse una seconda città parallela,un mega campus attrezzato dove trovare tutto ciò che serve, dalla piazza ai libri rari.
Ma lo immaginate un tale trasferimento di vita che implicherebbe lo svuotamento di Bologna come si fa con le zucche? Propendo per il controllo razionale di ciò che esiste da parte di un’amministrazione che deve agire secondo il criterio della moderazione e della ricerca dell’equilibrio. Programmi culturali di qualità, controlli sugli esercizi pubblici, interventi sociali e sistemazione degli spazi. Sono interessati quattro Assessorati che debbono tra loro interagire avendo il Quartiere come perno.
Università e tutte le altre istituzioni culturali solo così possono lavorare insieme.
In qualche momento nel passato si è riusciti a costruire un progetto comune. Oggi non è così, il conflitto è diffuso e aspro, molti protagonisti stanno zitti, altri si aggrediscono con toni troppo forti.
Il Sindaco riprenda le redini della città.
Otello Ciavatti

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