Articolo
Giancarlo Lenzi

Flash alla rinfusa sui lontani anni dello sviluppo di Bologna

È opinione largamente condivisa che Bologna negli ultimi 20-30 anni si è come fermata, con una classe dirigente, politica, imprenditoriale, culturale, incapace di proseguire il cammino di sviluppo e innovazione che ne aveva fatto una “città modello” nel panorama italiano e non solo. Abbiamo chiesto a Giancarlo Lenzi, uno dei protagonisti della vita cittadina di quel periodo oramai lontano, da molto tempo silenzioso, di offrire alcuni flash per ricordare, riflettere, discutere.

Ho sempre pensato e detto – spesso contestato – che in realtà Bologna non fosse solo divisa politicamente tra le due scuole di pensiero e i due grandi partiti PCI e DC (quest’ultima largamente minoritaria, come ben sappiamo), ma tra due gruppi socio-economici e culturali: tradizionalisti/conservatori e lungimiranti/ innovatori, e che queste due aree fossero ben presenti in ambedue le forze politiche maggiori (e in quelle minori).
So bene che questo avviene pressochè ovunque nei paesi democratici e sotterraneamente anche in quelli a regime dittatoriale. Ma qui voglio sottolineare che con Dossetti nel 1956 e con Fanti nel 1966 le aree di pensiero rivolte al futuro fino ad allora rimaste a Bologna ben scarse, quasi silenti, ovunque largamente minoritarie e del tutto scollegate tra loro, emersero e si rafforzarono per scelta di alcuni uomini dei due partiti nei Partiti stessi e nelle forze sociali e si collegarono intellettualmente, pur restando – per quanto riguarda i Partiti – saldamente ciascuno nella propria parte politica, talora in maggioranza numerica, talora in minoranza, ma sempre prevalenti o quanto meno trainanti nelle Istituzioni Pubbliche elettive o no.
Esplose a Bologna in quegli anni il bisogno comune di crescere, di uscire dal dominio del centro storico, della cinta dei viali di circonvallazione, dai limiti ristretti ed asfittici delle aree industriali compresse dentro i confini comunali: finì, per la incontenibile pressione, il mito di mantenere il Comune di Bologna come ” città operaia”, per farne invece anche città di servizi, di cultura e di arte e quindi di turismo: progetto tuttora incompleto, spesso incompreso, e talora abbandonato.
Ben comprese il fenomeno il Cardinale Lercaro, che fece delle ” nuove Chiese” uno dei cardini del suo piano pastorale.
Non tutto e non per tutti la battaglia fu facile e scorrevole.
Sulle medesime posizioni conservatrici si trovarono di fatto alleate le persone, gli interessi, le “culture(?)” più incapaci di recepire il nuovo ed anche la parte non piccola del vecchio P.C.I. ancorata al classismo “d’antan” che vedeva nell’evoluzione socio/economica il pericolo di una evoluzione politica dai risvolti quantomeno sconosciuti.
Ben ricordo le frenate, i tempi volutamente lunghi della burocrazia, i silenzi della stampa locale: per esempio lo ” scandalo” per il trasloco (1970) nel nuovo quartiere fieristico del “Salone della calzatura” che si teneva allora nel bellissimo Salone del Podestà, dove peraltro non poteva crescere. Situazioni ovvie e comprensibili: la crescita, l’innovazione e lo sviluppo colpiscono legittimi interessi nel breve termine ai quali bisogna pur anteporre l’ interesse generale.
Sono abbastanza vecchio da ricordare la piccola sollevazione per la pedonalizzazione di via D’Azeglio, rivelatasi subito estremamente positiva per tutti.
GIUSEPPE DOSSETTI -Proprio non so se le famose elezioni amministrative del 1956 a Bologna Dossetti abbia mai pensato veramente di poterle vincere. Non credo! Era troppo esperto e realista per poterlo anche solo supporre: nel 1951 la DC aveva avuto il 21%, meno della metà del PCI: ed il fascino (ed il potere) di Giuseppe Dozza, amatissimo, erano indiscussi. Infatti la lista DC capeggiata da Dossetti raggiunse il 27,70 % (il massimo storico, mai più ripetutosi) ben lontano dal 41 % del PCI.
Ma quella data segnò – al di là dei numeri – una svolta decisiva per il futuro della nostra città, oltre che rendere famoso in Italia lo storico duello tra i due grandi protagonisti. Si può ben dire che il notissimo ed ancor oggi citato libro bianco (recentemente riedito e di cui consiglio la lettura ai giovani nostri amministratori) ha ispirato molti dei mutamenti positivi e innovativi nei decenni successivi. Basti pensare ai “Quartieri” . Retoricamente parlando forse si può dire che quella campagna fu la vittoria delle idee.
Dopo infatti nulla fu come prima.
GUIDO FANTI – Sindaco dal 2 aprile 1966 raccolse in modo molto innovativo e coraggioso la difficile eredità di Dozza. Il suo mandato (1966-1970 – poi passò in Regione) segnò una decisa svolta nel cammino di Bologna e l’inizio del processo di sviluppo della città, ma anche un profondo cambiamento del modo di porsi del PCI, dell’Amministrazione Comunale, nei rapporti con le forze sociali, economiche e politiche. Scandalizzò molto il suo inizio di mandato con l’incontro nel Salone del Podestà con largo invito alla “alta” borghesia bolognese. Sconvolse il mondo del PCI, il mondo cattolico tradizionalista e la “intellighenzia” bolognese la storica cittadinanza onoraria al Cardinale Lercaro, e ben comprese la necessità di dotare Bologna di infrastrutture indispensabili per il suo sviluppo.
FERNANDO FELICORI – Con e per Dossetti entrarono nel gruppo consiliare DC, quasi totalmente rinnovato, Achille Ardigò, Luigi Pedrazzi e Angiola Sbaiz assieme a Fernando Felicori che del gruppo fu per due mandati Capogruppo.
LA FINANZIARIA FIERE – Per la fantasia, l’ostinazione e la creatività di FERNANDO FELICORI – allora capogruppo DC a Palazzo d’Accursio e di ATHOS BELLETTINI – Assessore nella Giunta Fanti – e con l’essenziale contributo giuridico dell’avvocatessa ANGIOLA SBAIZ, nacque nel 1964 la S.p.A Finanziaria Fiere di Bologna, la prima S.p.A a totale capitale pubblico in Italia. Soci: 33% Comune, 33% Provincia , 33% Camera di Commercio, e 1% Ente Autonomo per le Fiere di Bologna [Ente di diritto pubblico costituito nel 1947 (!) da Comune, Provincia, Camera di Commercio, Ente Prov. Turismo, Ass. Industriali, Ass. Commercianti, CNA (l’Ente era rimasto senza sede fino al 1964: le Fiere campionarie si tenevano dapprima nel Salone del Podestà, poi alla Montagnola/ Piazza VIII Agosto)].
Presieduta da Fernando Felicori, la Finanziaria ebbe il compito di realizzare il Quartiere Fieristico (progettato dagli architetti Benevolo, Giuralongo e Melograni) come inizio e cuore del Fiera District – il Quartiere degli affari – progettato dal famoso architetto giapponese Kenzo Tange – divenuto poi il Distretto della Regione. Era l’inizio dell’idea dello sviluppo a Sud con il superamento – rimasto del tutto incompleto – della barriera ferroviaria. Successivamente la Finanziaria fu trasformata in FINANZIARIA METROPOLITANA finalizzata allo sviluppo metropolitano.
L’idea di Felicori della S.p.A a capitale pubblico, totalmente o in maggioranza, fu poi adottata per le successive realizzazioni delle altre infrastrutture pubbliche bolognesi (Interporto e CAAB ) sempre con gli stessi soci pubblici (in percentuali diverse), ma con la presenza minoritaria di soci privati del settore.
Questo modello è stato successivamente adottato come noto in tutta Italia, soprattutto a livello regionale, con una proliferazione eccessiva e purtroppo assai spesso clientelare.
GLI EFFETTI POLITICI – La collaborazione a tre dei maggiori Enti pubblici (Comune, Provincia e Camera di Commercio, il cui Presidente era a quel tempo di nomina governativa: quello in carica nel periodo 1963-1975 era il mio caro amico ing. Ernesto Stagni, mio predecessore) costituì – è inutile nasconderselo,anzi per me va rivendicato- un fatto politico rilevante.
Essa era fondata sul principio che l’interesse del territorio amministrato e della sua popolazione deve prevalere sulla divisione delle forze politiche quando gli Enti da queste amministrati devono unirsi per potere realizzare grandi infrastrutture indispensabili allo sviluppo. Lo chiamerei, con una espressione oggi abusata, Patto per lo sviluppo; mai detto e mai scritto.
Non modificò infatti il ruolo maggioranza/opposizione nei Consigli Comunale e Provinciale. Ricordo solo a mo’ di esempio, senza entrare nel merito, la durissima polemica che travalicò in quegli anni le mura dei Palazzi sul famoso “Piano del Centro Storico” di Pierluigi Cervellati.
Non fu una scelta indolore, dentro la DC bolognese, ma ricordo echi di polemiche anche nel PCI. Era difficile mantenere, soprattutto per noi [DC n.d.r.], le due cose ben separate e spiegarlo alla “base” e, in particolare, nei comuni della provincia dove i rapporti tra PCI e DC erano pressocchè dovunque storicamente pessimi, rimasti tali, anche comprensibilmente, a livello 1945.
Non ci fu alcun “compromesso” storico o meno storico: contrariamente all’accusa che per anni ci fu rovesciata addosso spesso strumentalmente anche – per non dire soprattutto – dall’interno della DC. Lo voglio dire – per la prima volta dopo oltre 50 anni. Ma i fatti ci hanno dato ragione: si fece il bene di Bologna, e tanto – personalmente – mi può bastare.
Giancarlo Lenzi

Appendice 1 – L’AEROPORTO
Cerchereste invano sul web e tanto più sul sito della S.p.A, un qualsiasi riferimento, accenno o dato sul passato, sulla nascita, sulla storia dell’ Aeroporto di Bologna. In sintesi estrema e con date molto approssimative: nacque come pista dell’Aeroclub.
La Camera di Commercio, sotto la Presidenza dell’ing. Ernesto Stagni, tramite la sua “Azienda Speciale per l’Aeroporto di Bologna” di esclusiva proprietà della Camera stessa, allungando la pista ed edificando la prima aerostazione nei primi anni ’70, ne fece un vero aeroporto, che divenne la base della Compagnia ITAVIA (rimasta nella nostra memoria per la tragedia di Ustica) con parecchi collegamenti nazionali.
Nel 1982-83 da Presidente della Camera, vista la crescita e le prospettive, decisi insieme alla Giunta Camerale di trasformare l’Azienda in Società per Azioni, con l’ingresso nella società stessa di Comune e Provincia, e con quote di rappresentanza alcune Banche bolognesi, mantenendone peraltro il 51 %. alla Camera di Commercio, come è tuttora.
Oggi l’ Aeroporto di Bologna è il III o IV aeroporto Italiano.

Appendice 2 : Il CENTERGROSS
Non si può omettere, parlando delle infrastrutture dell’area bolognese, di ricordare il CENTERGROSS – centro all’ingrosso soprattutto per la Moda e i tessuti, oggi riconosciuto come il più prestigioso centro europeo del Prontomoda.
Iniziativa esclusivamente privata, senza alcun finanziamento pubblico, e col solo sostegno morale della Camera di commercio, nacque per l’impulso e sotto la guida del comm. Salvatore Barbiera, che radunò attorno a sé un gruppo di grossisti coraggiosi, liberando così tutta la zona Via Galliera e dintorni da un traffico ed un inquinamento insopportabili. Edificato in tre anni, fu inaugurato nel 1977.

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