Articolo
Pierluigi Giacomoni

Europa tedesca o Germania in Europa

La Germania è, nel bene o nel male, da mesi al centro del dibattito politico in tutta Europa. Il 2013 ha vissuto nell’attesa del giorno delle elezioni del Bundestag, immaginando mutamenti epocali. Alcuni speravano addirittura di ricevere il via libera per spender di più e fare nuovi debiti. In realtà, il governo che è in via di formazione dopo le elezioni non pare abbia idee molto differenti da quello in carica prima del voto.

pierluigi-giacomoniGli europei vorrebbero che Berlino accettasse responsabilità di leadership politica commisurate al suo peso economico.
In particolare, chiedono cambi di passo su tre specifici fronti: 1. Costruzione di una solida unione bancaria; 2. Strategia di crescita; 3. Un maggiore impegno nella politica estera europea.
Lo scrutinio, però, non sembra aver cambiato le carte in tavola. I verdetti usciti dalle urne sono stati in sostanza tre: 1. Enorme crescita della CDU-CSU che ha di fatto fagocitato i liberali, estromessi dal Bundestag; 2. Mancato ingresso in Parlamento degli antieuropeisti dell’AFD; 3. Ridimensionamento di tutta la sinistra dalla moderata alla radicale.
Per il resto ha sì riconfermato alla guida del Paese la cancelliera Angela Merkel, ma l’ha obbligata ad aprire complessi negoziati con l’SPD per un governo di große Koalition. C’è quindi da immaginare che la politica di Berlino, almeno nell’immediato futuro, assomigli molto a quella del più recente passato.
Vediamo allora cosa differenzia davvero la Repubblica Federale Tedesca (RFT) dagli altri.

L’agenda 2010

«La principale spiegazione di questo “nuovo miracolo tedesco” – scrive Angelo Bolaffi su affarinternazionali.it – ha un nome preciso: Agenda 2010, la più radicale riforma dello Stato sociale nella storia del dopoguerra tedesco che ha permesso una riconversione strutturale del sistema economico-produttivo.
A realizzarla fu il governo rosso-verde di Gerhard Schröder per rispondere alla sfida della globalizzazione ».
L’agenda non solo ruppe con una consolidata tradizione di relazioni industriali, ma ridisegnò il rapporto tra diritti dei cittadini e compiti dello Stato.
Si trattò di una decisione molto difficile per un leader dell’Spd che aveva fatto della tutela “dalla culla alla bara” dei diritti sociali acquisiti la propria ragion d’essere. La radicale riforma alla quale Schröder ha sottoposto lo Stato sociale ha dato i suoi frutti: oggi la Germania è il paese leader dell’export mondiale e vanta al tempo stesso il più basso tasso di disoccupazione giovanile in Europa.
Questo non significa, però, che non si sia prodotta in questi anni una drammatica divaricazione sociale a causa della polarizzazione della ricchezza e della crescita esponenziale delle differenze economiche a danno del ceto medio e delle classi più deboli.
Ciò è avvenuto qui in una forma socialmente più tollerabile di quanto sia successo altrove grazie al buon funzionamento dei sistemi di sicurezza sociale e di regolazione del mercato del lavoro.

Ascensore sociale

«Per quanto riformato, dunque, il “modello tedesco” è riuscito a tenere assieme, – aggiunge Bolaffi – anche in una situazione radicalmente trasformata dai processi di globalizzazione, gli imperativi sistemici del mercato e quelli etici della ragione sociale, coniugando sapientemente la necessaria flessibilità nell’uso della forza lavoro con la garanzia della difesa del posto di lavoro.
Per questo le riforme tedesche hanno puntato non sulla moltiplicazione del precariato ma sulla mobilità interna all’impresa. Una mobilità attraverso la quale i lavoratori con un ritmo costante, ma soprattutto nei periodi di crisi, approfondiscono le proprie conoscenze e apprendono mansioni diverse, generalmente di livello più elevato e che produce una formazione continua a tutti i livelli».
«La mobilità – osserva Romano Prodi – è, in questa forma, “un ascensore sociale e professionale che viene soprattutto utilizzato all’interno dell’azienda e contribuisce alla formidabile e sorprendente affermazione dell’industria tedesca nel mondo”».
Si crea quindi un partenariato sociale espressione di un “compromesso di classe” che assicura un importante ruolo di controllo e di co-decisione al sindacato senza che tale “alleanza dei produttori”, istituzionalizzata nella cogestione, paralizzi i processi decisionali o ostacoli l’introduzione di innovazioni produttive nelle aziende.
L’evidente differenza tra i modelli di relazioni industriali – quello consensuale tedesco e quello conflittuale mediterraneo – si riverbera nella pratica di differenti strategie seguite da sindacati e imprenditori ed è all’origine del crescente differenziale di produttività tra le aree economiche d’Eurolandia, che è la ragione principale, assieme alla differenza del tasso di indebitamento degli Stati, dell’odierna crisi della moneta unica.

Germania vs. Europa

Thomas Mann nel 1953, parlando agli studenti dell’università d’Amburgo, lanciò il dilemma: «Europa tedesca o Germania in Europa?». Allora esso fu risolto a favore del secondo quesito. Oggi, sia pure in termini piuttosto diversi da quelli a cui alludeva l’autore dei Buddenbrook, il dilemma si ripresenta. Allora si trattava di uscire definitivamente dal folle sogno di potenza nazista, prendendo coscienza che aveva senso solo un futuro “europeo” come quello che si andava delineando per la RFT d’Adenauer. Grazie a questo impegno la Germania “occidentale” sarebbe tornata sempre più a pieno titolo nel consesso delle nazioni.
Ma anche l’Europa, qualunque fosse il significato che si voleva dare a quel termine, era qualcosa di molto vago. Negli ultimi anni, però, anche fra i tedeschi si è fatto strada un sentimento progressivamente sempre più antieuropeo.
Essi, da un lato, sono convinti che la loro economia stia andando molto bene, grazie a un duro lavoro e a difficili scelte politiche: pertanto, continuano a decantare l’austerità come via per il successo economico e il modello che gli altri dovrebbero seguire; dall’altro, si sentono molto meno ricchi di quanto immaginano i suoi vicini del sud. La Germania del benessere coesiste con un paese molto più povero, segnato da redditi terribilmente bassi, infrastrutture fatiscenti, budget locali e regionali scarsi, invecchiamento della popolazione e forza lavoro in calo. Il dibattito interno tedesco si concentra sempre più sulle disparità di reddito, la crescente povertà nazionale e le tensioni sociali che stanno producendo queste tendenze.
La Germania può essere fondamentale per la politica europea, ma si propone come modello da emulare, piuttosto che come potenza con un ruolo di guida da assolvere. Anche se Berlino continuerà ad accettare che si prendano misure urgenti per garantire la sopravvivenza dell’euro, è poco probabile, in conclusione, che i politici tedeschi cambino direzione.

Pier Luigi Giacomoni

DATI GEOGRAFICI
Nome completo Repubblica Federale di Germania
Superficie 357.027 kmq
Popolazione 82 milioni (2012)
Capitale Berlino
Lingua ufficiale Tedesco
Religioni più diffuse Cattolica, Evangelica, Islam
Speranza di vita 78 anni (uomini) 83 anni (donne)
Unità monetaria Euro
Prodotti esportati Autoveicoli, macchinari elettrici, metalli
PIL pro capite 44.230 $ (Banca Mondiale, 2011)
Fonte: Countri Profiles

ESITO DELLE VOTAZIONI FEDERALI 2013
CDU-CSU: 18.157.256 voti (41,5%) 311 seggi
SPD: 11.247.283 voti (425,7%) 192 seggi
DIE GRÜNEN: 3.690.314 voti (48,4%) 63 seggi
DIE LINKE: 3.752.577 voti (48,6%) 64 seggi
FDP: 2.082.305 voti (44,8%) 0 seggi
AFD: 2.052.372 voti (44,7%) 0 seggi
DIE PIRATEN: 958.507 voti (42,2%) 0 seggi
NPD: 560.660 voti (41,3%) 0 seggi
ALTRI: 1.201.200 voti (42,7%) 0 seggi
I dati si riferiscono ai voti espressi per la quota proporzionale; il numero dei seggi è la somma tra quelli espressi nella quota proporzionale e gli eletti nella quota uninominale.
Fonte.

IL SISTEMA POLITICO TEDESCO
La Germania è una repubblica federale. La sua costituzione, più volte modificata, risale al 1949. dopo la riunificazione con i Länder orientali, essa fu estesa anche ad essi.
POTERE LEGISLATIVO – il Parlamento si suddivide in due rami: il Bundestag e il Bundesrat.
Il Bundestag è eletto ogni 4 anni a suffragio universale con un sistema elettorale misto: metà proporzionale, con quota di sbarramento al 5%, e metà uninominale.
Il Bundesrat si compone di rappresentanti dei governi regionali.
POTERE ESECUTIVO – Il governo federale è diretto da un cancelliere designato dal Bundestag su proposta del Presidente federale.
Il Bundestag può votare la sfiducia, ma deve indicare nella mozione il nome del nuovo Cancelliere (meccanismo della sfiducia costruttiva).
POTERE GIUDIZIARIO – La massima istanza giudiziaria del Paese è la Corte Costituzionale che ha sede a Karlsruhe: essa si esprime sulla costituzionalità delle leggi e dei trattati firmati dalla Germania.
SUDDIVISIONE AMMINISTRATIVA – La Germania si suddivide in 13 Länder e 3 città-stato. Tutti godono di ampia autonomia e influenzano le decisioni anche a livello federale.
Fonte.

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