Articolo
Antonio Ghibellini

Una strada in salita

A quarant’anni dall’approvazione della legge sul servizio civile, presentiamo, soprattutto per i più giovani, un excursus sull’obiezione di coscienza verso il servizio militare armato. Ci piace ricordare questa svolta estremamente significativa nella società italiana, anche in concomitanza con il 50-esimo anniversario dell’enciclica “Pacem in terris” di papa Giovanni XXIII.

Antonio GhibelliniL’obiezione di coscienza è il rifiuto di obbedienza ad un comando dell’autorità perché considerato in contrasto con la propria coscienza. L’obiettore di coscienza al servizio militare è un cittadino che, dovendo prestare servizio militare armato, contrappone il proprio rifiuto all’uso delle armi ed attività ad esse collegate.
La Chiesa cristiana dei primi secoli ebbe molti sostenitori dell’obiezione di coscienza. Fino al III secolo proibì ai battezzati di farsi soldati e combattere e permise ai militari convertiti di rimanere nell’esercito a condizione di non uccidere e di non commettere atti di idolatria.
Il primo obiettore di coscienza di cui conosciamo il nome è San Massimiliano di Tebessa, nel Nord Africa. Con la integrazione della Chiesa all’interno dell’Impero, in seguito all’editto di Costantino del 313 d.C., si verificò una inversione di tendenza. Il Concilio di Arles (314 d.c.) stabilì l’obbligo anche per i cristiani di prestare servizio militare per l’imperatore.
L’obiezione di coscienza al servizio militare venne riscoperta dalle chiese della Riforma e praticato attivamente da alcune di queste (i Quaccheri, i Mennoniti) e dai Testimoni di Geova .
L’obiezione di coscienza è stata una scelta anche di personalità laiche e di militanti politici, in particolare anarchici e libertari. Il cammino dell’obiezione di coscienza in Italia non è stato facile. La Costituzione Italiana, approvata nel 1947, stabilisce all’art. 52 che “La difesa della patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge”, senza prevedere alcuna possibilità di obiettare. Durante i lavori della Costituente, allorquando si discusse dell’impianto da dare alle Forze Armate, due deputati presentarono un emendamento, poi bocciato, volto a introdurre il diritto all’obiezione di coscienza.
La storia della ODC in Italia
1948
Pietro Pinna inizia il servizio militare a Lecce ed il giorno del giuramento si dichiara obiettore di coscienza, iniziando un iter giudiziario che durerà fino al 1950: è il primo caso di obiezione di coscienza che suscita l’attenzione dell’opinione pubblica italiana.
1949
Prima proposta di legge per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza per iniziativa dei parlamentari Calosso – socialista e Giordani – cattolico.
1950
Si verificano diversi casi di obiezione di coscienza: A Bologna due obiettori, l’anarchico Mario Barbani (condannato a 12 mesi) e il valdese Elevoine Santi, studente di architettura, di Sala Bolognese (condannato a 15 mesi) che riceverà una pubblica lettera di sostegno da Albert Einstein.
1955
Esce, anonimo, il libro “Tu non uccidere” di don Primo Mazzolari.
1957
L’on. Lelio Basso ed altri deputati socialisti presentano una proposta di legge per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza.
1962
Giuseppe Gozzini si rifiuta di indossare la divisa, adducendo come motivazione la propria fede cristiana. La proposta di legge dell’on. Lelio Basso viene respinta dalla Commissione Difesa della Camera.
1963
Giuseppe Gozzini viene condannato dal Tribunale Militare di Firenze. Si scatena il dibattito a favore o contro l’obiezione di coscienza. Padre Ernesto Balducci, della congregazione degli Scolopi, viene condannato per apologia di reato per aver difeso pubblicamente l’obiezione di coscienza di Gozzini.
1965
I Cappellani militari riuniti a Firenze approvano un documento che condanna l’obiezione di coscienza come insulto alla Patria. La risposta di don Lorenzo Milani viene pubblicata su Rinascita, provoca la denuncia verso il priore di Barbiana da parte un gruppo di ex – combattenti. Inizia l’iter giudiziario a carico di don Milani, che scrive a sua difesa la Lettera ai giudici, poi tutto raccolta in “L’obbedienza non è più una virtù”. Il Concilio Vaticano II promulga la costituzione “Gaudium et spes”: al n. 79 vengono menzionati gli obiettori di coscienza, raccomandando un trattamento umanitario per chi in nome della coscienza non accetta di imbracciare le armi. Fabrizio Fabbrini, cattolico, rifiuta la divisa a dieci giorni dal congedo.
1966
Condanna pesantissima, 20 mesi, per Fabbrini. La Legge Pedini, sulla cooperazione internazionale, riconosce come valido ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di leva, il volontariato civile all’estero.
1967
Il Consiglio d’Europa approva una risoluzione sull’obiezione di coscienza. Paolo VI nell’enciclica “Populorum progressio” (26 marzo) plaude alla possibilità data nella legislazione di diversi paesi, di sostituire, per profondi motivi di coscienza, il servizio militare con un servizio civile. Muore don Lorenzo Milani.
1968
Prima marcia di capodanno di Pax Christi, dedicata al riconoscimento dell’obiezione di coscienza.
1969
Si costituisce a Roma la Lega per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. Il parlamentare democristiano Giovanni Marcora presenta una proposta di legge. A fine anno monsignor Bettazzi guida la seconda marcia della pace da Verona a Peschiera con sit in davanti al carcere militare per chiedere la liberazione degli obiettori detenuti.
1970
Assembla nazionale della Lega per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza, dove si discutono le proposte di legge degli on. Fracanzani e Marcora, entrambi D.C. Con la Legge n. 953 – sul terremoto in Belice – viene autorizzato ai giovani in età di leva di prestare un servizio civile.
1971
In Parlamento si intensifica il dibattito: al Senato viene approvato un disegno di legge sull’obiezione di coscienza; lo scioglimento anticipato delle camere impedisce l’approvazione.
1972
Il 15 dicembre viene approvata la legge 772 (sul progetto Marcora) di riconoscimento della obiezione di coscienza (odc) a condizione di prestare il servizio civile alternativo a quello militare.
L’ODC a Bologna
Nel 1968 alcuni giovani bolognesi partecipano come volontari durante il terremoto del Belice. Fra loro Valerio Minella, che poi farà obiezione di coscienza nel 1971 e sarà incarcerato a Peschiera.
Nel 1968 un gruppo di studenti universitari di una associazione promossa dai Gesuiti, su sollecitazione di padre Rolando Palazzeschi, iniziano a studiare i teorici della nonviolenza e preparano un documento sulla nonviolenza che presentano a Bonn nell’ottobre 1968 a un convegno europeo di giovani cattolici (il traduttore e accompagnatore era Alex Langer), e che poi inviano al Papa con la proposta di fare un’enciclica sulla nonviolenza. Prendono poi stabilmente contatto con i movimenti non-violenti italiani.
Nel 1969 questo gruppo, alcuni valdesi, alcuni laici, altri del MIR fondano i Gruppi Nonviolenti Bolognesi che saranno fino al 1972 l’aggregazione più attiva a Bologna sul tema odc. Giancarla Codrignani insieme al pastore valdese Valdo Benecchi è uno dei membri più attivi, insieme ad alcuni studenti formati dai gesuiti.
Si crearono poi anche gruppi più marcatamente antimilitaristi (rivista Signornò, con Secciani e Minnella e altri). Da allora anche a Bologna si moltiplicheranno le iniziative pacifiste e di sostegno al riconoscimento della odc.
L’intervento repressivo istituzionale fu forte. Molte furono le persone denunciate e in alcuni casi processate anche solo per attività di volantinaggio e affissione di manifesti. Nel giugno 1970 e nel febbraio 1971 in particolare tre studenti universitari dei GNB (Accolti, Gamberini, Ghibellini) furono processati in Corte d’Assise per aver affisso in università e vicino ad alcune caserme un volantino sui processi agli obiettori di coscienza. Il reato era ‘istigazione di militare a disobbedire alle leggi’.
Con la scarcerazione di Minnella e l’approvazione della legge le iniziative cessarono avendo raggiunto l’obiettivo.
Antonio Ghibellini

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