Articolo
Riccardo Mattioli

I Gruppi di Acquisto Solidale: un esempio di best practices cittadine

Il numero di persone che in Italia utilizzano i prodotti dei GAS, Gruppi di Acquisto Solidale, sono circa 200mila, ovvero circa 50mila famiglie, corrispondenti a circa il 3 per mille della popolazione. La spesa media per famiglia all’interno di un GAS è stimata intorno ai 2000 euro all’anno. Nati nel 1994, oggi i GAS sono più di 900, sparsi in tutt’Italia. Si riuniscono nel congresso annuale a Monopoli alla fine di giugno.

Riccardo MattioliIl vivere urbano è caratterizzato dalla commistione dei comportamenti di differenti individui, che manifestano differenti stili di vita. Essi si inseriscono in un contesto comune, una cornice condivisa che fa da sfondo alle loro azioni e ne definisce i limiti. Alcuni sociologi hanno tentato di definire la rappresentazione che gli individui danno a vedere esternamente quando sono inseriti in un contesto cittadino, o metropolitano.
Ma non è possibile considerare l’urbano soltanto come causa e al contempo fine ultimo del concetto di mixitè (di elaborazione francese) o del più conosciuto melting pot americano. L’urbanesimo, inteso come l’insieme delle abitudini e degli stati d’animo tipici del vivere urbano, è attualmente contagiato da modi di vita caratteristici della comunità.
In sociologia viene spesso fatto riferimento all’opposizione tra società (Gesellschaft) e comunità (Gemeinschaft) teorizzata nel XIX secolo da Toennies. Il prodotto della prima è la città, caratterizzata da una preponderanza degli aspetti economici nella vita comune: i rapporti fra persone sono regolati da contratti, si predilige lo scambio monetario ad altre forme di commercio, gli spazi sono strettamente regolati da confini impossibili da varcare. A ciò si oppone dunque il prodotto della comunità, ovvero il villaggio. Toennies indica con questo termine una sorta di concretizzazione della comunità stessa: i rapporti esistenti fra le persone, caratterizzati da fiducia reciproca e mutuo aiuto, si materializzano regolando la gestione dell’intero sistema villaggio. Non servono dunque i regolamenti, i contratti e i confini che sono necessari nella gestione del modo di vita urbano: nell’idea di Toennies le persone vivono meglio una volta inserite in un contesto comunitario.
Seppur affascinante nella sua semplicità, la dicotomia proposta da Toennies é certamente insufficiente per descrivere situazioni ben più complesse come quelle delle metropoli, dove spesso all’interno di grandi aree urbane caratterizzate da modi di vita riconducibili alla Gesellschaft (società) si inscrivono quartieri o rioni tipicamente regolati da modalità più simili alla Gemeinschaft (comunità).
Partendo da queste osservazioni di carattere generale, nell’autunno dello scorso anno ho condotto una ricerca presso ciò che a mio parere può essere considerato come un serbatoio di comunità all’interno di un contesto urbano e societario: un GAS, acronimo che indica un Gruppo d’Acquisto Solidale. Forse alcuni lettori conosceranno questa forma di commercio legata ai circuiti di consumo alternativo, ma finora ho spesso trovato necessario illustrarne il significato, lo scopo e l’organizzazione.
Quando utilizziamo l’acronimo GAS intendiamo un gruppo di persone che, per libera scelta e interesse personale, si riuniscono per effettuare acquisti di beni di consumo che posseggano un valore etico oltre che d’uso. Con questa espressione ci riferiamo a quella galassia di beni che ruota attorno a tre principali forme del consumo etico: biologico, equo-solidale e Km0. Ciascuna di esse afferisce ad un aspetto diverso proprio della sfera etica: mentre i prodotti biologici soddisfano bisogni di tipo ambientale e personale (salutistici), quelli equo-solidali sono scelti perché valorizzano il lavoro di chi li produce in zone svantaggiate del pianeta. Infine i prodotti a Km0 sono spesso scelti per il loro valore ambientale (devono compiere un tragitto più breve per finire in tavola) e/o per il loro valore sociale (acquistandoli si contribuisce al sostentamento dell’economia locale).
Ovviamente le attività di un GAS non si limitano all’acquisto di beni propri del consumo etico a prezzi ridotti; anzitutto è necessario gestire i flussi di merci e i rapporti con i produttori. Ciò può essere fatto in modi diversi a seconda di come il GAS preferisce organizzarsi. Nel GAS che ho osservato per sei mesi, il GAS «Cambieresti?» di Casalecchio di Reno (BO), l’organizzazione del gruppo è prevalentemente orizzontale: per questo motivo ciascuno dei partecipanti al GAS ha il compito di seguire almeno un produttore, con il quale intrattiene regolarmente rapporti via mail o telefono, raccogliendo gli ordini di prodotti dagli altri membri e riportandoli al produttore stesso. L’instaurazione di un rapporto così diretto tra produttori e consumatori consente la creazione di vere e proprie relazioni di fiducia tra i soggetti coinvolti, tanto che spesso i GAS prevedono visite organizzate presso l’azienda agricola o lo stabilimento dei produttori, per conoscerli meglio e approfondire le questioni riguardanti il loro lavoro. In questo senso, riprendendo quanto detto in precedenza riguardo la dicotomia toennesiana comunità-società, ritroviamo qui un chiaro esempio di mescolanza fra le due: si cerca di stabilire con il produttore un rapporto commerciale, regolato da accordi e contornato da relazioni di stampo comunitario, basate sulla fiducia reciproca.
I GAS sono inoltre contenitori perfetti e naturali per tutto quell’insieme di azioni socialmente rilevanti che possono essere definite come buone pratiche (best practices), ovvero ciò che fa di un qualsiasi cittadino un buon cittadino. Si va dal coinvolgimento politico inteso come dibattito allo scambio di beni non più utilizzati dai singoli ma utili a qualcun altro; dalla trasmissione di conoscenze alla condivisione di favori reciproci. Ciò si inserisce a pieno titolo in quello che ho definito come ricerca di relazionalità, aspetto che è a dir poco centrale nella formazione della maggior parte dei GAS. Essi sono simili a serbatoi di relazioni, di sentimento comunitario e fiducia reciproca in un mondo in cui le relazioni sono sempre più anonime, dove il rapporto tra noi e gli oggetti diviene sempre più inconsapevole. Partecipando alle attività del GAS «Cambieresti?» sono stato testimone dell’aspirazione dei suoi membri di divenire partecipi e attivi nella riappropriazione delle conoscenze e delle relazioni necessarie per essere pienamente soddisfatti del tessuto sociale in cui si è inseriti. Insomma, qualcosa che ciascuno di noi può tentare, anche solo per un giorno.
Riccardo Mattioli

1 Simmel, G. (1994, ed. originale 1900), La metropoli e la vita dello spirito, Armando Editore.
2 A tal proposito possiamo fornire un esempio cinematografico, Do the right thing (Fa la cosa giusta) di Spike Lee, in cui è narrata una giornata all’interno di un ghetto nero: pur trattandosi di un quartiere di una grande città americana, le relazioni tra i personaggi assomigliano di più a quelle di un villaggio. Allo stesso fine potrebbe essere utile la lettura del volume di Philippe Bourgois (2005), Cercando rispetto: drug economy e cultura di strada, DeriveApprodi, Roma

Per saperne di più: www.retecosol.org www.retegas.org www.respuglia.org/sbarco-2013-a-monopoli

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