Articolo
Piergiorgio Licciardello

A Bologna prove di un nuovo PD

Trasparenza sugli stipendi, superamento del funzionariato, direzioni in diretta streaming, primarie aperte, no a listini e candidati paracadutati. Non è il M5S, ma il Partito Democratico di Bologna, grazie anche ad una minoranza congressuale combattiva.

Piergiorgio LicciardelloIn questi giorni, anche alla luce delle vicende elettorali che hanno portato alla nascita del governo Letta, passando per tormentata vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica, il tema del rinnovamento della politica è all’ordine del giorno quotidianamente su tutti gli organi di informazione.
Tanto si è parlato, ad esempio, dell’uso delle dirette in streaming degli incontri politici come elemento innovativo nel rapporto tra politica e cittadini.
Altro argomento “caldo” è la questione del finanziamento dei partiti e della trasparenza della gestione economica degli stessi.
Viste dalle realtà bolognese molte di queste innovazioni appaiono abbastanza scontate e quasi ci si stupisce del fatto che possano essere oggetto di discussioni così accese.
Il PD di Bologna aj nazionale.
Ma come ci si è arrivati?
Come spesso avviene, sono i momenti di crisi ad indurre i cambiamenti più grandi.
E Bologna e il PD Bolognese subiscono un colpo durissimo nel gennaio del 2010, con le dimissioni del Sindaco Delbono, in carica da pochi mesi e il conseguente commissariamento della città. Inoltre ci si avvicinava al momento del congresso provinciale in un clima sicuramente di tensione.
Tutti gli ingredienti adatti per una deflagrazione del partito.
E’ stato invece in quel momento difficile che si è avviato il processo di innovazione che oggi ci permette di guardare ad alcune vicende nazionali con uno spirito diverso, quello di chi certi passaggi li ha già attraversati.
In quei giorni, infatti, un gruppo di persone iscritte al PD, con storie e ruoli tra loro molto diversi, lavorarono insieme alla stesura di un documento in dieci punti che richiamava il PD a quelli che erano i suoi valori fondanti e le regole di base del fare politica, di cui avrebbe dovuto essere promotore e garante. Nasceva il progetto di Nuovo PD per Bologna.
Attorno a quel manifesto si costituì una mozione congressuale, della quale ebbi l’onore e la fortuna di essere il rappresentante. Il confronto congressuale fu con Raffaele Donini, braccio destro del Segretario uscente e, di fatto, anch’esso autocandidatosi.
Questo confronto fu la prima innovazione. Due candidati atipici, non emersi da qualche consultazione di caminetto ma sostanzialmente espressione di progetti nati in autonomia.
La seconda innovazione fu come si sviluppò il congresso.
Sebbene la situazione fosse tesa, non ci furono gli scambi di colpi bassi tra opposte tifoserie.
Il dibattito, che coinvolse tutti i circoli del territorio, si sviluppò rimanendo fisso sui contenuti, con i due contendenti capaci, comunque, di mantenere uno stile di confronto sempre corretto e amichevole. L’immagine simbolo del congresso rimane infatti quella dei due candidati in giro in scooter per la città per andare assieme ai confronti in radio.
Questo rapporto di collaborazione reciproca tra le due mozioni è stato alla base della possibilità di produrre importanti riforme nel partito. Bologna è la dimostrazione che si può fare, che è possibile avere maggioranza e minoranza che, dopo un confronto democratico deciso durante il congresso, collaborino per il bene del paese e del partito.
Superare le correnti
E’ la dimostrazione di quanto sia importante saper superare, nel dibattito politico, il prurito per il termine “correnti”, da appiccicare su qualsiasi iniziativa magari critica si avvii, avendo invece la capacità di discutere, confrontarsi e votare i contenuti, accettando che esista la possibilità che gruppi di persone si riuniscano intorno ad un’idea e la portino avanti.
E grazie al continuo stimolo della minoranza e alla predisposizione all’innovazione dell’attuale Segretario, è stato possibile ottenere diversi risultati.
Innanzitutto, una Direzione provinciale, espressione per il 70% del territorio, che non fosse solo un luogo di discussione sterile e fine a se stesso ma un vero luogo di formazione delle decisioni, senza il timore delle conte e con un regolamento che, imponendo l’invio in anticipo dei documenti ai membri, permettesse ai membri una adeguata costruzione della propria opinione sui contenuti.
Memorabile in questo senso la direzione sul documento sulla mobilità e infrastrutture, che ha richiesto 17 votazioni prima di essere approvato. Un luogo di discussione, inoltre, assolutamente trasparente, con le sedute, caso unico in Italia prima delle recenti direzioni nazionali, trasmesse in diretta streaming, con centinaia di contatti durante lo svolgimento e la possibilità di andare a rivedere gli interventi.
Il tutto sempre più nella logica di avvicinare il partito ai cittadini abbattendo le barriere e trasformandolo il più possibile in una casa di vetro. Sul piano della trasparenza ha colpito la vicenda nazionale sulla questione degli stipendi dei dirigenti pubblicati da Dagospia.
Una polemica simile, a Bologna non sarebbe potuta mai esplodere.
Mesi prima, infatti, su stimolo de Un Nuovo PD per Bologna e col sostegno del Segretario Donini, la Direzione provinciale aveva approvato un documento che rendeva pubblici, sul sito della federazione, tutti gli appannaggi dei funzionari con ruoli politici. Una scelta, quindi, di non nascondersi, rendendo inoltre pubblici i bilanci del partito, dai quali, per esempio, si evince come la federazione bolognese, in termini di risorse economiche sia sostanzialmente autofinanziata.
E’ utile ricordare, poi, che solo qualche mese prima, nel corso di un percorso di riforma del Partito, promosso dal segretario Donini e col pieno supporto della minoranza, era stato sancito un altro principio importante, il fatto che la politica non dovesse essere una professione e che il funzionariato dovesse essere superato. Lo stesso Donini coerentemente cambiò il suo contratto da assunzione a tempo indeterminato a contratto a termine, marcando in prima persona questo passaggio.
Questo processo di modifica continua delle tradizionali regole del gioco ha permesso al centro sinistra di riconquistare Bologna al primo turno con Virginio Merola, candidatura selezionata attraverso un percorso di primarie combattute, fortemente volute dal gruppo dirigente bolognese e difese quando sembrava che dal livello nazionale si puntasse a soluzioni diverse.
Un nuovo PD: una volta per tutte
Insomma, ora ci avviciniamo alla scadenza del mandato congressuale, il PD di Bologna che questi 3 anni ci consegnano è un partito autofinanziato, che punta a non avere funzionari a tempo indeterminato, che pubblica bilanci, incarichi e stipendi on line, che svolge le sue direzioni, anche quelle più combattute e delicate, on line, che non ha paura di votare e contarsi e che seleziona i propri candidati attraverso consultazioni primarie. Molto c’è ancora da fare, ad esempio su Forum e coinvolgimento attivo del territorio, soprattutto quello provinciale, nella formazione del progetto politico.
Anche su quest’ultimo aspetto la Direzione che ho l’onore di presiedere, ha fatto un ulteriore passo avanti.
Per la prima volta un documento da votare in direzione, quello sui paracadutati nei listini e quote nazionali delle liste dei parlamentari, è stato messo a disposizione del territorio prima del voto in Direzione, in modo che il dibattito potesse raccogliere, attraverso i delegati dei territori stessi, le osservazioni e proposte emerse nei circoli.
Alla fine del percorso il documento è stato approvato a larga maggioranza dalla Direzione, sancendo, per Bologna, il ricorso al voto dei cittadini, senza paracadutismi o listini a nessun livello, come elemento base per la selezione dei candidati agli organismi istituzionali.
Non è un caso, quindi, che il Movimento 5 Stelle sia avanzato meno qui rispetto ad altri luoghi e nemmeno è un caso il fatto che le maggiori contraddizioni all’interno del movimento siano emerse qui prima che altrove.
Molte delle presunte innovazioni del movimento, infatti, qui erano già state conseguite.
Cosa aspettarsi per il futuro? Il PD di Bologna ha sicuramente percorso passi importanti. Restano però ancora passaggi difficili
da compiere.
L’elezione del Presidente della Repubblica e la famigerata vicenda dei 101 ci consegnano un partito ancora condizionato da antiche ruggini e divisioni, appartenenti a storie politiche anteriori alla nascita del PD.
Fino a quando queste divisioni continueranno a condizionare le scelte del partito, il progetto del PD non potrà dirsi realmente compiuto.
Non si tratta, certamente, di voler rinnegare le culture che hanno dato origine al PD ma di provare a scrivere una storia nuova e una cultura nuova, che sappia guardare oltre i confini tradizionali dell’elettorato del centrosinistra e che non sia mai espressione di nostalgia verso ciò che è stato. Bisogna guardare avanti, scrivere una nuova storia, anche con nuove persone, se necessario per superare le divisioni del passato.
Un po’, queste considerazioni, erano alla base dell’esperienza di Nuovo Pd per Bologna.
Lo scenario politico confuso odierno rende quell’esperienza e i valori da lei promossi ancora attuali.
C’è ancora bisogno di un nuovo PD, non solo per Bologna ma per il paese. O, meglio, c’è bisogno di farlo per davvero, il PD, una volta per tutte. E’ il requisito necessario per tornare ad essere credibili e, alle prossime elezioni politiche, conquistare una maggioranza chiara per governare il paese.
Piergiorgio Licciardello

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