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Flavio Fusi Pecci

Primarie, regole, coraggio

Flavio Fusi PecciStasera, domenica 2 dicembre, ore 22, mentre chiudiamo questo numero del giornale, stiamo vedendo il risultato del ballottaggio fra Bersani e Renzi nelle primarie del centrosinistra. Fra noi del Mosaico, come sempre, ha prevalso un mosaico di idee e di comportamenti. Alcuni hanno votato sempre lo stesso candidato (Renzi o Bersani), alcuni hanno votato Vendola o Puppato o Tabacci, e poi Renzi o Bersani; qualcuno, avendo votato Bersani, ha poi votato Renzi; qualcuno, avendo votato Puppato o Vendola, non ha poi votato al ballottaggio; alcuni, infine non hanno votato mai e pensano che il rigetto provocato da questi partiti sia oramai insuperabile e che solo una rivoluzione del sistema complessivo possa portare ad una vera catarsi del modo di vita e, quindi, dell’intero sistema sociale, economico, politico. Tutti, però, concordemente pensiamo che senza il coraggio di andare oltre il garantito e la miope tutela del nostro attuale orto (piccolo o grande che sia e in qualunque settore ideale, politico, economico etc.) non si riuscirà a fare passi in avanti, per quanto modesti. In questo contesto, certe occasioni di essere e dimostrarsi sul campo veramente coraggiosi non vanno perdute, specialmente se si aspira a dare concretamente un segnale di innovazione in un quadro sociale e politico dominato da sfiducia verso tutto e verso tutti, incertezza per il futuro, inadeguatezza del sistema-nazione nel suo complesso.
Secondo me, impossibilitato a votare per motivi di lavoro (avrei votato Vendola ), il PD inteso come organi dirigenti deputati a predisporre, gestire e garantire le primarie, dopo avere avuto il coraggio di indire primarie vere (non più dunque solo acclamazioni o pubbliche investiture), e di modificare lo statuto, non ha osato provare davvero a navigare in mare aperto.
Bersani (o forse il suo apparato?) ha avuto paura di vincere davvero, ma senza rete, come certamente sarebbe comunque successo, se tutti coloro che volevano votare al secondo turno fossero stati ammessi sulla base della fiducia reciproca, in tutta libertà e responsabilità di coscienza.
Checchè se ne dica, avrebbe fatto una enorme differenza vincere aumentando il numero totale dei votanti, dando e ricevendo opportunità e fiducia ai cittadini, dimostrando di sapere rischiare fino alla fine, forte dei propri convincimenti e della propria onestà e sfidando gli altri, tutti gli altri, a provare sul campo la propria personale correttezza. Quanta più forza questa scelta avrebbe dato alla propria vittoria ed all’intera coalizione!
Vincere senza paracadute avrebbe consentito di zittire qualsiasi futuro condizionamento di avversari, alleati, amici, apparati che, per loro intrinseca natura, sono sempre conservatori ed incapaci di rischiare e guardare oltre la siepe dei propri orizzonti.
Molti diranno, ma le regole? C’erano le regole concordate ed approvate da tutti! Erano e sono regole di buonsenso e di autotutela di un partito ed una alleanza che hanno definito prima il proprio “recinto”. Queste “cose/regole” dette prima dovevano quindi costituire un elemento di chiarezza e di prevenzione di qualsiasi contenzioso, ma, evidentemente, come troppo spesso accade in Italia, sono state scritte, lette ed unanimemente approvate da tutti con un retro-pensiero già di per se “non coraggioso”.
Qual è il punto importante su cui riflettere? Il nodo sta nella parola “recinto”. Infatti, chi propone una visione audace, una occasione di mettersi alla prova, una offerta di fiducia che si accompagna ad una richiesta di onestà e correttezza per creare qualcosa di nuovo o un modo nuovo di affrontare i problemi, non dovrebbe pensare di definire un “recinto tramite delle regole”. Il recinto, se proprio se ne deve parlare, deve essere delimitato dalla correttezza e dalla compatibilità degli ideali e delle motivazioni di fondo, seppure declinate in modo anche molto vario, come sempre accade in una realtà complessa e democratica.
In conclusione, si è forse persa una occasione importante per dare un notevole contributo al recupero di un minimo di rapporto fiduciario fra cittadini e partiti che, non dimentichiamolo, in uno stato democratico sono indispensabili per una corretta vita politica (ovviamente se sani).
Tuttavia, è anche giusto ringraziare chi si è messo in gioco in questa gara, rischiando generosamente la propria credibilità politica, riaccendendo in molti il gusto di partecipare e confrontarsi su idee e proposte diverse. Inaspettatamente infatti, potrebbe stare proprio in fondo a questa strada, se veramente partecipativa, la (ri)nascita di una coalizione in grado di opporsi al centrodestra ed al disgusto per la politica. Non dimentichiamo infatti che chi non vota o non vota per le coalizioni classiche molto spesso non fa antipolitica, ma segnala che il sistema che i partiti sostengono è inadeguato alle necessità ed ideali di libertà, legalità, uguaglianza, efficacia che la Costituzione Italiana sancisce nella sua storica e lungimirante stesura.
Flavio Fusi Pecci

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Discussione

Un pensiero su “Primarie, regole, coraggio

  1. Col seno di poi, si vede come aver cambiato le regole porta alla rovina

    Pubblicato da Kono | 07/04/2013, 14:42

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