Articolo
Piergiorgio Maiardi

Le due opzioni possibili e il Consiglio metropolitano

piergiorgio-maiardiLa legge 135/2012 identifica i territori interessati e fissa scadenze precise: le città metropolitane dovranno essere istituite il 1° gennaio 2014 con qualche eccezione di anticipazione in funzione della cessazione o dello scioglimento dei Consigli Provinciali interessati al territorio. Ciò perché la città metropolitana prende il posto della Provincia con caratteristiche, tuttavia, assai diverse: nel caso dell’ente Provincia si verifica la presenza, nel medesimo territorio, di più enti – comuni e province – con autorità autonoma derivante dalla elezione diretta dei cittadini e con funzioni che potrebbero sovrapporsi, mentre nel caso della città metropolitana verrebbero demandate a quest’ultima competenze fondamentali, riguardanti il territorio, che oggi fanno capo ai Comuni ed alle quali i Comuni rinuncerebbero.
Le modalità di costruzione della città metropolitana sono due, alternative, con una scelta lasciata alla decisione degli enti del territorio: un ente retto da un governo eletto direttamente dai cittadini, suddiviso in Comuni, e regolato da uno Statuto che definisce l’organizzazione per la gestione delle ampie e fondamentali competenze che la legge attribuisce alle città metropolitane ed i rapporti con e fra i Comuni che le compongono: il governo di questa città risponde direttamente ai cittadini delle scelte operate e della sua amministrazione; nel secondo caso si tratta, sostanzialmente, di un coordinamento fra i Comuni del territorio metropolitano e l’assunzione della funzione di sindaco metropolitano da parte del sindaco del Comune capoluogo. In quest’ultimo caso il governo della città metropolitana sarebbe eletto dagli amministratori dei Comuni e dovrebbe essere affidato ad un organismo composto da Consiglieri scelti fra gli amministratori dei medesimi comuni.
Nella prima forma lo Statuto della città metropolitana può prevedere, su proposta del Comune capoluogo, una articolazione del territorio del medesimo comune capoluogo in più comuni.
E Bologna…
Certamente ogni realtà territoriale ha caratteristiche diverse e a noi interessa quella di Bologna dove non si può ritenere di facile ed immediata realizzazione la prima forma di città metropolitana: a mio parere, tuttavia, non c’è dubbio che, se vogliamo parlare di città metropolitana, quella forma debba rappresentare l’obiettivo a cui tendere. D’altra parte credo siano facilmente immaginabili le difficoltà di rapporto che, nella seconda soluzione, insorgerebbero fra un comune capoluogo che esprimerebbe il Sindaco metropolitano e la molteplicità degli altri comuni, diversi fra loro per dimensione, collocazione nel territorio, caratteristiche e popolazione in un rapporto di sudditanza rispetto al Capoluogo. E la legge non pare agevolare il superamento di queste difficoltà: il Consiglio metropolitano dovrebbe essere composto da soli dodici membri che difficilmente riuscirebbero a rappresentare tutta la realtà del territorio, con conseguente diversità di peso nel governo della realtà comune.
È senz’altro molto positivo che il “Laboratorio Urbano” abbia messo in moto, con modalità molto serie e qualificate, un processo di costruzione partecipata dello Statuto della Città metropolitana ma parrebbe ovvio ritenere che un tale processo trovi una giustificazione solamente nella costruzione di una istituzione nuova ed autorevole, fondata sul sistema di democrazia rappresentativa, un ente composto da diversi comuni funzionali alla città metropolitana, con competenze e poteri limitati rispetto ad ora ed organismi necessariamente contenuti nella composizione in funzione delle competenze assegnate al Comune.
L’obiettivo è ambizioso e difficile
da raggiungere ma ritengo che vada posto come obiettivo raggiungibile magari in tempi successivi espressamente previsti dallo Statuto. Poi occorrerà che la legge venga rivista: contiene, infatti, evidenti incoerenze come l’esiguità dei componenti il Consiglio Metropolitano in rapporto alle importanti funzioni di governo assegnate alla città metropolitana e l’assoluta gratuità del servizio svolto dagli amministratori con conseguente possibile attenuazione delle responsabilità e dequalificazione delle funzioni. La Città Metropolitana ed il processo partecipativo possono e devono rappresentare un apporto senz’altro positivo alla riqualificazione della nostra democrazia degradata, ma la partecipazione ha, come condizione, l’informazione: pare giunto il momento di mettere in condizione i cittadini di conoscere qualcosa di più delle scelte che si pongono per il futuro della loro città, del loro comune, del loro territorio.
Piergiorgio Maiardi

Il DOSSIER continua con “Verso la Città metropolitana”

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