Articolo
Roberto Lipparini

La Germania e l’Europa

In questi tempi di crisi profonda e quasi senza speranze, si parla sempre con più insistenza e fastidio della Germania “… padrona dell’Europa”. Al di là di qualsiasi giudizio che richiederebbe una analisi ben più vasta, è utile però anche capire sinteticamente come la Germania abbia adattato con prontezza il proprio ordinamento istituzionale al nuovo diritto europeo.

roberto-lippariniLa recente sentenza del Tribunale Costituzionale Federale Tedesco che ha respinto i ricorsi avverso la ratifica del Trattato Europeo di istituzione del nuovo fondo salva-stati (European Stability Mechanism – ESM), pur sottoponendo il sì ad una serie di condizioni, ha dato grande visibilità in tutta Europa ai meccanismi costituzionali di tutela della propria sovranità previsti dall’ordinamento tedesco in rapporto alle inevitabili limitazioni imposte dall’Unione Europea.
In considerazione dell’attuale peso politico ed economico del Paese, ma anche in relazione all’assoluta inerzia in materia del legislatore italiano (a livello costituzionale il recepimento del diritto comunitario poggia ancora sui presupposti, immodificati, indicati agli artt. 10 e 11 cost.), può forse rivestire qualche interesse delineare per brevi cenni come la Germania abbia adattato il proprio ordinamento costituzionale, nel tempo e sulla base delle prospettive che di volta in volta si aprivano, alle limitazioni imposte dal diritto europeo. Sino all’unificazione tedesca (1989–1990) il sistema costituzionale tedesco, essenzialmente per le esigenze di recupero di credibilità internazionale e della stessa propria piena sovranità, è stato tra tutti gli ordinamenti europei probabilmente quello più “integrazionista”; e tale scelta è stata anzi presentata come strutturale e permanente. Dopo il Trattato di Maastricht (1992), la Germania ha sostituito al contenuto dell’originario art. 23 della Legge Fondamentale dedicato all’unificazione tedesca, quello del tutto nuovo dedicato all’integrazione europea; la scelta di fondo “integrazionista” è sostanzialmente rimasta, ma condizionata ad una serie di limiti in relazione alla sopravvenuta centralità del Paese nell’ambito dell’Unione Europea.
Premessa indispensabile è ricordare come quello tedesco sia stato l’unico ordinamento di tipo federale facente parte dell’Unione sin dalla sua nascita: in esso di conseguenza, prima di ogni altro Paese a struttura federale, si è posto il problema di trovare soluzioni istituzionali atte a coniugare l’accentramento comunitario con strutture statuali fortemente decentrate.

Competenze e limiti

In materia comunitaria il sistema costituzionale tedesco poggia su una stretta collaborazione tra Governo federale e Lander e sul ruolo centrale rivestito dal Bundesrat. Naturalmente, in quanto Stato Federale, l’attività amministrativa è praticamente solo regionale, mentre la legislazione di attuazione delle direttive europee spetta agli organi del Governo Federale.
Limiti alla partecipazione all’Unione sono anzitutto quelli, già elaborati dal Tribunale Costituzionale Federale, di rispetto del principio democratico, del principio dello stato sociale e federale di diritto, del principio di sussidiarietà e della tutela dei diritti fondamentali assicurati dalla legge costituzionale tedesca.
Altro limite, più direttamente legato alla struttura federale, quello relativo al divieto di trasferimenti di sovranità all’Unione senza il preventivo consenso dei Lander; la previsione di tale limite esprime bene una diversa sensibilità tedesca riguardo al rapporto con l’Unione, anche se a suo fondamento vi era forse anche un aspetto compensativo, rappresentato dall’adesione al Trattato di Maastricht senza referendum costituzionale, e quindi senza consultazione popolare come avvenuto in altri Paesi (la stessa cosa si è del resto ripetuta nel 2004 con il Trattato di Lisbona).
In materia comunitaria il Bundesrat, oltre che per le materie di specifica competenza dei Lander, delibera nelle materie per le quali ne avrebbe comunque la competenza sulla base del loro riparto interno. Più precisamente, il Governo federale deve tenere conto del Bundesrat sia che si tratti di materie di diretta competenze dei lander, sia che si tratti di materie a competenza concorrente, sia qualora, pur trattandosi di materie di competenza esclusiva della Federazione, vengano comunque coinvolti interessi degli stessi Lander. Passa attraverso il Bundesrat tutta la partecipazione dei Lander al processo normativo comunitario; il Bundesrat è però interprete di valori collettivi dei Lander, mai di istanza esclusivamente individuali.
Eventuali violazioni alle proprie prerogative potranno essere fatte valere dai Lander, sia individualmente sia, attraverso il Bundesrat, collettivamente avanti al Tribunale Costituzionale Federale.

Roberto Lipparini

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