Articolo
Pierluigi Giacomoni

La “conurbazione universale”

Stiamo andando verso la “conurbazione universale”? Pare proprio di sì: gli esperti delle Nazioni Unite, difatti, ci avvertono che, proseguendo di questo passo, a fine secolo l’80% della popolazione della Terra vivrà in città. Sembra confermarsi la profezia di Giorgio Gaber che tanti anni fa così ironicamente verseggiava: 
«Com’è bella la città! com’è grande la città! com’è viva la città! com’è allegra la città! Piena di strade e di negozi e di vetrine piene di luce con tanta gente che lavora con tanta gente che produce con le reclame sempre più grandi coi magazzini, le scale mobili e grattacieli sempre più grandi e tante macchine sempre di più!».

pierluigi-giacomoniIl XX secolo è stata l’epoca in cui le città sono “esplose” sia per estensione del territorio occupato, sia per numero d’abitanti. Fino a tutto l’Ottocento i centri urbani, pur già giudicati enormi, occupavano superfici non molto grandi e assorbivano porzioni relativamente minime di gente. In più, c’erano vaste regioni della Terra pressoché prive di aree urbane. Nel Novecento l’urbanizzazione è letteralmente deflagrata, un po’ a causa del prorompente incremento demografico, un po’ per effetto dell’industrializzazione e della diffusione dei servizi: tutte queste realtà hanno nelle città il loro centro propulsore. Nei Paesi poveri di nuova indipendenza, poi, le aree metropolitane sono divenute irresistibili centri d’attrazione per masse umane in cerca di riscatto sociale. La città, dal canto suo, è diventata il centro vero dove ha origine tutto ciò che di nuovo offre la società.
Gli Stati, perciò, han dovuto ridisegnare l’assetto amministrativo dei nuovi centri urbani per governarli e controllarli meglio e differenziarne lo status giuridico dal piccolo comune rurale.

1. IN EUROPA

LE CITTÀ-STATO – Una delle strade percorse è stata quella di riconoscere alle aree metropolitane un forte grado d’autogoverno. Negli stati federali le capitali o i grossi centri sono delle città-stato.
È questo, ad esempio, il caso di BERLINO, che è uno dei 16 Länder del Paese e il Bürgermeister (sindaco n.d.r.) siede al Bundesrat (consiglio federale n.d.r.), come gli altri premier regionali.

BRUXELLES d’altro canto è uno dei tre soggetti che costituiscono l’ossatura dello stato belga, assieme alla Vallonia (francofona) e alla Fiandra (neerlandofona). Bruxelles ingloba anche i comuni del circondario sia francofoni che fiamminghi.
In Svizzera, tra gli altri, Berna, Zurigo, Ginevra sono dei cantoni-città che comprendono il centro principale più la loro area metropolitana.
LE GRANDI AREE METROPOLITANE –
In Europa vi sono, però, città di dimensioni ancora maggiori, cui gli stati hanno dovuto riconoscere uno status particolare. È, ad esempio, il caso di Madrid, Parigi, Londra, Mosca e Istanbul.
MADRID – La capitale spagnola è inscritta nella comunità autonoma madrilena che comprende tutta la sua area metropolitana. Coi suoi 3,3 milioni d’abitanti, è la città più popolosa del Paese. Se ad essi si aggiungono quelli che abitano nei comuni limitrofi, si arriva a 6,5 milioni di unità. È suddivisa in 21 distretti a loro volta articolati in quartieri (barrios).

PARIGI – Solo dal 1977 i parigini eleggono il loro Maire e il consiglio municipale. Prima la città era sotto l’amministrazione del governo centrale. La “ville lumière” è suddivisa in 20 quartieri (arrondissement), ciascuno col rango di municipio autonomo. Al momento delle elezioni municipali, i parigini eleggono 517 consiglieri d’arrondissement e 173 di loro divengono consiglieri municipali. Il sindaco di Parigi è eletto dal consiglio e nomina i suoi assessori (adjoints). L’area metropolitana parigina è, in realtà, molto più ampia: comprende 1.798 comuni ed è popolata da oltre 12,1 milioni d’abitanti.

LONDRA – L’assetto amministrativo della capitale britannica è stato riformato parecchie volte: solo nel 2000 fu varata la Greater London Authority (GLA). Al suo vertice c’è il Mayor, eletto ogni quattro anni, controllato dalla London Assembly di 25 membri. Essa ha il compito di coordinare la gestione della Grande Londra. Le autorità dei 32 quartieri (borroughs) sono costituite dai consigli dei quartieri di Londra e dalla City of London Corporation. Essi sono responsabili della maggior parte dei servizi, quali la pianificazione urbanistica, le scuole, i servizi sociali, la gestione delle strade locali e la raccolta dei rifiuti. In realtà le autorità di quartiere hanno sottoscritto degli accordi comuni per gestire servizi di pubblico interesse particolarmente onerosi, come la rimozione e lo smaltimento dell’immondizia. La pubblica sicurezza nella Greater London, con l’eccezione della City, è fornita dalla Metropolitan Police, sotto la supervisione della Metropolitan Police Authority. La City di Londra ha una sua forza di polizia autonoma, la City of London Police.

MOSCA – Abitata da 11,5 milioni di persone, è una città federale, retta da un governatore, finora nominato dal Presidente della Federazione russa. L’area metropolitana moscovita è suddivisa amministrativamente in 12 distretti e 146 quartieri.

ISTANBUL – Amministrativamente è un comune metropolitano che comprende i centri urbani di tutti i 39 distretti della sua provincia. Il principale organo decisionale del comune è il Consiglio Comunale, guidato dal sindaco. Fra le sue responsabilità il controllo degli appalti, la decisione dei prezzi dei biglietti sui mezzi pubblici e la regolazione delle tasse. Tutti i membri del consiglio, tra cui il sindaco, sono eletti per cinque anni.

2. FUORI D’EUROPA

LE GRANDI MEGALOPOLI – Se in Europa ci sono città molto popolose, fuori ce ne sono d’ancora più grandi: enormi masse umane si accalcano a Città del Messico, San Paolo, Tokyo, Shanghai, Lagos e tante altre ancora. Accanto a queste vi sono vaste conurbazioni come la New York-Washington o la Los Angeles-San Diego. Il rango di queste aree metropolitane è diverso da Paese a paese: Delhi e Washington sono distretti federali; Kolkata e Mumbai sono capitali dei rispettivi Stati; New York City è inscritta nel proprio Stato; Buenos Aires è capitale dell’Argentina e della provincia Porteña.

CITTA’ DEL MESSICO – con una popolazione registrata nel 2010 di 8,8 milioni, México DF corrisponde al Distretto Federale, sede dei poteri dell’Unione e capitale degli Stati Uniti Messicani. Centro politico, economico e culturale, nel DF si concentra un quinto della popolazione messicana. È una delle aree metropolitane più grandi del mondo: difatti secondo il rapporto urbanistico delle Nazioni Unite la zona metropolitana di Città del Messico è l’agglomerato urbano più grande dell’emisfero occidentale e il secondo più grande del mondo dopo Tokyo. Fino al 1997 il DF era direttamente amministrato dal governo centrale, poi si diede la possibilità d’eleggere il capo del governo e l’assemblea Legislativa distrettuale. È suddiviso in 16 delegazioni, governate da capi eletti dal 2000 a suffragio universale. Le delegazioni a loro volta si suddividono in quartieri, colonie e villaggi.

SAN PAOLO DEL BRASILE – Coi suoi 11,2 milioni d’abitanti è la più vasta e popolosa metropoli dell’emisfero australe. In realtà, agli abitanti della città, vanno aggiunti quelli che risiedono nella Regione Metropolitana di San Paolo e al complesso metropolitano, per cui la popolazione ascende ad oltre 29 milioni d’unità. La Regione Metropolitana di San Paolo è costituita da 39 comuni. San Paolo è la capitale economica del Brasile e uno dei suoi poli culturali.

TOKYO – Letteralmente “capitale orientale” perché si trovava ad est di quella imperiale, Kyoto, con circa 13 milioni d’abitanti è l’area metropolitana più importante del Giappone e una delle più popolate al mondo. Amministrativamente parlando, è la capitale del Sol Levante, situata nella regione del Kanto, sull’isola di Honshu. Sebbene venga spesso definita una città, secondo l’ordinamento amministrativo nipponico è una metropoli e viene considerata una delle 47 prefetture del Paese. L’odierna area metropolitana di Tokyo è frutto della fusione, avvenuta nel 1943, tra la prefettura ed il suo capoluogo, la città vera e propria. Il tutto è retto da un governatore controllato da un’assemblea metropolitana. L’area più popolata, quella che si affaccia ad est sulla baia di Tokyo, corrisponde a quella dell’estinta città ed è stata divisa in 23 quartieri speciali. La parte ad ovest, chiamata area di Tama, è suddivisa in 26 città e un distretto comprendente tre cittadine e un villaggio. Fanno inoltre parte della divisione amministrativa di Tokyo alcuni arcipelaghi nell’Oceano Pacifico. L’espansione urbanistica del dopoguerra ha creato una megalopoli, chiamata “Grande Area di Tokyo”, che si espande per circa 13.500 kmq e comprende anche buona parte delle vicine prefetture. Tale immenso agglomerato urbano era nel 2011, coi suoi 34,2 milioni di abitanti, il più grande del mondo per popolazione e la terza per superficie, dopo Shanghai.

SHANGHAI – Situata sul fiume Huangpu presso il delta del Chang Jiang, è, allo stesso tempo, la più popolosa del mondo e della Cina. Municipalità autonoma, con prerogative simili a quelle di una provincia, è diventata nel tempo la capitale economica del Paese. Grazie allo sviluppo dei passati decenni, è un centro economico, finanziario, commerciale e delle comunicazioni di primaria importanza. Il suo porto, il primo della Cina, è uno dei più trafficati al mondo. La municipalità è divisa in 18 distretti e 1 contea.

LAGOS – Coi suoi 11,1 milioni d’abitanti è l’area metropolitana più importante dell’Africa equatoriale. Oggetto di una continua e prorompente espansione, è un tipico esempio d’urbanizzazione incontrollata. Molti dei suoi quartieri periferici sono in realtà delle baraccopoli prive di servizi, infestati da criminalità ed emarginazione sociale. Capitale della Nigeria fino al 1992, ha conservato il ruolo di polo economico del Paese, situata nei pressi del delta del fiume Niger, ricco di petrolio.

Pier Luigi Giacomoni



LABORATORIO URBANO
ha progettato e messo in atto un processo partecipativo con l’obiettivo di contribuire all’elaborazione dello Statuto della Città metropolitana di Bologna attraverso momenti di democrazia partecipativa. Pubblichiamo alcuni interventi tratti dal loro report dell’incontro tenuto il 24 settembre 2012 presso la sala del Silenzio del q.re San Vitale.

Fausto Anderlini (Provincia di Bologna):
Le città metropolitane sono un cane morto. Richiama Miglio e la Fondazione Agnelli: il discorso sulle Macroregioni. Perplessità sui modelli. Elezione diretta è palesemente irrealizzabile qui. Modello in cui si fa una provincia, robetta di poco conto. Da ultimo ente di secondo livello dove il presidente metropolitano coincide con sindaco capoluogo. Pseudo province di secondo livello. Oggi la politica locale nei comuni è triste, su basi caserecce. Non esistono più i partiti a livello comunale. Come il legislatore ha potuto credere che i Comuni secernano questa roba qua. Si fa la conferenza metropolitana che redige lo statuto (potere costituente) e poi scompare. Bisognerebbe che l’Assemblea dei Sindaci fosse l’organo di governo. Non una testa un voto, ma in base alla popolazione, come nel modello della società per azioni. Le minoranze si lasciano fuori. Paradosso: come fare una rappresentanza con un consiglio ridotto a 12 componenti. Poi il DL stabilisce che sindaco e consiglieri vanno a titolo gratuito. Nessuno ci andrà mai. Sarà un ente considerato da nessuno. In Romagna hanno deliberato di fare una provincia romagnola. Un ente che non conta niente ma che ha una grande valenza simbolica è una mina vagante. Sarà il presidente della Romagna e aprirà alla secessione.

Mauro Bosi (membro PD ex consigliere regionale):
Dal punto di vista politico la CM è già fatta, in gran parte, dal punto di vista dei servizi. Su sanità si è già fatta. Si sta facendo sul servizio sociale. Si sta facendo sul trasporto metropolitano SFM. Sotto il punto di vista istituzionale sarà difficile che un terzo di popolazione della provincia deleghi ad ente di secondo livello. Oggi c’è solo una via: l’elezione diretta. Non c’è altro modo di coinvolgere la gente. Altrimenti si penserà che sia un carrozzone. Come logica è il modello più serio. Per avere un modello serio occorre un’elezione diretta. Imola ha fatto un errore tremendo: avrebbe dovuto scegliere di essere la quarta gamba della Romagna. Politicamente aveva più senso stare in Romagna. Se staranno in CM è solo per delegare i sindaci e finiranno per condizionare la scelta del sindaco metropolitano.

Rudi Fallaci (si occupa di urbanistica):
Se sono 20 anni che parliamo di CM è perché la Provincia non è sufficientemente autorevole e capace. Cambiamento per dare più efficacia e ragionevolezza a quel livello. Elezione diretta sì e no. L’ente ad elezione diretta ha un punto di partenza più robusto. Vedi legge di elezione diretta dei sindaci (ne hanno guadagnato). Provincia non è stata sufficientemente efficace perché debole (sin dalla Costituzione) dato che avrebbe dovuto coordinare. Ora occorre un governo più capace di decidere. Bologna e Walter Vitali ha fatto l’assemblea dei Sindaci nel 1995… Poi è successo che il capoluogo è andato in mano al centrodestra e l’esperienza è cessata. Anche a Cofferati non importava nulla. Dovessimo fare un ente di secondo grado, avremmo la paralisi. Potrebbe non funzionare se le persone non saranno intenzionate a farlo funzionare. Riguardo alle radici comunali, oggi sono numerosi i cittadini nati altrove. Situazione ben diversa dai tempi della Costituzione.

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