Articolo
Fabrizio Baldassarri

Quando la politica cambia

InAltroSenso nasce di fronte ai difetti della politica bolognese, reazione vera ad uno scollamento sociale, prima che squisitamente politico. Nasce raccogliendo la volontà di mettersi al servizio della politica, proponendo un diverso modo di vedere i problemi, di condividere le soluzioni e di presentare le proposte. Il casus belli furono le primarie di Delbono, con tutti gli errori che furono compiuti: al di là di quelli materiali oggi forse superati, resta quello ideale di non aver digerito la struttura democratica insita nelle primarie. Presentiamo qui un loro contributo su due aspetti scottanti.

Pedonalizzazione e People Mover inAltroSenso

Esterno alla politica, inAltroSenso è nato con l’attenzione a ricreare il collegamento tra i vertici dei partiti (tra la decisione che la politica deve intraprendere) e la cittadinanza (la forza politica del mandato), senza che quest’ultima venga esclusa né raggirata. La frequentazione pubblica al Consiglio Comunale ci ha fornito un’ottima visione d’insieme: non più luogo di dibattito politico, è diventato l’espressione della peggior retorica con cui si tesse un velo per nascondere le motivazioni della politica intrapresa.
Questo spettro minaccia la democrazia. Perché ogni decisione politica deve essere libera e trasparente; l’oscuramento consiliare, infatti, è l’affossamento di ogni rapporto equilibrato con la cittadinanza, il nascondimento ultimo della decisione democratica.
Al di là della vuota retorica del Consiglio, due esempi pratici ci possono illuminare. Diametralmente opposti: il People Mover e la pedonalizzazione.
Diversi come la fame e la sete, si direbbe, con oscure motivazioni il primo (la logica del trasporto veloce è ingannevole), con una volontà chiara e distinta il secondo (addirittura rischiano di essere tacciate di ideologia le manifestazioni contrarie). Esempio di una politica da alchimisti il prima caso, in cui si deve costruire a tutti i costi per finanziare una grande opera poco utile e nell’assoluto antagonismo con la cittadinanza; esempio di un tentativo di dialogo con la cittadinanza il secondo. Con aspetti da migliorare, sia chiaro. Perché pedonalizzare il centro non risolverà il problema dell’inquinamento, né risponderà completamente alle richieste dell’Unione Europea sull’uso e sulla produzione delle energie alternative.
Vi sono progetti interessanti nel Piano d’azione per l’energia sostenibile – PAES –, diretta conseguenza della direttiva europea 20/20/20, ancora in costruzione. Là dove i problemi di traffico si sviluppano nei viali e nelle radiali, chiudere il centro non ne diminuisce le difficoltà: accanto alla pedonalizzazione, pertanto, si deve pensare ad un nuovo modello di mobilità, a nuovi trasporti più agili e meno inquinanti, che permettano di vivere un centro chiuso al traffico, senza spostare i problemi ad altre zone cittadine.
Restando nella democraticità dei metodi, tuttavia, la pedonalizzazione ha visto un’attenzione alle opinioni e alle proposte di quei tanti che si sono dimostrati favorevoli. Realizzando quell’esigenza di dialogo e di incontro decisiva nella crisi attuale della democrazia. Ci si è mossi in maniera opposta per il People Mover, rifiutando ogni incontro e rimandando ogni decisione a momenti senza dialogo pubblico. Grande opera dalla dubbia utilità, dopo il fallimento del Civis, è la monorotaia ad aver calamitato gli investimenti pubblici bolognesi; e si dovrebbe capire che di fronte ad investimenti milionari sia più che mai necessario muoversi attraverso motivazioni trasparenti, mediante discussioni pubbliche e non ideologiche, con un dialogo serrato nel tentativo di comprendere le ragioni di tante manifestazioni contrarie. L’impressione, infatti, è che questa monorotaia si debba fare ad ogni costo, senza valutare le migliori alternative presentate. E un progetto che non riesce a raccogliere le proposte di miglioramento, è un progetto che non ha il buon fine di migliorare i servizi.
La pedonalizzazione, invece, ha visto numerosi incontri e una decisione politica all’opposto di quella del People mover. È vero, tuttavia, che le valutazioni si fanno là dove ci sono i milioni: sicuramente anche la chiusura del centro avrà dei costi importanti (ad esempio sulla navetta T, ottima decisione, da espandere alle diverse zone del centro), ma più contenuti rispetto a quanto preventivato per la grande opera. Resta il punto dolente di non riuscire a dialogare con gli oppositori. Se è vero che si tratta di una decisione condivisa, se è vero che si sta andando incontro alle diverse esigenze e alle diverse problematiche che emergono via via, una giunta democratica deve trovare un punto di incontro anche con i più strenui oppositori.
Opposti in tutto e per tutto, People Mover e T-days trovano un punto di contatto problematico: di fronte alle contrarietà, infatti, questa Giunta non riesce ad aprirsi al dialogo, non riesce ad andare incontro alle esigenze diverse, non riesce a costruire consenso attraverso decisioni democraticamente condivise. Finché tutti sono d’accordo, va bene. Oggi più che mai, però, è necessario costruire assieme il consenso delle decisioni: sta alla politica farlo, rendendo la decisione pubblica, trasparente e democratica. Sta a noi educarci a volerlo, senza essere solo un’opposizione rancorosa (l’antipolitica di quelli che bramano il potere degli altri), perché l’alterità si costruisce nel senso della politica, là dove alla retorica vuota pretendiamo si sostituiscano concetti concreti, dove alla decisione oscura si sostituisca la forza del consenso elettorale, dove al linguaggio artefatto si sostituiscano i ragionamenti appianati e comprensibili.
È un progetto di lungo raggio, utile, tuttavia, in molti ambiti della nostra città.
Fabrizio Baldassarri

Per saperne di più: inaltrosenso.altervista.org

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