Articolo
Enzo Gandolfi

Bologna, e i giovani?

Si discute molto dei problemi legati ai bambini ( posti in asili nido e scuole materne che mancano, calo di insegnanti nella fascia dell’obbligo etc…) e dei problemi legati agli anziani ( difficoltà economiche e di assistenza…), ma degli adolescenti si parla solo quando emergono problemi di disadattamento ( fughe da casa, violenze, uccisioni…) e si fa poco per aiutarli ad esprimere se stessi, per aiutarli a sviluppare le potenzialità positive proprie di questa età e che molte volte, troppe volte, vengono represse o per lo meno fortemente condizionate. Ecco un proposta nata nel quartiere Savena.

Quello che segue non sono altro che riflessioni, domande aperte, argomenti su cui riflettere ma non voglio avventurarmi in diagnosi, ricette perché al momento non ho le idee chiare.
Oggi è di moda parlare di giovani soprattutto nei posti di lavoro e in politica. Ho volutamente tenuto separati questi due settori perché sono ancora uno che considera la politica non un mestiere, ma un ambito in cui una persona, se eletta, partecipa per dare un contributo di idee partendo dalle proprie convinzioni, acquisite anche in ambito lavorativo, per poi riportare nello stesso ambito le esperienze acquisite nell’affrontare e gestire le “cose” pubbliche. E questo scambio di ruoli dovrebbe creare una sinergia che fa “crescere” la società civile.
Ma non tratterò di questo aspetto connesso alla parola giovani anche perché mi riferirò a quella fascia di età che va dalla adolescenza alla giovinezza, per essere più preciso mi riferisco ai giovani fra i 16 e 25 anni e, più in particolare, all’uso che fanno del loro tempo libero.
Quando ero giovane, parlo degli anni 60-70 si usciva quasi tutte le sere, non c’era la droga, o almeno non nelle zone popolari, non c’erano neanche le discoteche, solo qualche luogo in cui ballare. Ci si trovava al bar, ce ne erano tanti e quasi tutti aperti di sera anche solo sottocasa. Si giocava, si scherzava, si discuteva… Si stava insieme.

Dove vanno?
Circa un mese fa, era un mercoledì sera in cui si giocava la partita Chelsea- Napoli, ero nella zona della Barca ed avevo due ore vuote. Decido di vedere un po’ di partita al Centro Sportivo della Barca. Il locale era semivuoto e il più giovane aveva l’età della pensione. Anche fuori nel Centro Sportivo, alle 22, non c’era più nessuno. Nell’intervallo fra il primo e il secondo tempo, decido che avrei visto il finale della partita in un bar a Casalecchio dove dovevo andare.
Parto, la sera era calda, ma la città, alla Barca, era deserta: nessun bar aperto, nessun luogo di ritrovo era aperto. Percorro la Porrettana, la situazione non cambia, arrivo a Casalecchio, anche Casalecchio é deserta, e giro a lungo prima di trovare un bar aperto, ed anche qui, nessun giovane. Sono rimasto “sconvolto”, non mi ero mai reso conto di quanto fossero cambiate le abitudini, ma dove vanno allora i giovani che a quella età hanno tanta energia e voglia di fare…
Nei giorni successivi ho dedicato qualche sera ad esplorare la città, anche i luoghi della mia gioventù e scopro che solo la zona universitaria e via del Pratello sono popolati di sera. Solo qui troviamo i “biasanot” e sono quasi tutti studenti fuori regione.
Cosa fanno allora il giovani bolognesi? Non escono più di sera perché sono cambiate le loro esigenze o perché non ci sono luoghi adatti a loro?

Al Fossolo proviamo…
In zona Fossolo sto da alcuni anni cercando di costruire presso il Circolo IL FOSSOLO un ambiente che, nel mio modo di pensare, dovrebbe essere l’ideale per un giovane: un punto ristoro gestito da giovani con iniziative normalmente adatte per questa età, e soprattutto con la disponibilità ad accogliere eventuali gruppi che senza imposizioni dall’alto vogliano, compatibilmente con le disponibilità di spazi e risorse economiche del Circolo, progettare/costruire iniziative o attività.
L’età media dei frequentatori é abbastanza bassa, ma non siamo ancora riusciti ad intercettare le esigenze dei più giovani. Forse i miei riferimenti sono sbagliati, ma quali sono quelli giusti? Sembra quasi che solo lo sport interessi, ma poi ci si accorge che anche a Bologna, dopo i 16 anni c’è un crollo della pratica sportiva. E’ l’età in cui, in media, i ragazzi cominciano ad essere autonomi sia nel gestire il proprio tempo libero, non avendo più la necessità di essere accompagnati, sia nel gestire le proprie risorse economiche, spesso limitate. Ma non dimentichiamo che oggi, nel loro panorama, esiste un oggetto nuovo rispetto a quando ero giovane io, il “telefonino” che cattura tempo e risorse ed entra quindi in competizione con lo sport e gli altri divertimenti tradizionali. É vero che l’altro grande polo di attrazione sono i macroeventi: concerti, raveparty…. ma sono temporalmente limitati.

A Bologna…
Nel progettare una città si deve tener conto anche di questi giovani? A Bologna lo abbiamo fatto?
Come ho già anticipato, non ho le idee chiare in proposito, ho anche provato a parlare con alcuni di essi, ma spero di aver scelto le persone sbagliate, perché ho trovato risposte deboli, incertezze, fragilità. Eppure il panorama che trovo all’università, dove insegno, é molto diverso: é fatto di studenti molto motivati, capaci, impegnati che mi fanno bene sperare nel futuro, nonostante la situazione difficile che si troveranno da affrontare. Situazione che non é figlia del caso, ma questo é un altro argomento…
Sono queste alcune delle contraddizioni che volevo sottoporre all’ attenzione di chi leggerà queste note, considerazione che fino ad un paio di mesi fa, non avevo mai fatto e che mi sono sembrate interessanti per aggiungere una sfaccettatura nuova all’immagine della vita che ci circonda.
Enzo Gandolfi

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