Articolo
Matteo Lepore

Un nuovo inizio per la comunità metropolitana

In apertura, vorrei dire che chi non sono appassionato o esperto di ingegneria istituzionale o politica, e ciò non per scarsa considerazione verso il tema, quanto piuttosto per l’abuso che spesso si fa in materia, anche in modo approssimativo.

Se confrontiamo il caso italiano con quello degli altri paesi europei, appare chiaro lo scarto che esiste nel dibattito tra le parole e fatti.
In Francia, per fare un esempio, la legge che riconosce lo status di città metropolitane a Parigi, Lione e Marsiglia è del 1982. Il legislatore francese dotò allora le nuove istituzioni di sindaco, consiglio municipale e giunta quali organi di governo. Nel 2002 furono poi riconosciute dall’ordinamento anche le “comunità urbane” per le grandi città, le quali avevano in realtà avuto origine nel 1990 come ambiti utili per dotare le aree intermedie (metropolitane, diremmo noi) di uno strumento più efficace di consultazione politico- amministrativa. Alle comunità urbane si affiancarono anche le “comunità di agglomerati” e le “comunità di comuni”, per le città medie e piccole dotate tutte di consigli di vicinato.

…ad esempio Lione

Mi è capitato personalmente di partecipare a una missione a Lione, e di incontrare una dei quaranta vicepresidenti di “Grand Lyon”. Oramai da trent’anni una città di quelle dimensioni agisce e ragiona su livelli istituzionali d’area vasta, raggruppando 58 comuni e governando su un milione e duecentomila francesi nel cuore della ricca regione di Rhône-Alpes. La comunità urbana di Lione ha competenza su un’ampia gamma di materie, che vanno dal sistema della viabilità a quello dell’acqua potabile, dai servizi igienico-sanitari alla raccolta e trattamento dei rifiuti domestici, dalle politiche dei trasporti e dei parcheggi a quelle relative alla pianificazione territoriale e all’edilizia sociale, fino a comprendere l’ambito sviluppo economico e quello delle relazioni internazionali. Alcune delle funzioni relative a tali materie sono affidate, a loro volta, ad agenzie esterne (acqua potabile, edilizia sociale, trasporto pubblico, parcheggi, fiere).
Ora, Lione è solamente un caso di comunità urbana: in realtà si potrebbe ragionare di molti altri casi realizzati in Germania o in Olanda, trovando un’ampia gamma di soluzioni, dallo status di città metropolitana a quello di regione metropolitana. Ma ciò che conta è che il comune denominatore di queste istituzioni, il fulcro di queste esperienze, non è mai l’impianto del sistema di governo e della rappresentanza originato da una legge elettorale, bensì il riparto delle funzioni amministrative tra i diversi livelli, metropolitano e sub-metropolitano, basato sulla considerazione della “massa critica” e delle dimensioni territoriali più idonee a gestire le dinamiche economiche e sociali di questi anni.
Non casualmente, la stessa Unione Europea si avvia a ridefinire il quadro normativo per i prossimi fondi strutturali, e i programmi di politiche per il ciclo 2014-2020, dando maggiore importanza alle aree urbane. Si tratta, quindi, di cogliere il ruolo che questi nuovi livelli intermedi possono giocare nel nostro paese, specialmente negli ambiti dello sviluppo e degli assetti produttivi, e della qualità della vita, anche in ragione del fiorire, e del diffondersi, di nuovi bisogni e fenomeni.

…rispondendo a Caserta

Tutto giusto, dunque, quanto afferma Sergio Caserta in merito alla necessità di uno sguardo largo per i poli direzionali, l’urbanistica e le infrastrutture a Bologna. Mi permetterei però di aggiungere che ciò deve riguardare anche le politiche per il welfare e la sanità, o la cultura. E’ vero, serve un progetto politico per guidare un salto di qualità nel ragionare sulla città metropolitana: ne sono convinto tanto quanto reputo sia giunto il momento di volgere lo sguardo verso l’orizzonte del futuro, e non solo alle orme di chi ci precede.
Le linee di mandato del Sindaco Merola da questo punto di vista parlano chiaro e l’avvio stesso del Piano Strategico ci porta nella direzione richiesta da Caserta. Aprendo il percorso del primo Piano Strategico bolognese, la Presidente Draghetti e il Sindaco hanno infatti entrambi parlato di un allargamento del modello di governance territoriale: la politica non viene meno alle proprie responsabilità, ma riconosce che, per affrontare le sfide del futuro, occorre coprogettare insieme ai soggetti sociali e ai cittadini. E così si intende fare, attraverso il Forum del Piano Strategico e i tavoli di lavoro tematici, dedicati proprio agli argomenti citati da Caserta e da me, mettendo a punto progetti prioritari da finanziare con risorse del pubblico e del privato. E ricordo, a questo proposito, che l’esito del Piano non sarà l’agenda delle cose da fare per il Comune, ma per tutti i protagonisti e gli asset del sistema urbano.
Nello specifico della riforma delle istituzioni metropolitane, affinché il tutto avvenga con efficacia, il mio pensiero è quindi che occorrerà partire dalla sostanza, e cioè dalle funzioni che in capo ad essa vorremo collocare. Pensiamo a un ente che, pur essendo titolare di competenze significative, operi in fortissima connessione con il livello comunale e associativo, riservandosi un ruolo di regia e di propulsione del sistema locale.
Dunque, pensiamo a cosa migliorerà per i cittadini e non solo a cosa sia ritenuto giusto, in teoria, dagli appassionati dell’ingegneria istituzionale.
In conclusione, mi si consenta una breve commento al riferimento di Caserta al Servizio Ferroviario e People Mover. E’ certamente vero che il Servizio Ferroviario rappresenta un’infrastruttura di carattere metropolitano, ancorché incompleta, ma mi permetto di aggiungere nella lista anche il People Mover, che, al contrario di quanto affermano i suoi detrattori, non sarà una “giostra”, ma un vettore di collegamento delle due principali porte di accesso al sistema urbano metropolitano e regionale, e cioè l’aeroporto e la stazione Alta velocità.
In conclusione, vorrei dire all’amico Caserta che la storia è ancora tutta da scrivere, ma che questa volta ci “affretteremo lentamente” per realizzare quanto detto in modo risoluto e partecipato.

Matteo Lepore

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