Articolo
Pierluigi Giacomoni

Strategie cercasi, urgente!

EDITORIALE DEL NUMERO 41 (INVERNO 2011)

pierluigi-giacomoniLa vita di ogni città è scandita dall’esistenza e dalla progressiva attuazione di piani strategici coordinati, partecipati e di lunga durata, capaci di leggere il futuro e, allo stesso tempo, flessibili per consentire adeguamenti in corsa. Da molti anni, troppi, per tante ragioni, Bologna non è stata in grado di crescere muovendosi lungo questo difficile sentiero. In questo numero presentiamo alcuni contributi alla riflessione di tutti. Ma è tempo di agire.
A proposito di scelte sbagliate e di come si dovrebbero cogliere “in positivo” le occasioni che la storia ci presenta….

… Una buona occasione. 

Osservava Terzani, all’indomani degli attentati alle Twin Towers di New York, alla vigilia dell’attacco all’Afghanistan, che «Non c’è niente di più pericoloso in una guerra che sottovalutare il proprio avversario, ignorare la sua logica e, tanto per negargli ogni possibile ragione, definirlo un “pazzo” ». Dieci anni fa, appunto, ci gettavamo a capofitto in una guerra da cui fatichiamo ad uscire, nella convinzione di poter regolare definitivamente conti antichi e moderni, in quell’eterno conflitto che da almeno mille anni oppone l’Occidente “cristiano” all’Oriente “musulmano”. di fatto, complice la crisi economica che obbliga a pensar di più a casa propria, che a rigovernar l’altrui, ci stiamo accorgendo d’aver sperperato denaro e vite e d’aver seminato in quei popoli che ci ostiniamo a non capire, diffidenza ed odio.

In questi anni, noi che diciamo d’esser tolleranti, abbiamo scritto pagine di vera intolleranza; è cresciuta nelle nostre comunità la malapianta del pregiudizio, non distinguendo tra l’Islam e certe sue espressioni estreme; non separando le responsabilità dei leader, spesso nostri ex amici, da quelle dei popoli. Il paradigma del “conflitto di civiltà” si è ritorto contro di noi e, come nel Visconte Dimezzato di Calvino, ha prevalso il Medardo feroce sulla sua metà pacifica.

Ora si presenta la buona occasione di creare una rete di rapporti amichevoli col nuovo mondo arabo che sta emergendo dalle rivoluzioni che stanno interessando diversi Paesi.

Dei leader che si lanciarono nel duplice conflitto in Afghanistan ed Iraq, con l’uscita di scena di Berlusconi, non ne è rimasto in carica nemmeno uno; per di più, la “primavera araba”, anche se in modo non sempre lineare, ci ha dimostrato che anche quei popoli possono aspirare alla libertà ed ottenerla senza ricorrere ai bombardieri americani.
Sapremo cogliere la favorevole circostanza o prevarranno tra noi i seminatori di discordia che tanto han caratterizzato l’ultimo decennio?

Pier Luigi Giacomoni

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