Articolo
Pierluigi Giacomoni

La “marea nera” sull’Europa

Da anni in Europa una nuova destra postmoderna, postindustriale, neoidentitaria sta guadagnando terreno di elezione in elezione. In Ungheria e in Olanda governa, altrove prende voti e cavalca le angosce e le frustrazioni della gente, spesso raggiungendo percentuali da primato nei quartieri operai o nei sobborghi dormitorio dove dilaga la disoccupazione. Quale male oscuro s’aggira nelle società europee?

pierluigi-giacomoniOslo è una città tranquilla: non accade mai nulla che interessi la stampa internazionale, ad eccezione dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace o dei furti a danno dei dipinti di Edward Munch.
Il 22 luglio 2011, però, la quieta Oslo è scossa da due eventi tragici. Alle 3 e mezzo del pomeriggio una forte esplosione devasta il quartiere governativo, più tardi un folto gruppo di giovani, riuniti per un campeggio estivo organizzato dal Partito Laburista, è falciato da raffiche di mitra sparate da un uomo solo.
Bilancio: 77 morti, di cui 69 ragazzi. Diversi di loro sono minorenni.
L’autore della mattanza è Anders Behring Breivik, estremista di destra, per breve tempo iscritto al Partito del Progresso, una formazione politica che in Norvegia prende un sacco di voti. Nei giorni successivi alla strage si scopre che Breivik aveva messo per iscritto le sue idee allucinanti e le aveva caricate sul web.
Nell’assumersi la responsabilità del massacro, chiede che la Norvegia scacci gli immigrati, il re abdichi e s’instauri uno stato etico antimusulmano. Il suo exploit fa emergere all’attenzione generale una “marea nera” che in silenzio, ma inesorabilmente sta guadagnando terreno in tanta parte d’Europa.

Le anime della Destra. Diversi studiosi hanno identificato tre correnti fondamentali del pensiero di destra che Piero Ignazi identifica così: una destra “legittimista e tradizionalista” che vuole reintegrare i principi dell’ancien regime dopo la tempesta rivoluzionaria del 1789; una destra “orleanista, di ispirazione liberale”, incubatrice dei diritti politici e del libero mercato; una destra “bonapartista, autoritaria e plebiscitaria”, legittimata dalla volontà popolare ma irrispettosa dei diritti e delle libertà. Questi tre percorsi, desunti dall’esperienza francese ma generalizzabili a tutto il contesto europeo, si possono rintracciare ancora oggi sotto le forme del tradizionalismo, del liberalismo e dell’autoritarismo fascista.
IL TRADIZIONALISMO – Questa dottrina – scrive Carlo Galli – «è connotata da una forte valenza monistica, statica e organicista: esiste un solo ordine perfetto, naturalmente centrato su Dio che tuttavia è infinitamente distante dagli uomini così che il mondo appare abbandonato alle leggi ferree della natura». Per i teorici tradizionalisti, l’uomo è corrotto e quindi va governato per evitare che crei danni a sé e agli altri. E questo governo discende direttamente dalla volontà immutabile di Dio e della natura. Da ciò discende un cristianesimo rituale, immutabile nei secoli, da opporre al pluralismo religioso o all’ateismo.
IL TORISMO – In questa corrente coabitano tendenze liberali e conservatrici.
Così in questo ambito possono convivere il liberista e l’individualista, come chi rispetta l’autorità, la tradizione, le gerarchie consolidate.
L’AUTORITARISMO – In questo filone si colloca il nazifascismo che ha caratterizzato la prima parte del XX secolo.
Osserva Ignazi che «Incasellare il fascismo a destra non è comunque una operazione scontata. Innanzitutto vi è la rivendicazione di una appartenenza alla sinistra da parte di alcune frange del fascismo storico e del neofascismo: la sottolineatura del carattere anticapitalista, socializzatore, rivoluzionario e di sinistra è sostenuta da intellettuali dell’area neofascista italiana. Infatti Renzo de Felice ha distinto il fascismo in due tendenze di fondo, quella del fascismo-movimento (antiborghese, anticapitalista, rivoluzionaria e laica) e quella del fascismo-regime (capitalista, clericale conservatrice). In secondo luogo, alcuni autori hanno disgiunto nettamente i termini fascismo e destra: il fascismo fonde filoni dell’ideologia socialista e anarcosindacalista da un lato e legittimista e nazionalista dall’altro, in modo da farne un unicum nella storia delle idee». Tuttavia il disprezzo per le procedure democratiche, il culto del capo, della vigoria del corpo, della superiorità d’una “razza”, predestinata al dominio sulle altre, ne fanno una risposta reazionaria all’ugualitarismo e alle rivendicazioni delle classi emerse con la rivoluzione industriale.

La Destra oggi. Il 21° secolo, però, ha proposto una serie di temi nuovi, in parte ignoti alla destra tradizionale.Se alcuni connotati sono comuni, l’ostilità al multiculturalismo, all’onnipresenza dello Stato, alle procedure parlamentari, nonché il frequente richiamo al popolo ed alla sua capacità di decidere, altri sono specifici delle singole realtà locali. In Scandinavia sono apparsi sulla scena partiti che hanno raccolto voti contro l’eccessiva tassazione imposta dallo Stato per finanziare il generoso welfare; in Olanda ci si oppone alla dottrina della “tolleranza di Stato” praticata negli ultimi 40 anni; in Belgio si vuole la separazione delle due comunità linguistiche, la fiamminga e la francofona. All’Est, come reazione al crollo del comunismo, è riapparso lo sciovinismo nazionalista, come in Ungheria.
In Svizzera e in Austria invece si è puntato tutto sull’orgogliosa riaffermazione della neutralità, come difesa dall’invadenza della U.E.
Ovunque ci si è affidati a leader carismatici dall’eloquenza travolgente e persuasiva, capaci di “bucare lo schermo”, di cavalcare i sentimenti d’avversione alla politica, vista come un “teatrino inconcludente”.
Questa nuova destra ha preso anche a prestito certe parole d’ordine del movimento no global, poiché, contro la società multietnica e multiculturale, si batte per la difesa d’una specificità nazionale, orgogliosamente attaccata alle tradizioni, di cui anche il cristianesimo farebbe parte.
Solo la Gran Bretagna e l’Irlanda, per il momento, appaiono immuni all’avanzata dell’estrema destra. In realtà non sono mancati tentativi d’impiantare nel Regno Unito movimenti radicalmente reazionari. Il sistema elettorale rigorosamente maggioritario e la tradizionale divisione della società in conservatori, laburisti e liberaldemocratici ha sostanzialmente lasciato poco spazio agli estremisti che, tutt’al più, sono riusciti ad ottenere qualche isolato consigliere comunale nelle città in cui vivono numerose comunità asiatiche o musulmane. Tuttavia, come dimostra la terribile vampata di violenza che ad agosto ha investito le città britanniche, anche quella società soffre di squilibri che alimentano le frustrazioni giovanili che producono vandalismo.
Il passo dalla violenza cieca al radicalismo politico potrebbe esser breve se solo venisse raccolto da un demagogo in grado di ricavarne vantaggi elettorali, scardinando un sistema fin troppo consolidato.
Un mese dopo la strage, nella cattedrale di Oslo, presente il re, si sono piante le vittime della follia di Breivik: In settembre, alle elezioni amministrative il Partito del Progresso ha perso voti e seggi.
Pare sia iniziata, come testimoniano anche le elezioni politiche in Danimarca, Polonia e Svizzera di queste settimane un’interessante inversione di tendenza che segnala una ripresa delle forze democratiche ed un appannamento della destra populista. Occorrerà attendere altri verdetti popolari per capire se il fenomeno è generalizzabile a tutto il continente o solo localizzato qua e là.

Pier Luigi Giacomoni

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