Articolo
Irene Priolo

Governare ai tempi della crisi

È nella natura delle grandi idee reggersi sulle spalle dei giganti che le hanno precedute: tutte le innovazioni importanti sono essenzialmente il frutto di una rete. (Steven Johnson)

Lo sviluppo economico e l’incremento delle opportunità di lavoro rappresentano il cardine per offrire ai cittadini condizioni di vita migliori (casa, salute, istruzione, dignità, etc.) o, quantomeno, per ridurre l’impatto devastante di una crisi di cui si stenta a vedere i confini ed i rimedi. I sindaci sono in prima linea sul fronte. Che cosa fanno? A Calderara di Reno ad esempio…

Quando nel giugno 2009 mi insediai, i primi dati in evidenza furono i cassintegrati del tessuto produttivo calderarese: superavamo anche il Comune di Bologna. Ironicamente pensai: “ho vinto l’appalto ed ora che si fa?”.
Iniziava così la mia sfida da amministratore pubblico, nel periodo forse più difficile dal punto di vista economico dal 1929 ad oggi e più difficile dal punto di vista politico, almeno dopo l’ingresso nella seconda repubblica.
E così non rimaneva altro che rimboccarsi le maniche ed iniziare a costruire un nuovo pensiero di sviluppo economico per il territorio, che non fosse legato a logiche di medio periodo, all’urgenza del singolo imprenditore, al guadagno dell’urbanistica a favore della finanza, ma fosse guidato dall’obiettivo di una crescita futura con assetti nuovi da darsi.
Ecco questo è quello che ancora oggi sto facendo, perché la costruzione, o meglio la ri-costruzione, di un pensiero va contestualizzata e collocata in rapporto strategico con le prospettive di un’area vasta, con la qualità che si vuole dare al proprio paese in funzione dei servizi che eroghiamo, con l’identità che si vuole sviluppare o mantenere, con una logica locale che prescinde da quella globale, ma che allo stesso tempo ne è pervasa.
Tutto questo ha significato tornare a parlare con in singoli imprenditori, con i piccoli artigiani, con le associazioni di categoria, con i lavoratori e con i sindacati, con gli amministratori e persino con le forze dell’ordine, perché l’immediata conseguenza dello spopolamento produttivo è il degrado urbano e l’insorgenza di problemi di sicurezza.
In taluni casi il confronto è stato all’origine di un tavolo di salvaguardia per tutelare posti in esubero, in altri casi è stato il frutto di momenti conviviali a casa di piccoli artigiani che, in altri casi ancora sono state riunioni assai accese finalizzate ad evidenziare carenze o mancate attenzioni dell’amministrazione.
Tutto questo sempre con lo stesso obiettivo: creare nuove politiche di sviluppo economico del territorio e tornare a portare il lavoro come un valore al centro degli interventi da mettere in atto.
Attività che hanno richiesto molta energia e che ne richiederanno altrettanta, ma che hanno segnato il solco delle linee programmatiche di mandato della mia amministrazione, anche se di fronte ad una crisi di così grande proporzione gli strumenti in possesso sono assai limitati rispetto a quello che un intervento di politica industriale nazionale può fare.
Quindi siamo partiti con interventi di sostegno al reddito per le famiglie, interventi di reinserimento nel mercato del lavoro attraverso borse e voucher, interventi di sostegno alle imprese con manovre di defiscalizzazione per le imprese in fase di startup, interventi di accompagnamento alla creazione di nuova impresa, ma direi che soprattutto abbiamo lavorato per l’individuazione di una vision collettiva: condivisione delle strategie e delle piattaforme con le imprese stesse, finalizzata alla comprensione che in momenti di debolezza la coesione è un punto di forza, che aiuta a migliorare ad accrescere la creatività ed i livelli di prestazione.
Per fare questo abbiamo attivato dei veri e propri laboratori partecipati con gli artigiani e gli imprenditori della nostra area industriale più grande e contestualmente più in difficoltà: il Bargellino, ambito produttivo di 2milioni di mq in cui molte imprese legate alla filiera della meccanica hanno chiuso. L’obiettivo del processo partecipato, affidato ad una “voce fuori campo” un designer professionista docente dell’accademia di belle arti, è stato quello di leggere i bisogni dell’ambito, le strategie da attuare, le possibili politiche di sviluppo futuro, legando i workshop all’attività che l’amministrazione comunale attraverso i propri strumenti può mettere in campo.
I risultati ottenuti sono stati importanti sia dal punto di vista contenutistico che metodologico:
– sono emersi gli ingredienti da mettere all’interno di un progetto di riqualificazione urbana da sviluppare attraverso un masterplan che conterrà le indicazioni ottenute come elementi di attuazione. Di conseguenza l’amministrazione ha presentato richiesta di finanziamento, partecipando al bando regionale pubblico sulle riqualificazioni urbane che hanno come obiettivo la creazione di “smart city” ovvero di città intelligenti, in grado di produrre alta tecnologia, ridurre i consumi energetici degli edifici, promuovere trasporti puliti e migliorare in generale la qualità della vita degli abitanti. Portando così a sintesi il lavoro fatto all’interno dei laboratori, che è stato contestualmente traslato nel bando per il Piano Operativo Comunale, obiettivo: non consumo del suolo, ma rigenerazione dell’esistente.
– il lavoro di gruppo ha incentivato gli imprenditori e gli artigiani a costituirsi in comitato come punto di riferimento organico, di confronto e incontro, per la realizzazione di politiche attive sull’ambito produttivo. Attualmente hanno già aderito in 35.
Quest’ultimo direi è stato sicuramente di gran lunga il risultato più importante, perché in un momento così difficile, il tentativo di ricomporre le differenze di vedute per un bene superiore alle singole specificità, rappresenta il principale valore di una comunità: l’assunzione di responsabilità collettive. Significa tornare alla definizione di una agenda di priorità, facendo scelte difficili, anche di cambiamento, ma che possono e devono essere condivise, nella considerazione che le grandi invenzioni sono sempre venute alla luce come il risultato di percorsi convergenti e mai come il frutto di un’avventura solitaria.

Irene Priolo
Sindaco di Calderara di Reno

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