Articolo
Sergio Caserta

Dalla città metropolitana al nulla metropolitano?

Finisce un’amministrazione e ne comincia un’altra, passa il Commissario così come le stagioni si susseguono tutte diverse e tutte uguali, ma a Bologna una questione sta lì a segnare il trascorrere del tempo, come un’Araba “infelice”, sogno o progetto, realtà o finzione, l’agognata e sempre proclamata “città metropolitana” muore e rinasce dalle sue ceneri ogni volta.

Eppure come in altri aspetti Bologna era stata l’avanguardia della pubblica amministrazione, negli anni ‘60, si prospettava un coordinamento degli enti locali del territorio provinciale, mentre s’istituivano, prima città in Italia, i quartieri.
La consapevolezza della necessità di un nuovo assetto politico-istituzionale che superasse i confini municipali era già espresso in forma di progetto nel 1993. Basta leggere alcuni articoli più significativi dell’accordo istituzionale, ancora agli atti nel sito della conferenza metropolitana dei Sindaci:

Progetto Città Metropolitana
Proposta del Comune di Bologna e della Provincia di Bologna, 23 settembre 1993
Premesse, obiettivi e criteri
1. Premesse: “gli attuali assetti istituzionali si presentano inadeguati rispetto all’esigenza di assicurare all’area bolognese un governo all’altezza delle domande dei cittadini e del contesto regionale, nazionale ed europeo. Il Comune di Bologna, anzitutto, si presenta, rispetto alle attuali dinamiche ed alle istanze della società, troppo piccolo e, al tempo stesso, troppo grande…”
14. Ruolo e assetti dei quartieri del Comune di Bologna
“… si tratta di proseguire un itinerario che, dalle prime esperienze partecipazionistiche degli anni ’60, vanta ormai tradizioni importanti; tendendo alla costituzione dei quartieri in comuni metropolitani …”
15. Conclusione del processo di costituzione della Città Metropolitana (CM): il superamento del Comune di Bologna
“Realizzato il disegno di area vasta, il processo potrà così concludersi con una complessiva semplificazione del governo metropolitano; in cui potrà ritenersi superato lo stesso ruolo, nei termini attuali, del Comune di Bologna (e della Provincia)…”

A leggerlo mostra tutta la sua chiara linearità, questo accordo è rimasto, non da solo purtroppo, nei cassetti delle buone intenzioni.
Dopo la rovinosa sconfitta del centrosinistra nel “99 e l’avvento della prima amministrazione civica di centrodestra della storia post- resistenziale di Bologna, il progetto fu accantonato perché assolutamente opposto agli indirizzi dell’amministrazione più municipale che mai, guidata dal Sindaco Giorgio Guazzaloca.
Con la vittoria di Sergio Cofferati, la CM, sembrò risorgere, si formò un “tavolo istituzionale tra Regione, Provincia e Comune di Bologna (supportato da un qualificato team tecnico), per approfondire il percorso e la struttura costitutiva della nuova istituzione metropolitana. Cofferati non se ne interessò punto, e molto condizionò la “sorda” opposizione del potente “Ducato di Imola”, il progetto fu messo di nuovo “ in sonno”.
Durante la breve ed infelice stagione del Sindaco Delbono, la CM ricomparve nei programmi elettorali e nelle dichiarazioni di principio, ma sempre come un obiettivo sfumato nei tempi ed ancor di più nei modi, anche se tra i sostenitori convinti e decisi di questa scelta c’era e c’è l’ex-Sindaco Guido Fanti, animatore indefesso di un gruppo di esperti e ricercatori di alto livello,urbanisti, amministrativisti, economisti e sociologi, tra gli altri Pierluigi Cervellati, Paola Bonora, i vertici sindacali locali, Luciano Vandelli.
Il team aveva contribuito attraverso una serie di proposte concrete, sintetizzate in un documento d’indirizzo per punti, a costruire l’ossatura complessiva di una possibile nuova istituzione, quasi una città ideale, fondata sulla partecipazione dei cittadini alle scelte, il decentramento, l’innovazione istituzionale in tutti i campi, per determinare quel salto di qualità che Bologna da tempo aspetta invano. Il documento fu presentato al “Sindaco breve” ed accolto con fredda distrazione; sappiamo com’è finita.

La situazione oggi
La giunta Merola, ha avanzato una nuova proposta, di livello istituzionale diverso, una struttura di coordinamento dei comuni metropolitani che superi la Provincia mantenendo altresì le attuali articolazioni comunali.
Questo progetto manca del respiro programmatico (politico), urbanistico ed infrastrutturale necessario: in primo luogo, la città metropolitana o è un grande processo di cambiamento non solo dei confini di Bologna, ma anche della sua fisionomia, un sistema di “città di città’, una nuova istituzione che contemperi unificazione, razionalizzazione e decentramento dell’azione di governo, oppure, senza il contemporaneo formarsi di municipalità veramente dotate di autonomia, sia nel perimetro urbano che nelle unioni comunali, resta una petizione di principio.
Il secondo punto riguarda la collocazione dei principali poli direzionali (aeroporto, Fiera, Policlinico ecc): o, anche se nei tempi necessari e con le risorse oggi mancanti (quante occasioni si sono perse!), si ricollocano nella dimensione più ampia, al di fuori degli attuali confini, oppure Bologna resterà una cittadella assediata e congestionata senza respiro.
In terzo luogo le infrastrutture: c’è una prima fondamentale funzione che connota e invera una dimensione metropolitana, il suo sistema di trasporti: il Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM) è l’unica vera infrastruttura già operante che qualifica la CM. Anzi, possiamo dire che la “crea” perché è del tutto coerente con la concezione di una città non come “banale” continuum urbano, ma insieme di realtà connesse.
Come si fa a continuare a relegare questo fondamentale progetto nella scala bassa degli obiettivi di governo, preferendogli, soluzioni trasportistiche di rango e funzionalità inferiore, se non dubbia, come il Civis ed il People Mover?
Si sente parlare di “piano strategico”, già sarebbe importante che non restasse un dibattito tra i “soliti poteri” e che si ascoltasse l’opinione dei portatori di diverse culture, soprattutto quelle sensibili ai temi ambientali, per coltivare magari l’utopia concreta di ridurre la sua “impronta ecologica”, come concretamente si progetta e si attua in tante città d’Europa, davvero un bel passo avanti!

Sergio Caserta

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