Articolo
Milena Naldi

San Vitale: il quartiere che vorrei, la città che sarà

Fiumi di parole sulla Città metropolitana, sul rafforzamento delle deleghe nei quartieri, tentativi di riforme sul decentramento (fermate da Cofferati, iniziate in modo affrettato da Delbono e subito interrotte) delineano un interessante stato di avanzamento del processo di decentramento delle deleghe ma al tempo stesso suggeriscono l’idea che il sistema politico non ci creda veramente. Quanta ipocrisia ha circolato negli ultimi dodici anni sui quartieri, sulla loro importanza … poi tutto però continuava ad essere gestito dal centro perché alla fine il sistema Comune trovava più facile la pratica del comando centrale e perché nemmeno chi aveva la responsabilità del governo del territorio ci credeva davvero. Ecco un parere “a tutto campo” della neopresidente del quartiere San Vitale.

Il tuo quartiere è il luogo dove il fare insieme diventa un’arte. Il luogo dove le piccole cose diventano grandi.

Strano, ma scrivendo una riflessione su questo giornale, ho pensato che la città è proprio come un mosaico e che ogni figura di quel mosaico ha bisogno che tutti i tasselli siano al loro posto altrimenti la lettura dell’opera non solo è parziale, ma perde di armonia, ha fratture o lacune insanabili. Perché questo paragone? Perché il decentramento, i quartieri della città il loro funzionamento e la loro geniale intuizione di dossettiana memoria, hanno bisogno di ricostruire una armonia che si è persa.

La mia esperienza diretta, in Consiglio comunale per cinque anni e per breve tempo in un assessorato con la delega anche ai quartieri, mi ha reso consapevole di un problema di fondo: o si punta davvero sulla cessione di deleghe ai quartieri o si rischia di non saper più affrontare e risolvere i problemi della città.
Detto questo penso semplicemente che se non passa l’idea che il territorio è il cuore del nuovo sistema di governo della città, la sfida del decentramento non ripartirà.
Per farlo ripartire servono molte cose: investimento sulle persone e sull’organizzazione tutta del sistema Comune, generosità nella cessione del potere decisionale o addirittura l’ambizione di farlo condividendo le scelte tra assessori e presidenti, tra consiglio e territori. Bisogna avere voglia di perdere un po’ di tempo nel condividere le scelte per poter essere poi molto più veloci ed efficaci nel realizzarle.
Il concetto di politica rinnovata e credibile si gioca comunque sul confronto “face-to-face” con il tuo elettore, con il tuo cittadino, con il tuo interlocutore.
E allora potrei dire che la sfida di questa amministrazione, alla quale dobbiamo dare tempo ricordando però che tra qualche mese potremo già dare un giudizio sul metodo di lavoro, è il nodo della riforma istituzionale dei quartieri con la loro riduzione da nove a cinque, con il ridisegno dei confini, con la scelta di definire un unico quartiere del centro storico, per uniformità di interventi e per enorme peculiarità di contenuti.
Tutto questo ovviamente nel disegno complessivo della Città metropolitana con la soppressione della Provincia e del Comune per un Ente di Governo di area vasta che scelga le strategie di portata territoriale ampia, come l’urbanistica, le infrastrutture, la mobilità, i piani che coinvolgono i beni comuni, acqua, aria, rifiuti, terra.
Ma la sfida del decentramento si racchiude nel ‘mantra’ che persegue ogni politico: avvicinare l’amministrazione al cittadino ed è ciò che mi affascina nell’approccio a questo mio nuovo impegno. Inoltre la cartina al tornasole di una buona amministrazione è quella che riesce a trasformare la percezione visiva del suo territorio partendo anche dalle piccole cose, ma se si riesce a mettere mano alle piccole cose è solo perché si ha in mente un grande progetto per la città.
Tutto quello che agisce e cambia un territorio dipende dall’efficienza dei grandi enti come Hera, ATC e dalle scelte generali dell’Amministrazione.
Ogni dettaglio visivo è la cartina al tornasole della qualità di questi interventi: un cartello divelto, un oggetto incongruo, una rampa per disabile mal progettata, un palo mal posizionato testimonia una mancanza di sensibilità progettuale e di controllo e manifesta senza appello l’inefficacia di quel sistema, tutto. Si potrà sperimentare questo pensiero non solo su Piazza Verdi, ma per esempio sulla via Giuseppe Petroni, emblema al momento in città di un disequilibrio d’uso e di immagine della zona universitaria.
Ed è per questo che immagino, forse sto solo sognando, di mettere a punto e sperimentare nel quartiere San Vitale moduli e modelli di intervento che possano essere utili per mettere in campo il coraggio e la fantasia nella soluzioni dei tanti problemi e conflitti: la solidarietà di vicinato, la ripresa delle comunità per fare sentire meno sole le persone giovani o vecchie e per aumentare il controllo sociale. Fare ciò che era in antico la comunità cittadina e che ora ha termini nuovi per riproporre soluzioni antiche: co-housing, co-working, co-mission, co-art, ecc. Premettendo al suffisso “co” un valore di metodo e di approccio ai problemi, dalla casa agli spazi pubblici, ai luoghi di lavoro, alla messa in rete di una collettività che può collaborare.
Sempre nel sognare ritengo che sia prioritario introdurre una nuova sensibilità (anche artistica) nell’approccio alla città mettendo in valore le tante energie culturali presenti (e tante concentrate fisicamente proprio nel quartiere San Vitale) e le eccellenze dell’enorme bacino di cultura e di ricerca dell’Università per creare le condizioni perché questo sapere sia utile al suo territorio e al pensiero dei suoi amministratori.
Altra priorità è la messa a sistema dell’uso dell’energia e della gestione dei rifiuti, l’educazione permanente nelle scuole e tra i cittadini delle buone pratiche ambientali, i rapporti stretti con i proprietari piccoli e grandi di immobili per le soluzioni di contenimento energetico e di riqualificazione: l’apertura in quartiere di uno sportello che chiameremo “Sportello energia” potrà essere una cosa utile e aiutare la sfida che sta dentro il Patto dei Sindaci promosso dalla Ue per ridurre al 2020 del 20% sia le emissioni inquinanti che il consumo energetico e per aumentare del 20% l’energia rinnovabile.
E solo un accenno, perché è il reale cuore della sfida del decentramento è il “nuovo welfare di comunità” e tutto il sistema dei servizi alla persona che in questo momento sta vivendo un passaggio difficilissimo tra la sua precarietà di struttura interna e gli immensi problemi di bilancio che impongo un approccio diverso per tenere insieme la qualità dei servizi.
E prima di tutto il tema della partecipazione che richiede proprio nel quartiere, il luogo istituzionale più vicino ai cittadini, una serietà e una competenza del tutto nuova sia di approccio che di metodo fatto salve le buone pratiche già sperimentate dei laboratori di urbanistica partecipata, delle assemblee di zona. Credo che ci sia il tema di una informazione diffusa e capillare al cittadino risolvibile in parte con le nuove tecnologie, ma non solo, e dell’utilizzo di nuove forme di consultazione e di partecipazione (si veda anche la nuova legge regionale per la partecipazione, L.R. n. 3/2010).
Queste le prime priorità, le prime riflessioni per un quartiere e per una città VITALE.

Milena Naldi

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