Articolo
Maurizio Gaigher, Valentina Fiore

Rinforziamo gli anticorpi

La sintesi delle migliori pratiche ad oggi disponibili in Italia sul tema del contrasto alla criminalità organizzata: può anche intendersi così la Legge Regionale n.13,che l’Assemblea legislativa dell’Emilia- Romagna ha approvato lo scorso mese di maggio. Uno strumento che ci regala grandi e sfidanti obiettivi, una legge che nell’ottica della lungimiranza, ci stimola a non esitare sulle facili conclusioni di certi che vorrebbero convincerci che le “mafie” siano solo un problema da relegare alle zone del mezzogiorno d’Italia.
Il modello emiliano, la buona amministrazione della nostra regione, sta dimostrando di avere e voler rinforzare quei famosi anticorpi che solo l’attenzione e la cittadinanza attiva e responsabile garantiscono per il contrasto, quanto più possibile preventivo, alle mafie; una rinnovata forma di resistenza che diventa sostanza attraverso l’Art. 2 (“Gli interventi di cui alla presente legge sono promossi, progettati e realizzati dalla Regione, anche in collaborazione con altri enti pubblici e privati, oppure da questi con il sostegno della Regione”) che ci fa ripensare al concetto del tanto vituperato “agire comune” e ci costringe a ragionare sull’importanza della collaborazione tra diversi soggetti: solo attraverso la collaborazione, la cooperazione tra pubblico e privato sociale è possibile ragionare sulla concreta possibilità di annientare il cancro nefasto che si è abbattuto sul bel paese ben prima della nascita della nostra amata Repubblica.
Pensiamo, ad esempio, che sul fronte della prevenzione alle infiltrazioni, le iniziative di sensibilizzazione verso i cittadini, siano esse frutto di lavoro di associazioni, amministrazioni pubbliche, imprese o di una commistione di queste ultime, giochino un ruolo fondamentale per l’ottimale riuscita degli interventi: le mafie si sconfiggono solo attraverso una sinfonia di azioni concrete. Solo l’organizzazione efficace della società civile può sconfiggere la prepotenza della criminalità organizzata e, in questo senso, la possibilità di far stringere in relazione diversi soggetti che vivono e operano sul territorio, è la chiave per chiudere in faccia la porta alle mafie, una volta per tutte.
I temi toccati dalla legge sono, tra l’altro, i filoni portanti dell’associazione Libera e delle tante altre associazioni che lavorano sul tema dell’antimafia sociale e della cittadinanza attiva: prevenzione prima di tutto, e il risarcimento al territorio quando quest’ultima non sia riuscita ad evitare l’infiltrazione.
Grazie alla Legge dello Stato numero 109/96, a partire dai primi mesi del nuovo millennio si costituirono alcune cooperative che, nel Sud d’Italia, cominciarono a lavorare le terre frutto della riassegnazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata; l’esperienza di “Libera Terra” ha dimostrato che una legge dello Stato può diventare strumento concreto di arricchimento di un territorio straziato dal “puzzo del compromesso morale” e può essere una concreta possibilità di sviluppo economico sano e responsabile: in poche parole, una vera ALTERNATIVA di crescita, economica e culturale, per il territorio che le ospita.

Il significato della cooperativa “Placido Rizzotto”

Nel 2001 la prima cooperativa e la prima trebbiatura di grano operata grazie all’intervento dei Carabinieri che furono costretti a sequestrare attrezzature agricole per consentire ai ragazzi della Cooperativa “Placido Rizzotto” di raccogliere i frutti del duro lavoro dei campi (neanche a pagamento era possibile affittare una mietitrebbia), nel 2011 i cassetti pieni di Curricula Vitae di lavoratori che hanno capito che essere assunti dalle coop di Libera Terra conviene: contributi pagati, stipendio tutti i mesi, la possibilità di lavorare senza il logorante pensiero di dover ricambiare il favore (prima o poi) ma soprattutto la possibilità di misurarsi con un mercato che ogni anno trasferisce sempre più domanda e richiede la presenza dei prodotti delle cooperative sugli scaffali di punti vendita di tutto il mondo (dall’Italia al Giappone, dal Sud America all’Europa); una bella storia che racconta di un’Italia diversa, di un paese capace, quando vuole, di risollevare il proprio viso dalla polvere per ricominciare ad unire… i frutti dei primi 10 anni di attività di Libera Terra ci sono e si vedono! Può una legge regionale contribuire ad arginare il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nella nostra regione e far crescere sul territorio buone pratiche di cittadinanza attiva? Può un’assemblea legislativa contribuire allo sviluppo di una cultura che smette di basarsi, anche In Emilia Romagna, sul mero meccanismo del favore per lasciare posto alle pratiche democratiche tipiche di un paese che osa definirsi moderno? Infine, può la Politica regalare, grazie all’utilizzo dei beni confiscati, nuove possibilità di sviluppo sul nostro territorio? La risposta è dentro di noi e non è sbagliata.

Valentina Fiore
Maurizio Gaigher

Per approfondimenti: www.libera.it – www.liberaterra.it.

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