Articolo
Antonio Mumolo

Impermeabili alle mafie

Il 4 maggio l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato la legge N. 13 sulle “Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine mafioso e organizzato, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile” Vi offriamo una presentazione del consigliere PD Mumolo, relatore del provvedimento, e il commento di due amici dell’Associazione LIBERA e LIBERA TERRA, impegnati da anni nella nostra regione e in Sicilia.

La cultura mafiosa è anche qui, quando si pensa che le regole valgono solo per gli altri o quando non ci preoccupiamo dei più deboli.La scuola, in questo senso, ha il potere di tagliare le gambe alla criminalità. Per questo le mafie hanno più paura della scuola che della giustizia. (don Luigi Ciotti, presidente di Libera)

L’Emilia-Romagna è un territorio sano ma non indenne dall’infiltrazione mafiosa, come evidenziato anche dall’ultima relazione semestrale per il 2010 della Direzione Investigativa Antimafia. Le indagini, i numerosi arresti anche di questi ultimi mesi, l’aumento dei beni confiscati alla criminalità organizzata e mafiosa nella nostra regione rappresentano purtroppo una spia di quanto sta accadendo, un fenomeno che merita la massima attenzione da parte di tutti, a cominciare dalla politica.
Stando ai dati dell’agenzia del demanio tra le regioni del nord l’Emilia- Romagna è al quarto posto per numero di beni confiscati, dopo la Lombardia, il Piemonte e il Veneto. In Emilia-Romagna ci sono 22 aziende (10 nel bolognese) e 66 beni immobili (di cui 31 in gestione al demanio e 35 destinati a nuovo uso e già consegnati) che sono stati confiscati alla criminalità organizzata. Dati già superati perché il 7 aprile 2011 a bologna sono stati sequestrati beni mobili e immobili di proprietà della ‘ndrangheta per un totale di 8-10 milioni di euro, tra cui un albergo di lusso del valore di 6,5 milioni di euro. Alla luce di questi dati emerge chiaramente come anche nel nostro territorio diventa fondamentale promuovere la cultura della legalità anche attraverso il contrasto e la prevenzione dei crimini mafiosi e dei reati legati alla filiera produttiva dell’edilizia e degli appalti, del riciclaggio, dell’estorsione e dell’usura.
Tempo fa qualcuno disse che con la mafia si doveva convivere. In Emilia-Romagna non vogliamo convivere con nessun tipo di criminalità e anche per questo motivo abbiamo inteso dedicare a questo tema sempre più attenzione introducendo nuove misure volte a rafforzare gli anticorpi presenti nel nostro tessuto istituzionale, sociale ed economico.
Le infiltrazioni mafiose sono come una goccia d’inchiostro che cade su di una carta assorbente. La goccia si allarga finché può tutto intorno, come la criminalità si espande nel territorio, distruggendo l’economia locale, minacciando ed intimidendo chi si oppone. Scopo della legge è rendere quella carta impermeabile e questa terra il più possibile inospitale per le varie mafie ed i loro investimenti.

I principali aspetti della legge:

Cultura della legalità da riaffermare con azioni concrete a partire dal rapporto con le scuole di ogni ordine e grado. La legge prevede il sostegno a interventi nelle scuole e università, per la realizzazione di attività di qualificazione e aggiornamento del personale della scuola, per la valorizzazione di tesi di laurea sul tema della criminalità organizzata, per la promozione di iniziative finalizzate allo sviluppo della coscienza civile, costituzionale e democratica, alla lotta contro la cultura mafiosa, alla diffusione della cultura della legalità.

Monitoraggio e prevenzione. La legge prevede misure di monitoraggio e prevenzione dei fenomeni di infiltrazione mafiosa, grazie ad una rete di accordi e convenzioni con enti locali, rappresentanze della società civile e del mondo della scuola e dell’università. Gli interventi culturali sono attività prioritarie in questo ambito perché, come ha scritto Paolo Borsellino, “la lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

L’osservatorio regionale. Un altro aspetto importante della legge è la costituzione di un osservatorio regionale, interno all’amministrazione (specificamente al servizio politiche per la sicurezza), in cui si raccoglieranno in maniera sistematica dati ed elementi di conoscenza sull’infiltrazione mafiosa in regione per renderli disponibili alle altre istituzioni e alla comunità regionale.

Tra le novità del nuovo progetto di legge, ci sono anche l’istituzione il 21 marzo di ogni anno della “giornata regionale in ricordo delle vittime delle mafie e per la promozione della cittadinanza responsabile” e l’adesione della regione all’associazione avviso pubblico, una rete nazionale di enti locali che da anni lavora in questo campo.

Altro punto importante e qualificante è quello relativo alla velocizzazione delle procedure burocratiche per l’utilizzo effettivo dei beni sequestrati. Con il progetto di legge si punta alla prevenzione ma anche ad intervenire sui danni che l’infiltrazione della criminalità mafiosa ha già prodotto nel territorio regionale, attraverso il sostegno agli enti locali che hanno in gestione beni confiscati alla mafia.
I beni confiscati di regola vengono assegnati ai comuni o alle province ma ancora oggi persistono difficoltà nella rapida restituzione dei beni alla collettività. Vedere il frutto della attività criminale tornare ai cittadini e diventare patrimonio comune rappresenta un segnale importante per collettività, la vittoria dello stato sui singoli mafiosi e uno schiaffo al controllo mafioso del territorio.
Per facilitare il recupero ad uso sociale di tali beni da parte dei comuni, la Regione attiverà uno sportello per fornire assistenza e informazioni e saranno erogati contributi per cofinanziare gli interventi di restauro, risanamento e riutilizzo.
La legge prevede anche la creazione di un fondo per lo start up in favore di enti pubblici, associazioni o cooperative che possono utilizzare i beni confiscati: a questo scopo la Regione ha già destinato 1 milione di euro.
La legge prevede anche:
– rapporti stabili con il volontariato e con le associazioni (imprese, lavoratori, professioni), e le cooperative;
– prevenzione e contrasto in materia ambientale;
– rafforzamento della formazione per la polizia locale, cooperazione tra le diverse forze di polizia;
– sostegno alle vittime dei reati di mafia attraverso la fondazione per le vittime di reato;
– prevenzione dell’usura attraverso azioni di tipo educativo e culturale per favorire l’emersione.
La legge contiene infine una clausola valutativa che serve a valutare l’utilità e l’efficacia delle norme approvate.
Ogni due anni la Giunta deve presentare alla Commissione assembleare competente una relazione sull’evoluzione dei fenomeni di illegalità collegati alla criminalità di tipo mafioso rilevata nel territorio regionale (anche in relazione alla situazione nazionale), riferendo sugli interventi posti in essere dalla Regione e sull’ammontare delle risorse destinate a tale fine. Questo perché non avevamo intenzione di approvare una legge “bandiera”, ma una legge efficace i cui effetti dovranno essere controllati e valutati per poter eventualmente correggere ciò che non risponderà alle aspettative.
Paolo Borsellino ha detto una volta che la politica e la mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio; o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.
Con l’approvazione di questa legge abbiamo dimostrato chiaramente qual è l’intenzione della Regione Emilia- Romagna: opporsi alle mafie e tenerle fuori dal proprio territorio.

Antonio Mumolo

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