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Flavio Fusi Pecci

Il questionario ai candidati a sindaco di Bologna: uno sforzo inutile?

Cinque candidati (Aldrovandi, Bugani, Corticelli, Merola, Terra) hanno risposto per scritto alle oltre 100 domande, e il 27 aprile si è tenuto l’incontro pubblico al Cinema Nosadella con la partecipazione di circa 350 persone. Nel frattempo il sito accessibile per la lettura della griglia delle risposte ha ricevuto oltre 1000 contatti.

Con la collaborazione di vari gruppi di cittadini attivi la redazione ha predisposto oltre cento domande (molte a risposte multiple semi-vincolanti) articolate su 19 grandi temi, chiedendo a tutti i Candidati a Sindaco di rispondere per scritto ed invitandoli poi a partecipare ad un confronto pubblico per una discussione generale alla luce delle risposte rese direttamente accessibili on-line a chiunque (stampa, associazioni, singoli cittadini) anche tramite un confronto automatico e diretto tema per tema (vedi http://www.ilmosaico.org e http://www.unirsi.it ).

Le reazioni dei media, dei partiti, delle associazioni/comitati, dei cittadini Alla conferenza stampa tenuta il 20 aprile per presentare l’iniziativa si è avuta una ampia e significativa presenza dei vari media cittadini, cui è seguito un “ragionevole” riscontro sui giornali nei giorni seguenti, quantomeno per citare l’esistenza del sito e la data dell’incontro pubblico fissato.
Nei giorni successivi vari giornalisti delle varie testate locali (giornali, radio, tv) hanno chiamato soprattutto per avere informazioni su particolari domande e indiscrezioni sui i candidati e su come avevano risposto.
Soprattutto ponendo l’accento su due aspetti: Merola sarebbe intervenuto o meno al dibattito? e, secondo, Bernardini, candidato della Lega e, alla fine anche del PDL, avrebbe risposto o no?.
Il 26 aprile, giorno prima dell’incontro, abbiamo reso di pubblico accesso l’intero sito con tutte le risposte e comunicato formalmente che Merola avrebbe certamente preso parte all’incontro, che altri quattro candidati avevano risposto, e, infine, che Bernardini non aveva risposto e, di conseguenza, l’indomani non avrebbe partecipato al dibattito.

Ne valeva la pena?

Questi i fatti. Credo sia utile porsi alcune domande e fare varie considerazioni legate al problema della difficoltà e limiti della partecipazione, della efficacia delle varie iniziative, del rapporto oggettivo esistente fra la “casta” – qui intesa come formata dagli “addetti ai lavori” – ed i “normali” cittadini. In altre parole: vale la pena di fare fatica e spendersi da cittadini attivi, ma esterni al mondo di chi – in qualche modo – conta? Oppure è uno spreco di energie inutili o, quantomeno, l’approccio è inefficace comunque? Non sono ovviamente domande e considerazioni nuove, ma dobbiamo pure provare a riflettere.
A queste domande si possono dare velocemente due tipi di risposte, per vari motivi ovvie e, per questo, forse poco utili.
La prima. Questa iniziativa, come tante altre simili, è oggettivamente sbagliata e non incisiva perché intrinsecamente incapace di contribuire a chiarire problemi e posizioni e a rispondere alle vere necessità che sono indispensabili per una partecipazione informata e diretta del normale cittadino.
La seconda. Queste iniziative potrebbero essere incisive, ma i media, i partiti, i politici, in poche parole, gli “addetti al lavori” sono e si muovono oggettivamente su un piano diverso o perché superiore (?), o perché la realtà è troppo complessa per articolarla anche in uno schema molto ampio, o, infine, perché se non c’è un po’ di interesse personale, spettacolo, gossip, rissa, etc. l’attenzione svanisce rapidamente.
Secondo noi entrambi i filoni di riposte citate sono almeno in parte ampiamente giustificabili, ma a questo va aggiunto un aspetto più rilevante e su cui dobbiamo riflettere: il “normale” cittadino per tanti importanti motivi non è di fatto più “disponibile/ in grado” di partecipare concretamente e approfonditamente (cioè con efficacia) alla vita politica della propria città e nazione.
Le cause di tutto ciò sono certamente da ricercare in un insieme di fattori esterni alle singole persone. Fra questi, la crisi economica e generazionale che sta riportando al centro di una frazione sempre maggiore di singoli cittadini i problemi essenziali e vitali, quasi di sopravvivenza; il ruolo dei partiti e delle istituzioni, incapaci di rinnovarsi e aprirsi all’aria nuova dei tempi; l’involuzione a tutti i livelli di una società che spiraleggia sempre di più verso una assenza di speranze e di battaglie degne di essere vissute.
Ma per quanto enorme, tutto questo forse non basta. Non possiamo infatti non chiederci: ma è proprio vero che il normale cittadino vuole la partecipazione?

Una spiacevole constatazione

Una cosa che ci ha molto colpito in questi mesi è stato constatare quante persone, oltre a tanti, troppi media e addetti al lavori, hanno apprezzato l’assenza del Consiglio Comunale e di tutti gli organi ed istituti rappresentativi che caratterizzano la “democrazia della polis”, considerandoli un inutile intralcio alla efficacia dell’azione di governo della città.
Lo sforzo di conoscenza, comprensione, analisi, dibattito che richiede la democrazia partecipata, di cui in tanti a parole siamo strenui fautori, è stato di fatto considerato eccessivo. Sempre più spesso non siamo disponibili a pagarlo singolarmente e personalmente in termini di tempo e di accettazione di un vero confronto e delle decisioni finali che potrebbero, se maggioritarie ed attuate, ledere a qualunque livello i nostri interessi, il nostro piccolo mondo e le nostre convinzioni Questa sindrome individualistica è pervicacemente distruttiva di ogni forma collettiva di partecipazione in grado di superare la soglia critica di efficacia affinché qualsiasi iniziativa dal basso possa uscire dal rumore di fondo in cui viene confinata da chi (gli addetti ai lavori?) ha interesse a che la partecipazione vera sia appunto una bandiera da sventolare, purché il gioco vero lo conduca “chi di dovere”.
La sistematica devastazione del percorso educativo (scolastico, ma non solo) dei singoli cittadini (a varie fasi di età e di livello) ha contribuito e contribuisce sempre di più a far sì che non siamo più capaci di costruire e cogliere occasioni di approfondimento e riflessione che sono al cuore dello schema ideale e tuttora inattuato ed insuperato sancito dalla nostra Costituzione. La sfida quindi è nelle nostre mani di cittadini, non aspettiamoci miracoli da altri o altrove.

Flavio Fusi Pecci

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