Articolo
Giancarlo Funaioli

Stranieri in Italia, di prima e seconda generazione

Quanti sono e quanto incidono sul totale della popolazione gli “stranieri” In Italia e, in particolare, in Emilia- Romagna? Quelli di seconda generazione, nati in Italia, non hanno provato le miserie da cui sono fuggiti i genitori e “si aspettano” pari opportunità, senza distinzioni.

In tutta Europa stiamo vivendo una fase storica che mostra sempre maggiore insofferenza verso gli immigrati e gli stranieri, favorita anche da una percezione molto amplificata del fenomeno.
Il XX Rapporto Caritas sull’immigrazione in Italia fornisce alcuni dati significativi: all’inizio del 2010 i residenti stranieri in Itala erano 4 milioni e 235mila, ma, secondo la stima del Rapporto, includendo tutte le persone regolarmente soggiornanti seppure non ancora iscritte in anagrafe, si arriva a 4 milioni e 919mila (1 immigrato ogni 12 residenti). L’aumento dei residenti è stato di circa 3 milioni di unità nel corso dell’ultimo decennio, durante il quale la presenza straniera è pressoché triplicata, e di quasi 1 milione nell’ultimo biennio.
L’impatto sulla struttura demografica italiana è quindi molto consistente, e tuttavia la percezione che si ha di esso è ancora più amplificata: il Rapporto ricorda come nella ricerca Transatlantic Trends (2009) mediamente gli intervistati hanno ritenuto che gli immigrati incidano per il 23% sulla popolazione residente (sarebbero quindi circa 15 milioni, tre volte di più rispetto alla loro effettiva consistenza) e che i “clandestini” siano più numerosi dei migranti regolari (mentre le stime accreditano un numero tra i 500mila e i 700mila).
Il fenomeno nasconde però molte sfaccettature e necessita di riflessioni approfondite. Qui tralasciamo gli aspetti, pure di grande importanza, che riguardano il ruolo ed il peso economico degli stranieri; limitandosi a ricordare che gli aspetti positivi per il sistema Italia sono certamente maggiori di quelli negativi. Vorrei invece riprendere due temi: gli immigrati di seconda generazione e, strettamente connesso ad esso, i contesti di socializzazione.
La seconda generazione
Partiamo da una considerazione contenuta nel citato Rapporto che mi sembra totalmente condivisibile: “Oltre un ottavo dei residenti stranieri (in Italia 572.720, pari al 13%) è di seconda generazione, per lo più bambini e ragazzi nei confronti dei quali l’aggettivo “straniero” è del tutto inappropriato, in quanto accomunati agli italiani dal luogo di nascita, di residenza, dalla lingua, dal sistema formativo e dal percorso di socializzazione.” Del resto per questi “stranieri” la legge italiana, sia pure con limitazioni piuttosto rilevanti, contempla la possibilità di diventare cittadini italiani al compimento del diciottesimo anno. E la quota sta sempre più aumentando; in Emilia-Romagna nel 2009 sono nati da madre straniera 11.107 bambini (il 28% dei nati), e, in particolare a Bologna, i nati con almeno un genitore straniero sono stati 752, vale a dire il 23,6% del totale.
Tutti bambini che, se resteranno in Italia, potranno vantare il diritto di essere considerarti italiani al raggiungimento della maggiore età.
È purtroppo noto che in vari paesi europei gli immigrati di seconda generazione abbiano spesso mostrato grandi difficoltà di inserimento nella società e si siano resi protagonisti di episodi di contestazione molto forte al governo del paese dove vivono e di cui sono a tutti gli effetti cittadini, valga per tutti gli scontri nelle “ banlieu “ francesi di qualche anno fa.
Però qualsiasi analisi seria deve partire dal fatto che, indipendentemente dai vincoli legislativi, è culturalmente impossibile non considerare gli immigrati di seconda generazione come italiani. E che quindi l’unico percorso accettabile, per quanto difficile, è trovare le modalità per una convivenza possibile. Immigrazione ed integrazione devono quindi procedere di pari passo. Sotto questo profilo si può però sperare che i contatti quotidiani sul lavoro e nei luoghi di socializzazione (la scuola, le associazioni, i luoghi di culto…) e le famiglie miste stiano permettendo alla convivenza civile di fare passi avanti. Anche su questi aspetti, infatti si può verificare quanto l’Italia sia ormai diventata un paese multietnico.
Oltre agli “stranieri” nati direttamente in Italia, sono circa 240 mila i matrimoni misti celebrati tra il 1996 e il 2008 (quasi 25mila nell’ultimo anno); più di mezzo milione le persone che hanno acquisito la cittadinanza, complessivamente 541.955 di cui 59mila nel 2009; quasi 100mila quelli che ogni anno nascono da madre straniera; più di 110mila gli ingressi per ricongiungimento familiare.
In Emilia-Romagna
In Emilia-Romagna i residenti stranieri sono 461mila (il 10,5% della popolazione totale) con una distribuzione molto articolata sul territorio: i Comuni emiliano-romagnoli in cui la percentuale di residenti stranieri supera il 10% sono passati dai 22 del 2004 ai 140 del 2009, con Galeata (Forlì-Cesena) e Luzzara (Reggio Emilia) al 20,3%, Castel San Giovanni (Piacenza) al 19,4%, Rolo (Reggio Emilia) al 17,9%. I capoluoghi di provincia (tra cui Bologna con 43 mila stranieri pari al 11,6%) mostrano tutti percentuali inferiori.
L’Emilia-Romagna è una delle regioni italiane con più immigrati; fra l’altro, vi è il maggior numero di studenti stranieri, il 13,5%. Nell’anno scolastico 2009/2010 gli alunni con cittadinanza non italiana sono stati 78.214 (su 578.323 iscritti totali). E’ inoltre in cima alle classifiche nazionali per il numero di cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, 7200 nel 2009, il 14,3% del totale nazionale delle nuove cittadinanze.
Forse è proprio partendo da questi indicatori che si può spiegare il fatto che l’indagine CNEL per l’inserimento sociale degli immigrati colloca l’Emilia-Romagna al primo posto.
La stessa indagine del Cnel a livello provinciale pone Bologna in una posizione un po’ più bassa della graduatoria. Ma anche a Bologna a fronte di 5529 bambini nati in Italia ci sono 3447 stranieri che hanno già preso la cittadinanza. Potenzialmente il 20% degli stranieri a Bologna potrebbero essere cittadini italiani.
Credo che questo ultimo dato da solo ci obblighi a renderci conto del fatto che ormai il fenomeno dell’immigrazione non può più essere considerato un universo indistinto o un mondo a parte, ma che sia necessario cominciare a vedere ogni singolo “straniero” come una persona, meglio un concittadino.
Giancarlo Funaioli

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

AUTORI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: