Articolo
Ugo Mazza

Questione Saharawi: il Marocco sotto accusa

È durata poche settimane la tendopoli della dignità: un’iniziativa spontanea e pacifica organizzata dai cittadini saharawi a pochi chilometri dalla città di Laayoune. Le autorità marocchine, che dal 1975 controllano il Sahara Occidentale, facendone di fatto l’ultima colonia d’Africa, hanno guardato da subito con sospetto l’accampamento non autorizzato che si ingrandiva giorno dopo giorno: da poche centinaia a 20mila persone in meno di un mese, da poche decine a 700 jaimas, le tende tipiche del deserto. Ci racconta la situazione un concittadino che ha visitato il campo pochi giorni prima dell’incursione.

Il Re del Marocco, Mohammed VI ha ordinato di mettere a ferro e fuoco il campo di Gdeim Izik, eretto dai Saharawi, abitanti originari del Sahara Occidentale che il Marocco ha occupato 35 anni fa. Famiglie intere vivevano nel campo che con 8000 tende poteva ospitare circa 20 000 persone. È stato un massacro: all’alba dell’8 novembre, protetti dagli elicotteri e dai blindati dell’esercito, militari e poliziotti sono entrati incendiando le tende e massacrando persone inermi: 12 morti, 723 feriti e alcune di decine dispersi, oltre a 163 arresti. Hanno usato le armi contro civili che chiedevano pacificamente il rispetto dei loro diritti.
Il bilancio di questo massacro resta purtroppo provvisorio e le scarse notizie che filtrano parlano di una caccia all’uomo per le strade e nei quartieri di El Aaiun, dove i militari bruciano case e negozi. Forse non si sapranno mai i dati del massacro perpetrato contro un piccolo ma fiero popolo cacciato dalla propria terra dalla violenza dell’esercito del Marocco dopo la fine del colonialismo spagnolo.
I Saharawi chiedono da decenni che si svolga il Referendum deciso dall’ONU ostacolato dal Marocco ne impedisce lo svolgimento; con determinazione si battono pacificamente per l’affermazione dei propri diritti nel rispetto del diritto internazionale e per l’autodeterminazione.
Pochi giorni prima ero entrato nel campo distrutto: ecco cosa ho visto e ascoltato
Vestito da Saharawi, seduto in un’auto facendo finta di pregare con una corona in mano, la sera del primo novembre ho superando tre controlli militari e sono entrato nel campo Gdmeil Izik.
Nella tenda che è stata la mia casa per due giorni sono stato accolto dalla felicità per l’arrivo e dalle risate sulla “stupidità” dei marocchini: mi hanno detto che la corona che tenevo tra le mani era da donna e che mai un uomo saharawi l’avrebbe usata.
La persona con cui più ho discusso sotto la tenda è oggi incarcerato e duramente torturato.
Le ragioni della loro lotta: “il campo della dignità e della libertà”
Alle 10 del giorno 10 e del mese 10, e dell’anno 2010 hanno deciso di partire da El Aaiun con decine di auto per dare vita al “campo di tende” per affermare i loro diritti.
Dopo l’intifada, hanno scelto di dare vita al “campo” per continuare la loro difficile lotta: – ottenere il riconoscimento dei diritti negati: il diritto alla propria cultura e alla dignità di Saharawi, alla liberà di manifestazione; al diritto alla casa, alla salute e alla scuola per i loro figli.
– richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla brutalità dell’occupazione marocchina; – chiedere all’ONU di intervenire per la tutela dei dritti umani e rendere possibile il referendum.
A nostre precise domande ci è stato risposto: – non esiste alcuna trattativa e non sembra che il Governo voglia avviarla; – ci chiedono solo di sgombrare il campo, poi ci risponderanno: facile capire cosa intendono; – vogliono logorarci per farci desistere e in pari tempo preparano l’intervento militare.
– in questo campo abbiamo trovato la nostra dignità, possiamo incontrarci, parlare e riunirci; possiamo manifestare liberamente: non rinunceremo mai a questo “spazio liberato”.
Sul piano internazionale i nostri amici erano molto preoccupati, ma molto netti nei giudizi: – la situazione è molto grave ma la Comunità Internazionale si sta “dimenticando” di noi; – il Marocco non rispetta i diritti umani ma nessuno protesta, anzi tropi Stati fanno finta di niente; – l’ONU non interviene a tutela dei diritti umani e resta a guardare, anche ora che siamo circondati; – la Spagna e la Francia portano le maggiori responsabilità per il passato e per il presente; – l’Italia e l’Europa con il Marocco pensano solo ai loro interessi e non al diritto internazionale.
– il Marocco vuole rendere normale la sua occupazione illegale e la comunità internazionale assiste in silenzio: il realismo economico uccide il diritto internazionale.
Il Re vuole la guerra civile?
Il Marocco nei territori occupati usa la paura dei coloni marocchini di perdere quel poco che hanno ottenuto con l’occupazione delle terre e delle case dei Saharawi. Non è un caso che in questi giorni i coloni abbiano attaccato i Saharawi sostenuti dalla polizia: – al processo di Casablanca hanno aggredito i Saharawi e gli osservatori stranieri presenti; – al porto di El Aaiun sono stati in prima fila per impedire che gli spagnoli scendessero dalla nave; – in altre città occupate hanno avuto un ruolo di primo piano contro le iniziative Saharawi; – a El Aaiun, dopo l’assalto al campo, i coloni spalleggiati dai militari hanno invaso, saccheggiato e incendiato auto, case e negozi di cittadini Saharawi.
Tutto questo è molto grave e pericoloso: può alimentare l’idea di una “soluzione finale”.
La lotta del popolo Saharawi è coerente con il diritto internazionale; il Regno del Marocco che ha occupato la loro terra impedisce il referendum deciso dl Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Essere indifferenti o equidistanti significa essere corresponsabili.
Ugo Mazza

Aggiornamento al 18 novembre della redazione: Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha avviato una procedura per convocare una seduta sui violenti attacchi contro i cittadini saharawi in Sahara Occidentale dopo l’assalto del da parte delle forze marocchine contro il campo di Gdeim Izik.
L’ONU ha respinto la proposta di inviare una missione nei territori occupati del Sahara Occidentale, per verificare che cosa è realmente accaduto a Gdeim Izik. Il Fronte Polisario è deluso, naturalmente, e avverte che potrebbe riprendere le armi per difendere il suo popolo dalla repressione marocchina

Altri approfondimenti qui qui e qui.

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