Articolo
Lorenzo Alberghini

Le forme della politica devono cambiare ora: «Io ci sto»

La caduta della giunta Delbono ha lasciato un segno indelebile nella storia politica di Bologna. Per la prima volta la città ha subito l’umiliazione di essere governata da un commissario prefettizio sancendo un vuoto politico che preoccupa in proiezione futura. Infatti ci sono tutte le premesse perché gli errori che sono all’origine della crisi politica attuale si ripetano. La nascita del gruppo di cittadini “Io ci sto” fu l’espressione della volontà di reagire a questo fatto grave.

Il gruppo è nato rivolgendosi a tutti i bolognesi, al di là delle appartenenze, tramite un appello e proponendo una riflessione sulle ragioni che avevano portato Bologna ad un gravissimo declino.
Una di queste cause è stata individuata nella frammentazione, ovvero la disgregazione delle forze politiche del centro-sinistra che risponde a logiche di parte più che ai reali bisogni di rappresentanza della città.
Costruendo un luogo pubblico inclusivo per discutere ed intervenire sui problemi di Bologna, “Io ci sto” poneva le basi per la costruzione di un progetto politico rivolto ad un’idea di governo fondato sul bene comune. Pensando che le elezioni fossero alle porte, si immaginava che lo shock Delbono aprisse lo spazio per unire tutte quelle forze politiche che alle elezioni amministrative 2009 – nonostante sostenessero un programma quasi sovrapponibile – si erano presentate divise. Col profilarsi di un lungo commissariamento l’obiettivo elettorale si spostò all’orizzonte e con esso si allontanò anche la possibilità di porre un rimedio alla frammentazione. Infatti sull’onda emotiva della crisi era molto probabile che i politici e i partiti potessero anteporre agli interessi di parte quelli della città. Ora invece sembra tutto rientrato nella normalità: le dinamiche cambiano, le persone si collocano.
Non sempre ai buoni propositi corrispondono percorsi e risultati coerenti. Posso però affermare che l’impegno da parte di molte persone in “Io ci sto”, anche nuove alla politica, è stato costante, onesto e faticoso, ma gli obiettivi prefissati sono lontani dall’essere raggiunti.
Potere senza prepotenza, autorità senza prevaricazione
Dopo l’inglorioso ritiro di Cofferati la dirigenza del PD puntò tutto su Flavio Delbono dipingendolo come “bravo amministratore”. Le primarie che lo incoronarono candidato sindaco furono un esempio di prepotenza esercitata contro le forze politiche della sua stessa coalizione – che non poterono esprimere un loro candidato – e contro gli altri sfidanti.
L’autorevolezza del prof. Delbono era tutta autocertificata dal PD che si è sempre sentito legittimato a prevaricare le voci dissenzienti in nome di un’autosufficienza ormai lontana.
E come non bastasse alla fine arrivò anche la benedizione del patrono Romano Prodi oggi invocato come salvatore della ‘Patria Bologna’.
A quanto pare le esperienze negative, reiterate per molti anni, non bastano a smuovere una società bolognese “sazia” e conservatrice.
Consigli fuori dal comune
“Io ci sto” si è certamente contraddistinto per aver organizzato cinque eventi tematici, chiamati “Consigli comunali fuori dal comune”, che volevano approfondire alcuni argomenti ritenuti fondamentali per la rinascita politica della città: Governo della città Democrazia e Partecipazione, Beni comuni, Legami sociali e Integrazione, Crisi economica e Lavoro ed infine Cultura.
Il gruppo essendo animato da persone con l’obiettivo di “sperimentare una politica fatta di regole e modi nuovi per dare più potere di decisione ai cittadini”, si è inventato questa formula cercando di dare voce ai bolognesi, facendoli discutere in piazza fuori dal palazzo comunale ormai svuotato degli organi elettivi. Al primo Consiglio comunale all’aperto lo scenario era suggestivo ed ha colpito anche i più scettici che, ai margini del pubblico, già si impegnavano a sminuire l’importanza di quell’evento definito velleitario.
D’altra parte è noto che costruire costa molta fatica fisica e di immaginazione, distruggere è assai più semplice.
Nelle cinque giornate si sono succeduti interventi di esperti, rappresentanti di associazioni, di lavoratori e di semplici cittadini che hanno messo in fila esperienze ed idee per una città che, pur mancando di una direzione precisa, è già in via di ricostruzione.
È emersa quindi un’idea di società e di città che il gruppo “Io ci sto” vorrebbe si trasformasse in azioni concrete e in attività di governo del nostro territorio.
Un’idea di città e di società
Il rilancio di Bologna passa anche attraverso la capacità delle persone di relazionarsi, creare dei ponti e fare società. L’idea di società che è emersa dal lavoro di “Io ci sto”, è fondata sulla libertà delle persone, sul riconoscimento delle diversità, sull’accoglienza e piena integrazione dei migranti.
“Comunità, qualità della vita e partecipazione sono termini che vanno insieme”.
Partecipazione vuole anche dire capire e per capire bisogna conoscere.
Da questo presupposto deriva l’esigenza di trasparenza. Trasparenza per conoscere, trasparenza per partecipare. Il caso Delbono quindi non può essere certamente preso come paradigma da seguire.
“Ragionare su legami sociali, integrazione, diritti, nella Bologna dei prossimi anni, vuol dire ripensare la visione stessa del welfare che metta tutti i soggetti nelle condizioni di accrescere la loro dotazione di mezzi, risorse e opportunità”.
Nel riproporre con forza questi valori di solidarietà, tipici di una politica culturalmente evoluta, assumono un ruolo centrale il tema del lavoro e dell’ambiente. Quest’ultimo declinato nelle sue varie forme: gestione pubblica dell’acqua , sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili, mobilità urbana sostenibile, chiusura del centro storico al traffico privato e massima estensione delle aree pedonali, uscita dalla logica delle grandi opere, riconversione dei tre progetti Civis, People Mover e Metropolitana in altre risposte integrate che incontrino i reali bisogni di mobilità, azzeramento del consumo di territorio riqualificando l’esistente, promozione di una gestione dei materiali post-consumo che tenda all’obiettivo “rifiuti zero”.
Anche nella provincia di Bologna gli effetti della crisi sono tangibili. Nel solo 2009 i disoccupati sono passati da 47.918 a circa 60.000 e 1300 aziende hanno richiesto la cassa integrazione. Il problema del lavoro sta diventando la principale fonte d’insicurezza e di paura che rende le persone meno libere.
“Non ci può essere nessuna ambiguità né equidistanza tra scuola pubblica e privata. La scuola pubblica è il centro di costruzione del cittadino libero e della democrazia, quindi va difesa e valorizzata indirizzando le risorse al mantenimento del tempo pieno e delle attività integrative. L’offerta formativa dovrebbe essere ampia e di qualità.
Ciò non può coesistere, vista la carenza di risorse, con lo scriteriato finanziamento alle scuole private”.
Bologna attiva, unita e solidale
L’esperienza di “Io ci sto” è emblematica di come l’attivismo politico civico sia capace di precorrere i tempi della politica istituzionale, e di come Bologna sia in grado di sviluppare reazioni positive in risposta a fatti gravi come la caduta della giunta Delbono. Ma allo stesso tempo rispecchia anche la difficoltà della città nel trovare un’unica via d’uscita alla crisi che la colpisce da anni.
Proporre il superamento della frammentazione dello schieramento di centro-sinistra includendo in esso, forse impropriamente, il Movimento a 5 Stelle, chiedere ai partiti di fare un passo indietro e promuovere il confronto sui contenuti e sui progetti, precede i tempi della politica tradizionale fatta di furbizie e posizionamenti di comodo che nulla hanno a che vedere con gli interessi della collettività.
Dal confronto escono sempre le sintesi migliori, al confronto sfugge sempre chi non ha le competenze e la coscienza pulita per sostenerlo.
Il “bollino” di qualità autocertificato è invece una facile tentazione che colpisce tutti, nessuno escluso, per evitare di mettersi alla prova veramente.
Chi ha deciso di partecipare fino ad oggi al percorso di “Io ci sto” sa bene che il confronto c’è stato, ma l’epilogo è rappresentativo della frammentazione e non della sua sconfitta.
Svanite le possibilità di costruire una proposta elettorale civica ed unitaria sotto l’egida di “Io ci sto”, i vari protagonisti di quest’esperienza hanno deciso di seguire tre diverse direzioni. La principale, perchè più partecipata, proseguirà ad impegnarsi nella costruzione di una lista civica che, al di fuori della coalizione di centro-sinistra, sappia farsi promotore di quell’idea di città e società prima descritta e che partiti come il PD non sono più in grado di garantire, se mai lo sono stati.
La seconda prevede invece un impegno a sostegno di un candidato delle primarie di coalizione.
Infine una terza si disinteresserà della scadenza elettorale continuando ad essere laboratorio di idee per la città.
Un piccolissimo segno di innovazione lo possiamo cogliere nell’assenza di lotte interne rivolte a far prevalere un gruppo piuttosto che un altro.
Il rispetto delle differenti opinioni è una ragione valida per pensare che “Io ci sto” un futuro ce l’avrà.
L’auspicio di tutti è che una Bologna attiva, unita e solidale trovi una sua rappresentanza in Consiglio Comunale.
Lorenzo Alberghini
www.iocistobologna.it

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